venerdì 28 febbraio 2014

Bah !


Uno dei motivi più ricorrenti di doglianza da parte del terzo stato nell’ancien régime era costituito dall’eccessivo gravame fiscale, il cui fardello ricadeva peraltro solo sulle spalle del popolo essendo i nobili e il clero esclusi dal pagamento delle imposte. Non che si rivendicasse ancora l’uguaglianza, ma ci si augurava energicamente, per esempio, che la nobiltà più recente, in larga parte costituita da ex borghesi, ricchi proprietari immobiliari, non fosse sgravata ipso facto, in ragione della sua fresca nobiltà, dal dover pagare l’imposta. E pure si chiedeva che il clero e la Chiesa pagassero l’imposta almeno sulle terre precedentemente rurali, ossia su quelle terre che divenivano esenti dal fisco non appena nobilitate per essere state acquistate da privilegiati.

Questa sottrazione dei nobili e del clero dagli obblighi fiscali diveniva particolarmente odiosa in quanto le frequenti congiunture belliche obbligavano plebei e borghesi a pagare di tasca propria le spese per rafforzare la difesa e per mantenere le truppe in acquartieramento. Inutile dire che i ricchi borghesi, i grossi mercanti e i panciuti legulei del tempo si facevano forti del terzo stato plebeo per rivendicare – con un’agitazione e una propaganda più o meno aperta – un fisco più equo, senza peraltro rinunciare – più segretamente – alla speranza di una seducente promozione nobiliare per se stessi e per i loro figli che li mettesse al riparo delle tasse.


giovedì 27 febbraio 2014

Non è mai troppo ..... / 2


Il lavoro dello schiavo appare come non pagato, anche quella parte della sua giornata di lavoro che serve a compensare il valore del suo proprio sostentamento. E, del resto, lo schiavo per poter lavorare deve vivere, ma poiché fra lui e il suo padrone non viene concluso nessun patto e fra le due parti non ha luogo nessuna compravendita, tutto il suo lavoro sembra lavoro dato per niente.

Invece per l’operaio le cose sembrano andare diversamente, poiché al contrario dello schiavo fra lui e il suo padrone viene concluso un patto, ossia fra le due parti ha luogo una compravendita in piena regola, e tutto il suo lavoro sembra lavoro pagato, anche quello non pagato.

E, tuttavia, sia l’antico schiavo sia il moderno salariato ricevono in cambio solo il valore della proprio riproduzione.

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Non è mai troppo tardi / 1


Si leggono cose sempre più assurde a proposito di vari argomenti, cose che un tempo ci si sarebbe ben guardati dal proferire, ma i tempi cambiano e i nostri sono assai tristi.

Si sostiene, ad esempio, che oggi l’operaio partecipi della ricchezza prodotta socialmente in modo assai più copioso rispetto a un tempo quando i consumi della classe operaia erano ristretti a poco più del necessario per la mera sussistenza; “l’evoluzione storica, la nascita di una soggettività delle classi subalterne, le lotte e anche la maggiore ricchezza globalmente prodotta hanno finito però per modificare, nel corso del ’900, la situazione, quanto meno nei paesi occidentali”.

Ed è innegabile che oggi i consumi siano molto più vari e quantitativamente più sostenuti, e questo porta a dire che si assisterebbe addirittura ad “un allargamento assoluto della quota di capitale variabile [salari], dovuta non a una diminuzione del plusvalore, ma a un incremento di tutte le grandezze”.

Il cosiddetto “allargamento” dei salari, ossia il loro aumento, non potrà mai essere assoluto, perché se così fosse la base della produzione capitalistica sparirebbe; né può aumentare il salario, a parità di condizioni, senza una diminuzione del profitto. Né vi può essere, nel lungo periodo, un incremento di tutte le grandezze poiché la tendenza, come legge, è a una diminuzione del saggio del profitto e dei salari.

mercoledì 26 febbraio 2014

Un anno


Sono i partiti ad eleggere i rappresentanti del popolo sovrano in uno stato di auto cooptazione reciproca e circolare. Succede poi, da qualche tempo, che al governo vengano chiamate persone esterne al parlamento, dei “tecnici”, e ciò per dare l’illusione che governare sia anzitutto una questione di competenze tecniche, specie nelle materie economiche. Una convinzione questa molto diffusa e ben radicata ma i cui motivi vanno ricercati piuttosto nella crisi delle istituzioni borghesi e nelle forme politiche in cui s’esprime il totalitarismo economico.

