mercoledì 10 dicembre 2014

Povero Dante, andò meglio a Chopin


Ho sempre avuta una certa attrazione per i vecchi cimiteri, le lapidi corrotte dal tempo, le memorie iscritte che si leggono appena. Il mio primo reportage fotografico, si fa per dire, lo realizzai da adolescente in un vecchio cimitero posto all’interno di un castello, sotto un sole cocente e ombre nettissime, dunque una situazione di luce tutt’altro che ideale per rodare la mia fiammante Voigtlander 35 millimetri. Mi accinsi con l’intento assoluto di trarre il meglio, e se la messa a fuoco fu discreta e pure l’esposizione corretta, il risultato complessivo fu deludente.

*


Domenica scorsa, a San Miniato al Monte, attendevo che un frate, più apocalittico del Savonarola, terminasse il suo predicozzo e la funzione di modo di poter vedere gli affreschi della sacrestia. Intanto me ne andavo per il cimitero monumentale delle Porte Sante, quello dove si entra sulla sinistra della basilica. Vi scorgevo, tra le altre, una piccola tomba di un bimbetto, Dante Landino Landini, nato a Torino e pochi anni dopo, nel 1923, morto a Firenze. Fossero stati disponibili gli antibiotici, la sua mamma non l’avrebbe pianto prematuramente. Magri sarebbe poi morto sul fronte russo, o di prigionia. Vai a sapere cosa combina la politica del caso. Che pena vedere quella foto sulla ceramica ancora ben conservata e invece la tomba diruta. Poi è sopraggiunta una mano pietosa, dunque non la mia, con un piccolo vaso di ciclamini bianchi.

Nello stesso settore del cimitero che accolse il povero Dante Landino, c’è un altro sepolcro la cui lapide riguarda (come si evince dalla foto qui sotto) John Francis Chopin e sua moglie Elizabeth Bridget Hearne. Un cognome che non può non incuriosire. Ho ricostruito alcune notizie biografiche che credo esatte e le riporto in nota per chi fosse curioso (*).


È probabile che i coniugi Chopin, nati e vissuti in India, siano partiti per un viaggio in Europa e, una volta giunti a Firenze, abbiano deciso di rimanerci. Quando vi siano giunti non lo so, e nemmeno dove avessero casa. Chissà quali incontri in quell'epoca. Vivessi a Firenze lo scoprirei.

Ma perché non lasci in pace i morti e non te ne vai a fotografare le grandi architetture e le opere d’arte, Santa Maria del Fiore, il David, il Perseo, il Chiostro dello Scalzo, la Torre di Palazzo Vecchio, quella con l’orologio del Trecento di cui l’ex sindaco disse che bisognava sostituirlo perché trattasi di “orologio filosofico”? Per un motivo molto semplice: perché quelle meraviglie sono già nei libri d’arte e nelle cartoline, ritratte meglio di quanto potrei fare da me che al massimo posso immortalare una panchina.



A proposito di lapidi, sabato scorso, nella Cappella Salviati, in S. Croce, mi sono ritrovata sotto i piedi (e non per dire) quella di un celebre filosofo. Dirò forse nel prossimo post.


(*) John Francis Chopin ed Elizabeth Bridget Hearne si sposarono il 24 gennaio 1870 nella cattedrale di St. Paul di Agra (non lontano da Nuova Delhi). John Francis non aveva alcuna parentela con l’omonimo compositore, infatti il suo cognome è una corruzione di Chopelin, essendo il suo bisavolo Jacques Julien Chopelin (1731-1776), nato in Bretagna e dunque francese. Il figlio di Jacques, nato nelle Mauritius nel 1774 e morto a Calcutta nel 1835, fu funzionario della Compagnia delle Indie, e si chiamava John Francis Chopin, ossia proprio con lo stesso nome del nipote a cui appartiene la lapide, cosa frequente specie per il passato.

