giovedì 10 aprile 2014

Della contraddizione fondamentale spiegata (in breve)



Ciò che vi appare come astratto, teorico, “filosofico”, riguarda la vostra vita.

*
L’economia politica dovrebbe essere, per dirla con Engels, “la scienza delle condizioni e delle forme nelle quali le diverse società umane hanno prodotto e scambiato e nelle quali hanno volta per volta distribuito i loro prodotti in modo conforme a questa produzione e a questo scambio”.

Oggi l’economia politica dovrebbe occuparsi, in particolare, delle leggi e delle categorie che regolano il modo di produzione capitalistico e del movimento delle sue contraddizioni intrinseche, e tuttavia siamo ben lontani da questo tipo d’approccio. Più che occuparsi delle contraddizioni reali, come scienza critica, essa si preoccupa di scovare dei modelli che diano ragione delle “disarmonie”, escogitando di volta in volta delle teorie d’aggiustamento che non hanno nulla a che vedere con la scienza, sebbene siano infarcite di formule matematiche e corroborate con statistiche.

E ciò a motivo che l’economia politica borghese, avendo ad oggetto necessariamente i rapporti di classe, pur se dissimulati, ha anch’essa un carattere di classe, esprimendo il punto di vista e gli interessi della borghesia e delle sue frazioni. Ecco dunque la tesi, per esempio, secondo cui i meccanismi economici possono essere analizzati compiutamente partendo dall’esame del comportamento del singolo individuo isolato (il fantomatico homo æconomicus), prescindendo da qualunque concetto di classe o di gruppo sociale (*).

In qualsiasi manuale di economia politica si parla di “valore aggiunto” o di concetto similare, ma giammai vi diranno che si tratta di valore estorto, di salario non pagato, affermando che il prezzo di una merce (non il valore!) non è dato oggettivamente (quantità di tempo di lavoro in essa incorporato), ma soggettivamente, misurando l’ultima “quantità margine di bisogno”, e via delirando. Oppure, nel caso della cosiddetta scuola monetarista, è sostenuto che le “oscillazioni congiunturali” non sono connesse al meccanismo capitalistico, ma “hanno origine in una restrizione del credito diffusa in tutto il mondo”. In ciò scambiando un fenomeno per la causa.

Ecco per quale motivo l’economia politica borghese ha la tendenza di spostare l’analisi dalla produzione alla circolazione, ecco per quale motivo essa parla di “beni” e si spinge a parlare finanche di merci, ma non dice della trasformazione in merce non solo del prodotto del lavoro ma anche della forza-lavoro umana, e dunque elude che nella forma merce si cela un determinato rapporto storico-sociale.

Tantomeno, conseguentemente, l’economia politica borghese ha interesse a indagare la contraddizione tra valore d’uso e valore di scambio di una merce, a motivo che ciò rivelerebbe la fondamentale contraddizione del modo di produzione capitalistico, palesando la falsità e l’assurdità di tutte le teorie e i modelli, compresi quelli che privilegiano la “politica monetaria” di adeguamento dei tassi e della massa monetaria.

Eppure è abbastanza semplice spiegare e comprendere la contraddizione fondamentale da cui muove il modo di produzione capitalistico, se non fosse, come scrivevo ieri, che l’economia politica borghese è una scienza che fa del suo oggetto di studio una cosa incomprensibile perché se reso intellegibile nelle sue autentiche dinamiche diventa pericoloso per l’ordine sociale esistente.

Se il risultato della produzione sociale è 100, se i salari sono 25 (la maggior parte del valore viene estorto e non pagato), e gli altri redditi in cui viene distribuito il prodotto sono altri 25, è pacifico che un quarto della produzione rimane inesitata. Da ciò la crisi appare come fenomeno di sovrapproduzione, poiché una parte delle merci prodotte non trova acquirenti.

L’interevento dello Stato per creare domanda aggiuntiva attraverso il debito avviene ben prima della teorizzazione keynesiana. Funziona per un po’, poi il debito alla lunga diventa insostenibile (tanto più se le leggi fiscali privilegiano la rendita) e il fenomeno della sovrapproduzione anziché ridursi si dilata. La crisi s'avvita.

Il capitale non trova sbocco nel processo produttivo per valorizzarsi e s’innesca la tendenza alla finanziarizzazione dell’economia, la quale ultima non è la causa della crisi – come hanno interesse di farci credere – bensì un effetto delle difficoltà di valorizzazione del capitale.

Da qui l’intervento dei pompieri, ossia degli ideologi borghesi, tra i quali gli economisti, senza esclusione, insomma i rotti in culo che con i numeri e le formule vorrebbero esorcizzare le contraddizioni reali e oggettive del modo di produzione capitalistico, magari per garantire, mantenendo inalterate le condizioni sociali della produzione, una più “giusta” ripartizione dei redditi.


(*) Se l’economia politica classica – questo per rintuzzare eventuali facili obiezioni – ha avuto quali esponenti Smith e Ricardo, e come oggetto d’analisi di leggi e categorie reali, è dovuto al fatto che essa era espressione del capitalismo industriale in ascesa in lotta per la conquista del potere contro i rappresentanti della società feudale.