In realtà non c’è “tecnica” e competenza che tenga, è solo escamotage. L’élite politica e tecnocratica, i grandi gruppi economici e gli interessi corporativi sono tutti alleati per stroncare la sovranità popolare e ciò che dovrebbe rappresentarla.

martedì 25 febbraio 2014

Discorso alla camera del presidente del consiglio con traduzione sottotitolata


Signori Deputati,

non è casuale che io non possa rivolgermi a Voi chiamandovi onorevoli colleghi, non essendo un parlamentare eletto dal popolo, sia pure con una legge dichiarata “illegittima”. Come sia giunto a essere presidente del consiglio e a chiedere la fiducia per un mio governo è noto a tutti, e perciò non spenderò parole in tal senso se non per ringraziare i capi bastone dei partiti che mi sostengono, e soprattutto le vecchie volpi che agiscono di qua e di là dei monti e dei mari.

Pertanto, cari Deputati, è inutile nasconderci un fatto evidente, ossia che Voi contate come il due di coppe quando a briscola c’è denari. E peraltro io stesso – lo dico per prevenire l’accusa ­– fin qui non ci sono arrivato per mera simpatia.

Complici


Lo so, non interessa quasi a nessuno il caso del rapimento di Abu Omar, portato via dall'Italia con volo dalla base di Aviano e in seguito incarcerato e torturato in Egitto, e la relativa interminabile vicenda giudiziaria. Ricordo solo che gli imputati erano stati condannati per aver agito “con il fine personale di fare carriera ascoltando le promesse di un capoarea della Cia, Robert Seldon Lady”. Ora in Cassazione –  “nonostante la strenua insistenza della Procura generale” (che evidentemente era contraria – sono stati assolti in quanto "l'azione penale non poteva essere perseguita per l'esistenza del segreto di Stato".

lunedì 24 febbraio 2014

Cambiano solo i musicisti


Due giorni che il governo è in carica e abbiamo già un primo risultato fantastico: l’occhio minaccioso formato dalle isobare concentriche è stato cacciato dai sacri confini della patria e splende il sole!

Poi un annuncio, anzi una minaccia: spezzeremo le reni alle vecchiette. Tal Graziano Delrio, neoministro, ha detto testualmente: “Se a una vecchietta che ha 100mila euro gliene levo 30 non credo che avrà problemi di salute”. Scippo con destrezza.

Arriva subito la smentita: non stupreremo i salvadanai delle vecchiette, ma tasseremo le redite finanziarie. Come dire: non tasseremo la mortadella ma alzeremo l’iva sugli insaccati e pure sugli incarti.

Sia chiaro, per quanto mi riguarda la tassazione dei bot può arrivare anche al 50 per cento, non è questo il punto; la questione vera è quanto riporta Repubblica: I titoli in mano ai grandi investitori riuscirebbero a fuggire all'imposta aggiuntiva, grazie a compravendite con società lussemburghesi, o estere, e al modo con cui le grandi banche postano in bilancio Bot e Btp.

Ci voleva un governo di giovani dinamici per questa prima grande pensata. Del resto, una società formata prevalentemente da eruditissime volpi ha bisogno di biscazzieri e grassatori per essere governata.

Lo Statuto Albertino del 1848 (ancora vigente, credete a me) all’art. 5 suonava: “solo al re appartiene il potere esecutivo”. Solo al re appartiene la “sacra pecunia pubblica”, e ai monarchi, vecchi e nuovi, quando non basta rubare quella si rifanno sui poveracci.

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domenica 23 febbraio 2014

Matteo de' Medici fu Alessandro


Tra gli statisti e i condottieri della storia mondiale che giovani hanno assunto il potere, Eugenio Scalfari nel suo consueto articolo domenicale cita nell’ordine Lorenzo il Magnifico, Napoleone e Alessandro. E fin qui nulla da dire. Sennonché a tali celebrità affianca il nome di Matteo Renzi, il più giovane presidente del consiglio dall’Unità. Il Renzi, infatti, ha compiuti 39 anni, come del resto Benito Mussolini (1883) quando ricevette lo stesso incarico nel 1922. Scalfari non cita il predappiese, e dire che il riferimento al duce – in bella vista sul vassoio del Novecento italiano – sarebbe stato ben più cogente rispetto agli altri tre personaggi.

