domenica 13 luglio 2014

Il Papa dichiara, il Vaticano smentisce


Immagino che non siano pochi coloro che, sotto l’ombrellone o nella penombra delle loro biblioteche domestiche, si siano almeno un poco meravigliati di una risposta data ad Eugenio Scalfari da papa Francesco nel corso dell’intervista pubblicata oggi da Repubblica. Ed è pur vero che non si tratta di considerazioni usuali per un papa in tema di celibato ecclesiastico, soprattutto dopo la Controriforma e date anche le recenti riconferme del Concilio Vaticano II e dell’Enciclica Sacerdotalis Coelibatus di Paolo VI, per non dire dell’insistenza sul tema di Wojtyla, eccetera.

Chiede Eugenio e risponde Francesco:

Ebbene, molti di questi sacerdoti o pastori sono regolarmente sposati. Quanto crescerà col tempo quel problema nella Chiesa di Roma?

"Forse lei non sa che il celibato fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore. La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d'ora che i suoi presbiteri si sposino. Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò".



È vero che i canoni sono opera dello spirito santo, ma vi sono circostanze in cui lo spirito dei tempi corre più in fretta dello spirito di Dio. Ebbene, dalle parole del Papa riceviamo conferma che il celibato ecclesiastico è stata una scelta storico-ecclesiastica e non dovuta alla tradizione apostolica.

Il cristianesimo, nella mutazione graduale alla quale è andato soggetto nei secoli, passando dalla primitiva semplicità essenica ed ebionitica alla magnificenza del clericalismo medievale, sentì il bisogno di riandare alle sue più antiche origini allo scopo di scovare dei precedenti che giustificassero le sue posteriori innovazioni, non ultima, ad un certo punto, quella del celibato dei suoi ministri. Cercarono, le alte gerarchie ecclesiastiche, di dimostrare come il celibato, se non era assolutamente prescritto, come esso era per lo meno praticato fin dai più antichi tempi. E ciò tanto più dopo la Riforma che chiedeva il matrimonio dei preti, sicché i campioni dell’ascetismo vaticano furono costretti ad andare a cercare prove scritte per corroborare il canone che prescrive il celibato.

Prima d’allora, i Padri della chiesa non si facevano alcuno scrupolo nel riconoscere come nei tempi primitivi questo canone non esisteva, e non era nemmeno osservato in generale da parte del clero il costume del celibato, per quanto fin dal quarto secolo taluni scrittori ecclesiastici si fossero espressi a favore della continenza (qualche secolo dopo conosciuta nella versione dell’encratismo), che però non va confusa con il celibato sacerdotale. Vale ricordare a tale riguardo la diatriba tra Girolamo e Gioviniano [*], e dunque anche dei numerosi testi che parlano con stima del matrimonio [**].

Lo stato matrimoniale dello stesso mitico Pietro, è confermato nei Sinottici, e del resto nell’ebraismo il celibato non era proprio considerata una virtù. E vale pure la pena porre in rilievo che fino al II Trullano del 692, la Chiesa Orientale e Occidentale ebbero la stessa disciplina. Per chi crede nei cosiddetti Canoni dei ss. Apostoli, vi troverà scritto: “È bene che egli (il candidato all’Episcopato) sia senza moglie, ma se non è possibile, è bene che sia marito di una sola moglie” (can. 16). Dunque, non solo i preti potevano ed erano maritati, ma anche i vescovi potevano esserlo, solo che si raccomandava la monogamia [***].

Tuttavia non mancarono e non mancano a tutt’oggi commentatori dei sacri testi che hanno esaurito il loro fosforo cerebrale nell’interpretare questo o quel passo a favore dell’una o dell’altra tesi. Ma c’è un canone conciliare (il terzo di Nicea) a cui immancabilmente viene fatto appello per provare con autorità l’inibizione al matrimonio per i vescovi e i preti. Ecco cosa dice:

“Il grande Sinodo ha proibito con rigore a tutti i vescovi, presbiteri, diaconi o a qualsiasi altra persona appartenente al clero, di avere una donna (subintroductam mulierem) che abita con lui, a meno che non sia sua madre, o sua sorella, o sua zia, o persona che sia al di là di ogni sospetto”.

