martedì 11 marzo 2014

Il diritto di intervenire militarmente per difendere i loro interessi dove ci porterà?


Ci fu un tempo in cui in Italia il popolo comune era poco o punto alfabetizzato, le possibilità di accesso all’istruzione e all’informazione scarse e la televisione non esisteva e non tutti avevano la radio. Tuttavia quel popolo era costituito in genere da persone per bene. Oggi ci sentiamo quasi tutti istruiti, informati sulle quote rosa, gli amorazzi dell’ex premier e altri must di costume, e tuttavia le questioni di politica internazionale non interessano quasi a nessuno, salvo allorquando per qualche giorno i media suonano la fanfara della guerra in nome della democrazia e dei diritti umani violati in paesi che la stragrande maggioranza di noi sa solo che sono segnati da qualche parte nel mappamondo.

*

Gli Stati Uniti d’America affermano il proprio diritto di intervenire in qualsiasi paese del mondo per difendere i propri interessi, dichiarando in tal modo che la sovranità nazionale, fondamento delle relazioni internazionali, è un principio superato. Naturalmente essi non riconoscono agli altri paesi l’eguale diritto. Inoltre, essi hanno ufficialmente adottato la politica della guerra preventiva, in diretta violazione della Carta delle Nazioni Unite e di altri divieti internazionali contro la guerra aggressiva.



Per quale ragione, dunque, un qualsiasi paese non si dovrebbe occupare di ciò che riguarda direttamente i propri confini e gli interessi più immediati, mentre invece agli Usa deve essere riconosciuto il diritto di occuparsi di ogni faccenda che riguarda l’orbe terracqueo? È questa una domanda che i media occidentali nemmeno si pongono, quando vengono a considerare ciò che sta accadendo in Ucraina e altrove, ritenendo evidentemente tale domanda pleonastica.

In Jugoslavia, nel 1990, gli Stati Uniti e la Germania, contro il principio della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale, alimentarono le divisioni etniche e religiose per rompere l’unità del paese, a cominciare con il riconoscimento tedesco di Slovenia e Croazia nel 1991. Tra l’inverno e la primavera del 1999, gli Stati Uniti e la Nato portarono per 78 giorni attacchi aerei contro obiettivi sia militari che civili sulla Serbia per costringerla a rinunciare a una parte del proprio territorio nazionale, ossia alla provincia autonoma del Kosovo, poi riconosciuto come Stato indipendente da parte di Washington e delle potenze europee in spregio agli accordi sottoscritti a Rambouillet (*).

Gli Stati Uniti hanno invaso l'Iraq nel 2003 senza nemmeno la foglia di fico legale di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma adducendo menzogne degne del Terzo Reich, ossia le inesistenti armi chimiche irachene. L'allora senatore e attuale vice presidente, Joseph Biden, ha promosso un piano per dividere il paese in enclavi etniche  secondo uno schema strategico del divide et impera. Ciò che palesemente interessava a questi grassatori internazionali era ovviamente il petrolio iracheno.

Per venire agli ultimi fatti, nel 2011, gli Stati Uniti e i loro alleati europei hanno favorito e armato la guerra civile in Libia e poi bombardato le forze armate regolari che cercavano di reagire. Obama ha giustificato tale operazione neocoloniale sulla base del fatto che erano in gioco "interessi e valori" americani, e tuttavia l’intervento armato non poggiava su nessuna base giuridica del diritto internazionale.

Nello stesso anno, gli Stati Uniti hanno incoraggiato la secessione del Sud Sudan, una regione molto ricca di petrolio, al fine di minare l'influenza cinese in quella zona. Washington ha fomentato recentemente una guerra civile in Siria che continua a imperversare. Ed è ora la volta dell’Ucraina, dove gli Usa hanno progettato e messo in atto il golpe del 22 febbraio che è costato tante vite umane. Per non parlare degli attacchi di droni e le uccisioni indiscriminate che essi provocano, tra l’altro di molti innocenti, quindi dei rapimenti di veri o solo presunti terroristi islamici, dello spionaggio sistematico delle comunicazioni private di tutto il mondo, eccetera.