“Altri tempi”, s’affretta a liquidare l’Eugenio, temendo una pernacchia corale da ogni città e borgo d’Italia e una nota di protesta ufficiale quantomeno dall’ambasciata di Francia.

venerdì 21 febbraio 2014

Il capitalismo delegato


Quando parliamo di “ricchi” e di élite ci riferiamo a figure sociali generiche ed indistinte. I ricchi, per esempio, fanno parte dell’élite del denaro, ma non necessariamente di quella del potere economico. Specie nelle grandi proprietà industriali non sono più i capitalisti ad essere – per dirla con un vecchio apologeta del capitalismo – l’anima dell’industria; essi spesso ignorano le caratteristiche stesse dei processi di produzione della propria industria, tanto che l’anima del sistema industriale sono i manager.

Quanto vale per il capitalista industriale, vale allo stesso modo per il capitalista monetario allorché con lo sviluppo del credito quello stesso capitale monetario ha assunto un carattere sociale concentrandosi nelle banche e nelle società di intermediazione finanziaria e da queste, non più dai suoi proprietari immediati, dato a prestito e investito speculativamente.

giovedì 20 febbraio 2014

Della patrimoniale e dei suoi certissimi ottimi risultati


La morte è l’unica verità indiscussa di questo mondo, tanto è vero che l’infinita diatriba verte su quello che succederebbe dopo di essa, dunque non nel mondo dei vivi ma in quello presunto dell’aldilà. La morte è una forma di giustizia che ha nella natura la sua legge inesorabile. Come conseguenza, verrebbe da dire come pena accessoria, la morte costringe il morto a lasciare per sempre ogni bene mondano posseduto. Tutti lo sanno, ma moltissimi si comportano fino all'ultimo come se ciò non fosse vero. Fatto sta che il malloppo del de cuius resta a quelli che ne hanno diritto secondo legge umana. E ben sappiamo quanto le leggi umane siano imperfette, spesso vantaggiose solo per pochi. E tuttavia se i successori vogliono entrare in possesso dell’attivo ereditario, liquidi, titoli o immobili, devono necessariamente compilare un modulo, il modello 4. Alla morte e al modello 4 non si scappa.

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Filantropi


Nella patria della libertà per frequentare Harward ci vogliono 91.200 dollari a cranio, così suddivisi: 56.175 per seguire i corsi; 3.148 per l’assistenza sanitaria; 7.025 di tasse; 11.100 per l’alloggio; 13.752 per altre quisquilie. Chi se lo può permettere? È vero che più di metà degli studenti riceve 12mila dollari d’aiuti per il vitto e l’alloggio, ma il costo resta ugualmente proibitivo per moltissime famiglie americane (*).

mercoledì 19 febbraio 2014

La materia di cui è fatto l'uomo (anche i fiorentini)


Oggi, per motivi precauzionali relativi alla mia salute, non frequento i siti della stampa italiana, e tuttavia avrò comunque modo di parlare in esteso di miserie e prodotti escrementizi.

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Quando visito le gallerie di arte antica, aggirandomi tra teorie di madonne e bambinelli col pisello al vento (vero uomo e vero dio), e tra dame e gentiluomini riccamente vestiti e ritratti in ambienti sontuosi, non manco di andare col pensiero alle miserie e aspri contrasti di classe di quelle epoche che a noi sembrano tanto lontane. La produttività era molto bassa rispetto agli standard attuali, e la ricchezza prodotta appannaggio delle élite che in tal modo potevano consumarla e dissiparla con larghezza. Il volgo viveva in miseria, in cronica denutrizione, laddove il pane, sempre scarso e poi raro in tempi di magri raccolti, costituiva l’alimento principale. Nelle frequenti cattive annate agricole, si moriva letteralmente di fame. Tra miseria e pessime condizioni igienico-sanitarie c’è sempre una stretta correlazione, il cui più genuino prodotto sono certe malattie che diventano endemiche.