Questo nonno si sposò nel 1806 con la figlia di un piantatore del luogo, tale Eleanor Ann Dunn, morta nel 1849. Ebbero due figli maschi e una figlia. Uno di questi fu John Howatson Smith Chopin (1813-1840), padre di John Francis, il defunto della lapide in questione. La madre di questi fu Isabella Alice Whitworth Jones (1816-1840); John Howatson e Isabella Alice si erano sposati il 20 maggio 1837 a Calcutta.


La cosa strana è che entrambi morirono nel 1840, anno di nascita di John Francis, il quale nacque il 19 ottobre, ossia quando il padre era già morto (25 marzo). Suicida. Non so di cosa sia morta la madre (18 dicembre 1840), fatto sta che il piccolo John Francis si trovò subito orfano di entrambi i genitori. Dal matrimonio con Elizabeth Bridget Hearne, nacquero ben 15 figli, quasi tutti vissero pochi mesi o solo alcuni anni; uno dei sopravvissuti, Ernest St. Clair Louis, ebbe sei figli, e un altro, Francis Charles St. John, ne ebbe tre.

6 commenti:

  1. Ciao Olympe,

    sono rimasto molto colpito dalla ricostruzione biografica che hai fatto a partire da un nome su una tomba. Posso chiederti come hai fatto a recuperare tante informazioni e per di più sparse tra Bretagna, India e Italia?

    Grazie.

    Ciao,
    Andrea

    RispondiElimina
    Risposte
    1. è sufficiente cercare in internet, facendo però attenzione agli errori di date, quindi è necessario incrociare i dati, lasciando da parte quelli incerti e recuperando solo quelli confermati da più fonti. una fonte ufficiale sicura, nel caso di specie, è The Asiatic Annual Register.
      ciao Andrea

      Elimina
  2. Si possono fare davvero interessanti scoperte nei camposanti.
    Lo scorso anno io e la mia compagna eravamo a Venezia in primavera.
    Attratti dall'isola-cimitero di San Michele e dalla volontà di osservare scorci di una Venezia non battuta dal trambusto turistico, decidemmo di farci un giro.
    Sulla tomba di Joseph Brodsky, in uno dei tanti settori appartati del posto, conoscemmo una graziosa signora di Milano intenta a ripulire e sistemare la lapide.
    L'anziana donna ci raccontò che ogni sei mesi è solita tornare alla tomba di quello che non considera semplicemente come suo scrittore
    preferito, ma anche "maestro di vita".
    Ci colpì molto questa dedizione gratuita, e ancora oggi ne conserviamo un piacevole e romantico ricordo.
    Tra l'altro scoprimmo anche di una vigna sull'isola-cimitero da cui si produce un buon vino, ma questa è un'altra storia...
    Insomma, spesso un camposanto ha molto più da raccontare e trasmettere di vuoti luoghi inflazionati da turisti e venditori di fumo di ogni tipo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. sottoscrivo l'ultima frase. quanto alle vigne "strane", nelle isole prossime al centro storico ve n'è più di una.

      Elimina
  3. Apprezzo molto i tuoi post politico-economici. Sono d'accordo con il 90% di quello che leggo in quei post e riconosco che il 10% rimanente dipende da una mia preparazione nettamente inferiore. Non li commento quasi mai perché non posso aggiungere niente o perché non mi sento in grado di argomentare il mio dissenso. Purtroppo mi lasciano un amaro in bocca terribile e mi mandano in depressione.
    Post come questo invece mi piacciono e mi interessano tantissimo.
    Desiderio per natale:
    Qualche post sulla Grande Guerra (penso che tu non preferisca WWI, che sa di gioco per XBOX), come quelli di questa estate, perché anche se l'anniversario cadeva nel 2014 quei poveracci, anzi quei proletari, se la sono giocata per un bel po' di anni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. non sei l'unico a cui lasciano l'amaro, ma amara è la realtà
      domani dovrei scrivere un altro post su altre tombe
      sulla IGM? mi deve venire l'occasione
      ciao

      Elimina