È l’atteggiamento unilateralista, basato su una politica internazionale senza legge, di ingerenza diretta e sprezzo della sovranità nazionale degli altri paesi, di violenza e prevaricazione, che fa degli Stati Uniti un bandito internazionale. Essi costituiscono un reale pericolo per la stabilità internazionale e la pace, laddove e i loro dirigenti politici sono degli avventurieri che trovano complicità nei loro omologhi europei. Dall’altro la reazione della Russia di Putin, un regime di sciovinisti e di oligarchi corrotti, che nel caso della vicenda dell’Ucraina trova giustificazione per la provata e diretta ingerenza americana nel fomentare un colpo di stato in una nazione confinante, abitata da milioni di russi e dove la Russia stessa ha in essere cospicui interessi sia economici che militari, oltre che interesse per ovvie ragioni strategiche di difesa.

Questo sostanziale disinteresse e passività per ciò che sta avvenendo e per quanto potrà avvenire in futuro nello scontro tra gli Usa e la Russia, i popoli dell’Europa occidentale presto o tardi lo pagheranno molto caro.



(*) Clinton in un suo discorso disse che i bombardamenti erano effettuati per “difendere i nostri valori, proteggere i nostri interessi e far progredire la causa della pace”. Nello stesso discorso del 24 marzo 1999, Clinton sostenne che la Serbia aveva spogliato della sua autonomia il Kosovo. In realtà, l’autonomia venne revocata da Belgrado perché le autorità di etnia albanese del Kosovo agivano in funzione antiserba, e le forze dell’opposizione armata kosovara non combattevano per l’autonomia ma per la totale indipendenza. Tanto è vero che i negoziati di Rambouillet si conclusero dapprima positivamente, nonostante la resistenza dei rappresentanti dell'UÇK a firmare un documento nel quale era formalmente garantita l'autonomia ma non la sua piena indipendenza del Kosovo. In seguito alla conclusione di Rambouillet, a Parigi, di lì a pochi giorni, si riunì una sessione non politica che avrebbe dovuto occuparsi solo degli aspetti attuativi e organizzativi dell'accordo, ma in tale sede la rappresentanza dell'UÇK rimise sostanzialmente in discussione gli accordi, costringendo la delegazione serba ad abbandonare la seduta dichiarando che non accettava più quella che considerava un’indipendenza.

7 commenti:

  1. "Il Male nel mondo esiste".
    [B. Obama, Oslo 2009]

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    1. e lui è una delle tante personificazioni

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  2. A tali "interessi", alla malora!

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  3. Perché quello che è uno dei paesi più indebitati del mondo con un piede nel default, con alcuni stati che già sono tecnicamente falliti-la California- e alcune grandi città in pieno spopolamento- Detroit- può ancora recitare la parte di prima potenza mondiale?

    Mi do due risposte: perché gli Usa rappresentano il 45% della spesa militare mondiale e la loro spesa militare vale il 4,3% del loro Pil. La Cina, per fare un confronto, è sotto la metà di questa cifra.

    E che ci siano delle differenze sostanziali tra la politica estera di Obama e quella di Bush credo se ne siano accorti anche i ciechi.....

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    1. il perché sta nelle parole di reagan:

      http://diciottobrumaio.blogspot.it/2011/09/il-suicidio-politico-delleuropa.html

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  4. Mi era scappato un non nell'ultima frase...

    Che non ci siano delle differenze sostanziali tra la politica estera di Obama e quella di Bush credo se ne siano accorti anche i ciechi

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  5. La politica internazionale non ha mai costituito un interesse particolare per le persone di allora indipendentemente dal livello di istruzione e forse in parte anche ora.I giornali a ruota. Forse molto è dipeso dal fatto di non aver avuto interessi coloniali importanti. Quarant'anni fa e negli anni a seguire non ho mai trovato granchè di giovani italiani in giro per il mondo ; la padronanza dell'inglese da parte di un postino olandese o svedese rispetto ad un qualunque nostro universitario non ha paragoni.

    La geopolitica si è molto complicata : muro di Berlino e nuovo ingresso cinese sono senz'altro componenti decisive. Ricordo la crisi di Cuba dove
    allora si era sull'orlo di una guerra per i missili a fianco del cortile di casa della Florida. Non vedo perchè ora Vladimir Vladimirovic dovrebbe tenerseli a fianco del suo cortile. Oligarchi russi e yankee a parte.
    Gli USA hanno vinto la guerra (!), i venti milioni e più di russi sono morti di freddo sul fronte e anche De Gaulle non cè più.

    lr

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