martedì 18 febbraio 2014

Siete morti


Vorrei chiedere agli attuali dirigenti della ex sinistra e ai relativi simpatizzanti del modello sociale “americano”, a questi attivisti del “libero mercato”, per quale motivo una persona non dovrebbe preferire un modello sociale alternativo, laddove il cittadino abbia effettiva dignità di persona, a cominciare da un lavoro stabile (lavorare tutti e lavorare meglio e molto meno), un tetto decente sotto cui abitare, un’istruzione permanente, dapprima di carattere obbligatorio e poi facoltativa nell’intero arco della vita (la passione d’istruirsi), una sanità pubblica senza l’intromissione del “libero mercato” delle multinazionali della “salute”, assistenza e servizi sociali gratuiti, magari gestiti cooperativamente, eccetera. Non dunque ancora il comunismo, ma una società più razionale nell'uso della ricchezza prodotta socialmente e anche – sia concesso di dirlo senza dovercene vergognare – più giusta, in cui insomma l’attenzione e le risorse siano rivolte anzitutto ai più essenziali e degni bisogni delle persone, di tutte le persone, anziché al mercanteggiare.

domenica 16 febbraio 2014

Ogni promessa è vana


Con il nostro lavoro e con i nostri soldi, i grandi papponi del capitale se la spassano alla grande. E, non contenti, ci rimproverano arcigni che non lavoriamo abbastanza, ossia che non siamo abbastanza schiavi. Qual è, nei contenuti essenziali, la differenza tra queste sanguisughe e quelle delle epoche passate? Con il nostro lavoro produciamo un sistema che lavora contro di noi, ormai anche il senso comune ha chiara la questione. Sarà la nostra volontà di vivere a creare la necessità di spezzare queste catene o sarà la necessità storica a stimolare la nostra volontà? Ad ogni modo, la questione è posta e matura, con una postilla: noi non vogliamo più sogni che si trasformino in incubi. Perciò saremo radicali, nel senso che andremo alla radice delle determinazioni del rapporto di scambio e di sfruttamento. E tutto l’odierno agitarsi su questo e quello ci sembrerà allora semplicemente ridicolo.

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sabato 15 febbraio 2014

Il diritto che ci tiene in ostaggio


Lasciate che seguitino ad odiarci, noi non ne perdoniamo neanche uno.

Attratti dalla globalizzazione della menzogna non riusciamo a vedere l’unità profonda del mondo e dei poteri che lo dominano, ossia la verità dei conflitti e delle tendenze attuali. Oggi chi decide delle nostre vite, per esempio se chiudere o no un’azienda, un’attività produttiva o commerciale, è un consiglio di amministrazione che dista migliaia di chilometri dai luoghi di lavoro, e se ne fotte della nostra Costituzione e usa i Quisling assisi nelle loro poltrone romane per il lavoro sporco di “armonizzare” la legislazione in materia di caporalato legale per recuperare “competitività” e “flessibilità” per la “crescita”.

giovedì 13 febbraio 2014

Il Fenomeno


I più giovani non possono ricordare quel toscanaccio di Fanfani che sapeva catturare le simpatie e le adesioni giovanili (DC), oltre alla fama di essere di “sinistra” (!!!), concentrando in sé la boria dell’ignorante (pur essendo professore, se non ricordo male, di scienza delle finanze o roba del genere) e l’attivismo cieco del militante di Azione cattolica. E molti non sanno neppure chi fosse La Pira, sindaco di Firenze al tempo in cui la speculazione edilizia circondò la città, con quella sua confusa e ardente predicazione di rinnovamento sociale e le farneticazioni sulla pace millenaria, le misteriose vie della redenzione sovietica (fu ospite a Mosca e perfino ad Hanoi!) e altre speculazioni mistico-reazionarie. Ebbene, questi personaggi, pur con tutte le loro innumerevoli mende, se paragonati ai fenomeni d’oggi, fanno la figura di giganti.