È ampiamente noto da documenti coevi il malcostume del tempo e dunque la necessità di porre termine agli scandali e ai disordini che scaturivano dal fatto che i preti tenevano in casa propria delle donne che non erano le loro mogli. Già il concilio di Ancira del 314 aveva denunciato questo tipo di abusi in termini che stavano a denotare come la questione fosse divenuta di dominio pubblico. La denuncia dello stesso Girolamo è poi eloquente, il quale proprio denunciando quel canone chiede all’autorità di punire quell’ecclesiastico che si rifiutasse di separarsi dalla sua agapeta; tale canone doveva essere letto al reo, il quale doveva essere scomunicato qualora avesse trascurato di obbedire. E dunque che cosa significa subintroducta mulier? Equivale a fæmine extranea, rasentando il termine di focaria  e di concubina, nonché quelli di agapeta e di dilecta.

Ad ogni buon conto, a tagliare le gambe ad altri tipi d’interpretazioni, ci pensa la Novella 137 del codice giustinianeo che recepisce proprio il canone niceno, laddove essa chiarisce che l’ordinazione di un chierico risposato è vietata, esclude dunque i bigami (digamos) dall’ordinazione, a dimostrazione che la sub introductam mulierem non può essere la prima (e legittima) moglie, ma semmai la seconda moglie.

Se non bastasse ancora, si può citare una legge di Onorio del 420 nella quale, pur proibendo al clero di convivere con mulieres extraneæ fatte passare per sorores, aggiunge che il desiderio di mantenersi casti non vieta la residenza delle mogli che con i loro meriti avessero contribuito a far sì che i rispettivi mariti si rendessero degni del sacerdozio (Cod. Teodosiano, lib. XVI - II, 44).

E a noi marxisti dunque che ce ne viene in tasca se i preti cattolici decidono di sposarsi o di fingere la propria castità, dando sfogo poi in non rari casi a fenomeni di pederastia e gravi abusi sui minori? È interessante invece ripercorrere i motivi storici che ad un certo punto determinarono la condotta della Chiesa portandola su posizioni favorevoli al celibato fino al punto da sancirne l’obbligo.

A questo punto, però, giunge la notizia che Bergoglio non avrebbe mai detto quella frase sul celibato a Scalfari, non almeno in quei precisi termini. E dunque, adombra esplicitamente la nota vaticana, Scalfari avrebbe "manipolato dei lettori ingenui". Non so che cosa pensare se non che si tratti di persone, di là e di qua del Tevere, che non meritano alcuna stima. E confermare quanto ho scritto in tema solo ieri: nonostante il suo dichiarato e ottimistico impegno dal lato del rinnovamento della Chiesa, il Papa in carica non riuscirà, per l’opposizione interna e per altre intrinseche ragioni, a concludere un bel nulla. Non farà quella riforma rivoluzionaria che sola può superare uno dei due fondamentali motivi della crisi della Chiesa, ovvero l’abolizione del celibato ecclesiastico. Semmai ci vorrà ancora del tempo e condizioni ancor più straordinarie. Sull’altro motivo di crisi, né lui né altri possono fare alcunché, nonostante il grosso accumulo di preghiere.



[*] “Le nozze sono onorevoli ed il letto matrimoniale è casto!…Vergine non ti reco offesa! Hai scelto la continenza per l’urgenza del tempo presente? Ti è piaciuto essere santa nel corpo e nello spirito? Ma non t’insuperbire; sei parte della stessa Chiesa di cui sono membra anche le donne sposate!”.