12 commenti:

  1. Sarei tanto curioso di sapere se esiste una qualche facoltà universitaria sul globo terracqueo in cui s'insegna «questo» punto di vista, che dopvrebbe essere il punto di vista di tutti coloro - i più [qualcuno sia cortese da formulare la frazione esatta] - che non partecipano al banchetto del capitale.

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    1. perché credi che nelle facoltà di teologia qualcuno potesse dire che si erano inventati tutto? oppure che il sistema copernicano era qualcosa di più di un'ipotesi? ma se c'è ancora chi contesta darwin, figuriamo se gli vai a dire in una facoltà di economia che il profitto è lavoro estorto e non pagato, e che in radice è questa la contraddizione fondamentale da cui poi muove la crisi. a un esame di cacciano via, ti dicono che non hai capito niente, che la teoria del valore-lavoro è stata confutata, insomma che hai sbagliato corso di studi, di ravvederti se vuoi fare strada.

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    2. e poi a chi vuoi che interessino queste cose nel giorno dell'affidamento ai servizi sociali di berlusconi, eccetera.

      suvvia, un nuovo 1914 ci sta tutto, la guerra come igiene del mondo e cose del genere

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    3. “Quando io uso una parola – disse Humpty Dumpty sdegnoso – essa significa solo ciò che io voglio che significhi”.
      “Il problema è – soggiunse Alice – se sia possibile far sì che le parole abbiano significati diversi” (ecco la logica).
      “Il problema è – concluse Humpty Dumpty – chi è che comanda” (ecco il sociale, cioè il politico).
      Ho ripreso la citazione di un tuo bel post per segnalarti il filmato sotto che mostra un po’ di quelli che comandano

      THE BRUSSELS BUSINESS DOCUMENTARY
      http://miccolismauro.wordpress.com/2014/02/14/the-brussels-business-documentary/
      Ciao,g

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    4. ti ringrazio per la segnalazione
      la traduzione è molto dozzinale, ma a parte questo, il documentario non dice nulla di veramente nuovo e di decisivo
      è una critica laterale al sistema: laterale!
      stiamo attenti con questi lavoretti, noi non sappiamo come agiscono certi specialisti e come possono influenzare e per quali scopi (non i riferisco necessariamente agli autori del filmato, i quali possono essere anche relativamente in buona fede)
      la realtà è molto più complessa di come appare, chi governa chi è una buona domanda che cerca risposta, ma non basta
      cmq grazie

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    5. Sono d'accordo con te, e penso che, anche non troppo lateralmente, possa servire a tenere una porta aperta ai soliti make-up pre elettorali, necessari a rilanciare il pessimo (per noi) prodotto ue.
      ( Ad es: Una nuova confezione all’americana fatta di regolamentazioni delle lobby - che di per sé è un ossimoro - ma serve a riempire la bocca di politici, giornali e tv)
      Ciononostante, quel poco che rivelano è sempre impressionante.
      In particolare vedere quel che sai astrattamente dell'ue agire materialmente in quegli pseudo umani che si muovono – rigorosamente - in ambienti artificiali, totalmente sterilizzati e separati dalla vita normale. Enormi grattacieli (privi di prana ma sovrabbondanti di tecnologie e schiavi), maestosi e lussuosi alberghi, macchine e aerei…insomma habitat e personaggi perfetti per progettare la morte su scala mondiale mentre si ride con una tazza di caffè tra le mani.
      Ciao g

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    6. Ps. Mi ha fatto venire in mente Eyes Wide Shut di Kubrick

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    7. è l'ancien régime nei suoi fasti

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  2. 'suvvia, un nuovo 1914 ci sta tutto, la guerra come igiene del mondo e cose del genere'

    Mio padre si è fatto fronte,ospedale e tessera invalidi nel '43, io16 mesi e 20g.in divisa.Sempre quelli che devono partire. Neanche come battuta. pf
    Sempre quelli devono partire.

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  3. Salve Olympe,
    da qualche settimana volevo segnalarle questa interessante intervista (datata maggio 2012), ne approfitto qui vista l'attinenza con il suo post:

    http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&;view=article&id=2096&Itemid=67

    Non capita certo tutti i giorni di sentire tali analisi provenire da affermati economisti.

    Quotidianamente in sua lettura
    Marcos


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  4. "Lo Stato, poichè è nato per tenere a freno gli antagonismi di classe, ma contemporaneamente è nato in mezzo al conflitto di queste classi,è, per regola, lo Stato della classe più potente, economicamente dominante che, per mezzo suo, diventa anche politicamente dominante e così acquista un nuovo strumento per per tenere sottomessa e per sfruttare la classe oppressa.
    Nella repubblica democratica la ricchezza esercita il suo potere indirettamente, ma in maniera tanto più sicura, in primo luogo con la "corruzione diretta dei funzionari, in secondo luogo con l'alleanza tra governo e Borsa" . F. Engels
    Bonjour Madame, nonnoFranco

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