La prossima estate


Ieri pomeriggio mi mettevo all’ascolto di radiotre (di solito la evito in quell’orario), e sentivo sciorinare dei dati sulla lettura in Italia. Uno, in particolare, mi ha colpito: «la popolazione di 6 anni e più che, nel 2013, si è dedicata alla lettura di libri (per motivi non strettamente scolastici o professionali) nell’arco degli ultimi 12 mesi è pari al 43 per cento». Vale a dire che il 57 per cento non ha letto manco un libro, fosse pure robaccia. Di questi non lettori assoluti, diceva la conduttrice, molti sono i diplomati e i laureati. E, del resto, con una percentuale così alta di non lettori non potrebbe essere diversamente.

mercoledì 12 febbraio 2014

Senza levar loro un pelo


Ieri ho trascorso una giornata in day surgery e ho avuto modo di riflettere sullo stato d’uso delle cose in questo martoriato paese. A fronte di persone preparate professionalmente (per quanto posso giudicare io), gentilissime e disponibili, che ogni giorno s’impegnano anche ben oltre le incombenze dovute (*), ci sono degli orchi inguardabili. Che è poi quello che mi è successo di vedere ieri sera sintonizzandomi su Ballarò, trasmissione che, come altre del genere, servono per pascere il popolo di erba trastulla. Pochi attimi, per carità. Che cosa abbiano da sorridere e sghignazzare questi orchi e orchesse proprio non so, anzi purtroppo lo sappiamo. Non voglio nemmeno sforzarmi a trovar parole, dovrei fare come con ironia leggera sa fare Malvino in questo video, laddove ci offre un altro spaccato della realtà, quella ecclesiastica, con le sue maschere cangianti ma dietro cui si celano anime nere che non cambiano da molti secoli, da sempre.

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(*) Ciò dimostra che il "pubblico" funziona eccome laddove si vuole farlo funzionare.


lunedì 10 febbraio 2014

domenica 9 febbraio 2014

Cittadini?


Prendo per buone le parole e i dati del Governatore della Banca d’Italia, il quale ha detto testualmente:

«Come in altri paesi il forte e protratto calo dell'attività economica ha pesato in misura maggiore sui giovani: il tasso di occupazione per quelli di età compresa tra i 15 e i 24 anni, escludendo gli studenti dalla popolazione di riferimento, è sceso al 43% dal 61% del 2007; dal 74% al 66% per la classe di età dai 25 ai 34 anni».

Se leggiamo i dati al “contrario”, cioè dal lato della disoccupazione, rileviamo che il suo tasso è salito, per la popolazione compresa tra i 15 e i 24 anni, escludendo gli studenti dalla popolazione di riferimento, dal 39% del 2007 all’attuale 57 per cento. Il tasso di disoccupazione per la fascia d’età compresa tra i 25 ai 34 anni, è salito dal 26% al 34%. Resta da capire come esso si attesti, alla luce dei dati citati, solo al 13% del totale, ma prendiamo per buona la cosa.

Questi dati ci dicono che oltre un terzo degli uomini e delle donne, nella fascia d’età (tra i 25 ai 34 anni) che per molteplici aspetti è la più importante e decisiva della loro vita, sono esclusi dal lavoro. Non dovrebbe stupire poi, a fronte di tali statistiche, il bassissimo tasso di natalità, posto che la domanda di forza-lavoro regola necessariamente la produzione di popolazione, come di ogni altra merce (lo dico per gli idealisti e idioti equipollenti: è una legge, non un’ipotesi).

venerdì 7 febbraio 2014

Cari operai


Vi ho ascoltato, ieri sera in televisione, con rabbia e con pena. Siete persone semplici, nel significato migliore del termine, oneste, laboriose, fin troppo pazienti. Nei vostri occhi si leggeva l’umiliazione alla quale siete sottoposti, e gli showman televisivi sanno bene che l’umiliazione sociale non alza solo i dividendi dei padroni delle ferriere, ma anche gli ascolti e gli introiti pubblicitari, perciò la sfruttano, ma senza esagerare, perché è un gioco pericoloso.

Stupite perché il vostro padrone minaccia di chiudere la fabbrica se non accettate i suoi soliti abominevoli ricatti. Davanti ai cancelli della vostra fabbrica non è venuta la Camusso e men che meno verranno i segretari dei partiti sedicenti di sinistra, anzi di centro-sinistra (un ossimoro politico, se esistesse la sinistra). E ciò non è casuale. Vi manderanno la sbirraglia, se non sgombrate.