[**] Clemente alessandrino è il primo a trattare della continenza (non pervenuto il suo trattato), ma nel libro III della sua Stromata (6, 53) scrive: “In realtà, Paolo accetta il marito di una sola moglie, sia che si tratti di un presbitero, diacono o laico che usa il suo diritto matrimoniale in un modo irreprensibile; perché egli sarà salvato generando figli”.

[***] “Pietro disse: Sarebbe meglio che il Vescovo non fosse sposato; altrimenti che sia il marito di una moglie sola […]; Giovanni disse: È necessario che i Presbiteri abbiano vissuto per un lungo tempo nel mondo, e si siano astenuti da relazioni con le loro mogli […]. Matteo disse: Che ci siano dei Diaconi […]. È necessario che essi siano delle persone esperte in ogni tipo di ministero, e che siano sostenute dalla stima della gente; devono essere monogamici, e devono aver cresciuto bene i loro figli”.

[****] Quod autem divini canones prohibent clericos esse, qui secundam uxorem duxerunt, et inter sanctos Basilius docens, sic ait: Digamos canon ministerio exclusit (inquit) et exiis progenitos. Et haec quidem sanctus Basilius. In tantum autem patribus sacerdotum cura fuit, ut qui Niceae convenerunt, Canonem ediderint ita habentem: Interdixit per omnia magna Synodus, non Episcopo, non presbytero, non diacono, nec alicui, omnino qui in clero est, licere sub introductam habere mulierem, nisi forte aut matrem aut sororem aut amicam, vel eas personas tantum quae suspiciones effugiunt.







2 commenti:

  1. E' interessante che un marxista si faccia carico di svolgere gli utili e doverosi approfondimenti catechistici e dogmatici, dove per gli stessi il compito principale spetterebbe d'ufficio a ben altri. Ma si sa che nei secoli il sapere il più delle volte non porta giovamento (in particolare a chi non lo detiene).

    Resta il fatto che nel caso ai proletari cristiano cattolici questi argomenti non hanno mai interessato e non interessano, ma soprattutto non li capiscono (le note in calce in latino?) nè tantomeno ai proletari comunisti, che altrettanto non li capiscono, e per quest'ultimi è soprattutto solo roba di preti e costituirebbe una noiosissima perdita di tempo, a che scopo: convalidare sui testi ‘religione oppio dei popoli? ‘. A tutti gli altri, intellettuali di professione e amatoriali, sì interessano. Il tutto è estendibile ad altre fedi, dove per il popolo è l'aspetto devozionale quello significativo (buddhisti compresi).

    Si potrebbe aggiungere che leggendo la storia dei 2000 anni di papato, ognuno di loro ci ha messo del suo, sia sotto il profilo teologico che quelli dogmatico,liturgico, economico e via dicendo. Ai due nodi citati oltre all’attuale costantemente sessuofobico nei secoli (*) vi è quello non altrettanto trascurabile della confessione (**).

    Certo che quando ci lascerà il dott. Scalfari, oltre al grande rimpianto per il vuoto editoriale, per i vari bloggers sarà come per i comici l’abbandono del cavaliere. Buttarsi su Ezio Mauro o Massimo Giannini e manifestarne le contraddizioni sarà ,come recita il vecchio motto, sparare sulla Crocerossa.

    (*)L’eucaristia nei primi secoli poteva essere officiata da chiunque , uomo o donna. A partire dal V sec si comincia lasciare la celebrazione della messa preferibilmente a un ministro professionale. Nel Concilio Laterano IV ( 1225 )- papa Innocenzo III- si stabilisce che l’eucaristia poteva essere celebrata solo da sacerdote validamente e lecitamente ordinato.

    (**) (Adriano Prosperi – Tribunali della coscienza)

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    1. sull'eucaristia:
      http://diciottobrumaio.blogspot.it/2010/01/realta-e-mito-delleucaristia-cristiana.html

      adriano prosperi? molto meglio Henry Charles Lea

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