Perché stupirvi, il padrone fa il suo mestiere! Lo sviluppo del capitalismo e il progresso della tecnica applicato al saccheggio del pianeta servono ad arricchire la classe dominante e migliorano solo incidentalmente la sopravvivenza degli sfruttati. E ora che declina il periodo della spensieratezza che ci guidava tra gli scaffali dei supermercati, diventa evidente a tutti che gli utili aumentano con la disoccupazione; Marx lo aveva spiegato scientificamente un secolo e mezzo fa, e ora i salariati lo riscoprono sulla propria pelle.

giovedì 6 febbraio 2014

Il Genio




Com’è singolare l’immagine di quest’angelo ritratto nella foto, le sue fattezze voglio dire e i simboli. Non è un angelo, anche se ha le ali, ma rappresenta, almeno ufficialmente, un Genio alato, sotto il quale trovano posto le figure marmoree dei Titani abbattuti. Il monumento consiste in una piramide (simbolo massonico) di enormi massi provenienti dallo scavo del traforo del Frejus. Il progetto del monumento l’aveva ideato Marcello Panissera di Veglio, il bozzetto era di Luigi Belli e il bronzo fu realizzato dagli allievi di Odoardo Tabacchi. Data l’epoca non è difficile che questi personaggi fossero affiliati a una qualche loggia massonica.

mercoledì 5 febbraio 2014

Piccoli tagli


Ho letto i dati sulle intenzioni di voto per le prossime elezioni europee. Il M5S è dato tra i favoriti. Questo genere di antieuropeisti mi ricorda in qualche modo gli eretici perseguitati dalla chiesa cattolica: ardevano di riformare il cristianesimo! Gli asettici tecnocrati di Bruxelles e gli scaltri croupiers di Francoforte saranno ben lieti, dopo averci tolto la sovranità fiscale e valutaria, di poter contare quanti utili scettici credono ancora di poter sovvertire il loro ordine con la scheda nell’urna. È come alla roulette, il banco vince sempre e tuttavia i giocatori, in lotta con i capricci del caso, continuano a puntare e a perdere regolarmente.

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La storia


Solo chi vuole restare con gli occhi chiusi non vede come la democrazia borghese sia ormai un istituto svuotato di ogni contenuto reale, di come il suo organo fondamentale di rappresentanza, il parlamento, è stato estromesso dalle proprie funzioni per assumere quelle di notaio chiamato a ratificare le decisioni prese altrove. L’espressione più autentica del capitale nella fase del suo dominio mondiale è proprio quella di non avere più bisogno dei parlamenti nazionali, del famoso involucro della democrazia. La borghesia multinazionale, che come classe rappresenta il capitale, attraverso i media di cui è proprietaria o che in altri modi controlla, invoca ormai apertamente soluzioni radicali che in qualche modo rimettano ordine sotto il cielo, promuovendo l’avvento di una leadership politica forte, che è come dire con pudore che c’è bisogno di dittatura.


martedì 4 febbraio 2014

Liberi


A proposito della Elettrolux l’ex Comunità Europea, oggi Unione Europea e diventata nel frattempo quello che sappiamo, ha mandato a dire che le imprese sono libere. Il punto nodale e dirimente di tutte le questioni è proprio questo, la libertà. È qui che si rivela il trucco della democrazia borghese, la quale dichiara solennemente che siamo tutti liberi. A parole, appunto.

Non c’è vera libertà se non fuori dal bisogno. Nella tagliola del bisogno siamo sotto ricatto; liberi sì, ma di scegliere se morire di fame o sottometterci a un padrone. Così liberi che crediamo addirittura di potercelo scegliere il padrone, come ci piace, quando in realtà è proprio il padrone, oggi come un tempo, a scegliere noi. Ci hanno liberato dalle antiche catene per imprigionarci con un contratto. Ogni giorno costretti a venderci per sopravvivere, e a quali condizioni? Non è un diritto, è una libera concessione dei nostri padroni. Sono loro a decidere, non noi, poveri idioti, quando deponiamo la scheda con il voto nell’urna “affascinati” dai buoni e generici propositi di un furbastro di turno.

lunedì 3 febbraio 2014

Anguille, murene e pescetti


La rete di Grillo-Casaleggio ha raccattato ciò che poteva pescare nel gorgo della gioventù languente e senza prospettive in cerca di un ruolo sociale soddisfacente. Un misto mediocre, e hai voglia a distinguere (anche gli altri pesci, sia ben chiaro, non sono migliori, anzi). Nessuno di questi pesci lessi, instupiditi da un solo anno di vita parlamentare, nutre il minimo sospetto sulla parte che gli fanno recitare, ossia di fantocci parlamentari di cui la borghesia, nelle sue fantasmagoriche declinazioni di fazione, si serve per dare spettacolo della propria idea scalcinata di democrazia (*).

Il lavorio degli economisti


La crisi trasforma le classi sociali e anche il senso di appartenenza ad esse, perciò anche l’identità di ciascuno di noi. Un esempio lo traggo da una statistica Usa, laddove in cinque anni (2008-2013) il numero di coloro che ritengono di non appartenere più alla classe media, bensì alle classi più basse, è aumentato del 28 per cento, ossia il loro numero è sceso dal 53 al 25 per cento. Un dato impressionante che disegna nitidamente più di ogni altra considerazione l’impatto che la crisi ha prodotto nella popolazione americana. Anche la percentuale di chi si considerava appartenere alle classi superiori è passata dal 21 al 15 per cento. È un bel rimescolamento sociale, la fine di un’epoca e di tante illusioni riposte nelle sorti magnifiche e progressive di questo sistema.

Per quanto riguarda l’Italia, la situazione è ben nota. Scrivevo qualche giorno fa: Noi vediamo come l’economia capitalistica non riesca in alcun modo a garantire le promesse di sviluppo e benessere per tutta la popolazione, poiché i bisogni economici e politici del proletariato non potranno mai essere a lungo soddisfatti entro il quadro dei rapporti basati sul valore di scambio e del profitto, nemmeno spingendo la spesa statale oltre ogni ragionevole possibilità finanziaria.

domenica 2 febbraio 2014

Le rouge et le noir


Com’è possibile che una città come Macao possa contare su un flusso turistico superiore a Roma, Venezia e Parigi? Quali bellezze paesaggistiche o interessi storico artistici attraggono milioni di persone ogni anno verso questa ex colonia portoghese? Nessuna. E allora che ci vanno a fare a Macao? A farsi derubare. Come a Napoli? Molto di più.

I soldi, quelli veri, non si fanno con l’immondizia o le sigarette. E con la cocaina c’è troppo rischio. Per fare di Napoli una città prospera basterebbe il turismo. Quello verso Pompei, Ischia, il museo archeologico? Ma vulimm pazzià? Come a Macao, Montecarlo o Las Vegas: nulla attira più gente e denaro di un tavolo verde e una roulette. Personcine cui piace vivere bene, spendono e spandono, laute mance, insomma un grande giro d’affari se gestito bene, e anche di usura e grande prostituzione. Napoli potrebbe essere la location giusta per risollevare il Pil …..

Non c’è bisogno di consulenti in tal senso, poiché l’alta dirigenza politica statale e locale è dotata di eminentissimi esperti, posso assicurare. Ma nel caso vi fosse bisogno di un nome famoso, di un qualche editoriale che promuova la cosa dal punto di vista economico, che ne decanti le innumerevoli e lucrose sinergie, il vigore eroico della competizione, potrebbero contattare l’ex croupier Eugenio Scalfari, professionista di vaglia.

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sabato 1 febbraio 2014

Divagando in un sabato pomeriggio piovoso


I parlamentari del Movimento di Grillo mi fanno pena. Poveretti, si sono messi in testa che questo sistema possa essere in qualche modo (quale?) riformato. Non comprendono, e taluni spero fingano, la reale natura del potere che ci sovrasta, circonda e svuota di ogni cosa.

Tuttavia bisogna dare loro atto che tra le tante stupidaggini che riescono di buon grado e senza sforzo eccessivo a metter in campo, vedi l’inane atto d’accusa contro il Bella Napule (*), sono gli unici che si oppongono a questo sistema criminale.