mercoledì 30 ottobre 2013

Povero Adriano, povero Mario, poveri noi ...


Ricordo un filmetto di Steven Spielberg, regista dell’establishment, dal titolo War of the Worlds. I soliti alieni che invadono la Terra e non trovano di meglio che nutrirsi succhiando il sangue dei poveri terrestri, senza distinzioni di razza e di classe. Si tratta della parodia fantastica di ciò che avviene nella realtà da parte degli Usa, i quali vivono e prosperano succhiando il sangue al mondo intero, proseguendo sulla strada degli imperi coloniali del passato. Evitando però tutte le grane derivanti da un’occupazione diretta di territori e nazioni, bastando un controllo attivo e la collaborazione delle borghesie locali.

Scalfire il mito americano dopo un secolo di martellante propaganda è dura, lo so.

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lunedì 28 ottobre 2013

Maledetti pensionati mangia a ufo, stramaledetti artigiani evasori


Galli Ernesto dalle pagine del Corriere se la prende con chi scarica sugli altri le responsabilità del disastro italiano. Se la prende con quelli di Destra e di Sinistra (sempre in maiuscolo, per carità), conservatori e riformisti (a chiacchiere) tutti accomunati nel “peccato nazionale”, in sostanza accusati di vivere a scrocco e di aver ridotto l’Italia a un paese disastrato.

Centinaia di migliaia di pensioni d’invalidità “elargite a chi non le meritava” (forse a chi non spettavano?), un sistema pensionistico che per anni ha consentito a decine di migliaia di italiani di destra come di sinistra di andare in pensione con un’anzianità ridicola,  troppi lavori pubblici decisi da amministrazioni di ogni colore e costatati dieci volte il previsto, troppi posti assegnati in base a una raccomandazione, l’evasione fiscale, i padroni che non investono, eccetera. Il solito lungo elenco, e Dio solo sa che queste cose, di per sé, sono assolutamente vere, e che le parole di Galli, per il sentimento che esprimono, sono sante. 

Magari Galli Ernesto avrebbe potuto citare quale esempio concreto del nostro declino industriale, il caso Fiat. È colpa della Fiom se le auto della gamma (?) Fiat di maggior “successo” sono la Panda e la Cinquecento prodotte all’estero? Lo smantellamento di Lancia e Alfa Romeo è colpa dei cassaintegrati fannulloni? Le informazioni finanziarie drogate, gli abbellimenti di bilancio di Parmalat e la vicenda Cirio, l’espulsione da interi settori produttivi della nostra industria, a chi le mettiamo in carico? Ai pensionati con meno di mille euro il mese?

domenica 27 ottobre 2013

La fragile coscienza borghese di Scalfari


Quale similitudine più frusta, parlando di storia individuale o collettiva, dell’immagine offerta dalla ruota che gira? Una similitudine assai comune, efficace e d’immediata comprensione che prende spunto dalla circolarità dei cicli naturali, ossia dalle “leggi eterne” che muovono il mondo. Il risultato di tale movimento è tanto più imprevedibile quanto più esso poggia da un lato sulla spontaneità naturale e dall’altro su motivi casuali d’interesse e di passione che spingono la mano dell’uomo a girare la ruota.

Se l’idea del movimento circolare concorda con molti processi naturali, tuttavia il processo storico reale segue, o può seguire, per altre strade. Per dirla con Braudel, l’uomo segue “un destino ch’egli fabbrica a stento”, ma per quanto a stento, soggiungo, l’homo faber può produrre, a un determinato stadio del suo sviluppo, dei rapporti sociali sottratti alle più divaricanti contraddizioni e cioè realmente umani.

Se possiamo dimostrare – scriveva Engels – che la nostra comprensione di un dato fenomeno naturale è giusta, creandolo noi stessi, producendolo dalle sue condizioni e, quel che più conta, facendolo servire ai nostri fini, l’inafferrabile “cosa in sé” è finita. Gli uomini – scrivevo anche recentemente – non sono una colonia di topi: pur soggetti alle leggi della natura, nella conoscenza di queste leggi e nella possibilità legata a questa conoscenza, possono farle agire secondo un piano per un fine determinato.

sabato 26 ottobre 2013

Il merito di Berlusconi


Pietro Giarda, l’ex ministro di Monti per i rapporti con il parlamento, prima di lasciare la seggiola ha depositato 295 pagine di un suo rapporto sulla spesa pubblica. Insomma, nella permanenza al dicastero il suo copia incolla è stato di mezza paginetta al giorno, anche meno se consideriamo grafici e tabelle. È su tale rapporto del'ex ministro con le orecchie a Dumbo, e non sulle carte del ministro Bondi, che Carlo Cottarelli si accinge ad usare l’ascia per tagliare le “inefficienze” e gli “sprechi” di spesa. E che vi siano inefficienze, sprechi e sovrapposizioni mi pare non vi siano dubbi. Si pensi solo al fatto che polizia e carabinieri costano 14 miliardi all’anno, senza dire della guardia di finanza, delle capitanerie di porto, della forestale, delle polizie provinciali, prefetture, eccetera. Senza dire del resto.

Meno noto è il fatto – ma sono dettagli – che per fare questo ingrato lavoro, il Cottarelli Carlo esige uno stipendio “vicino al tetto di 294mila euro”. E, soprattutto, un contratto triennale inattaccabile, dunque al riparo dallo spoil systemqualunque siano i risultati della sua immane e (vedremo) inane fatica. Però, informano i giornali, ha rinunciato all’auto blu. Già me li vedo il Cottarelli e il suo pool di funzionari prendere l’autobus e obliterare il biglietto!

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venerdì 25 ottobre 2013

Lo scoiattolo e le vipere


File nottetempo per mettere le mani sul gadget di casa Apple. Nei negozi italiani arriveranno i nuovi iPhone 5s e 5c e il 2 novembre sarà la volta degli iPad Air, il nuovo tablet super leggero. Il lancio diventa un evento, i principali operatori telefonici e alcune catene di elettronica hanno organizzato una notte bianca, tenendo aperti fuori del consueto orario alcuni dei punti vendita.

È giusto tenere aperti i negozi di notte, di giorno questi ragazzi debbono dormire.

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Un decennio or sono, da poco entrato in circolazione l’euro, in una pasticceria di Castelfranco Veneto (centro storico ben conservato, ma estinta la gente seria e gli antichi traffici), ebbi la sciocca idea di lasciare sul tavolo, per la cameriera, un euro di mancia. Questa s’adontò, visibilmente, come se l’avessi trattata da pezzente. Quasi dovetti alzarmi e chiedere scusa. Non era un’avventizia lei, ma la figlia del padrone. A Napoli non sarebbe successo, lì la mancia s’offendono se non gliela dai. E anche nella mia Venezia, aperta sul Levante, avrebbero accettato di buon grado, fosse stata pure la dogaressa in persona a servire pasticcini. Forse, pensai allora, con la lira, con due biglietti da mille, l’effetto sarebbe stato diverso? Con quella tanghera, certamente no. E comunque è un argomento a favore dell’uscita dall’euro, vero?

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giovedì 24 ottobre 2013

Ah, se ci fosse stato il Rottamatore a quei tempi ...


L’Italia dovrebbe essere un paese a forte vocazione turistica, tanto più oggi che rischiamo di finire fuori dalla top tin dei più ricchi del pianeta, nonostante l’attivo della bilancia commerciale, il valore delle esportazioni, superi quello delle importazioni, le quali hanno raggiunto i 195 miliardi nel primo semestre di quest’anno, dieci in più dell’anno scorso. 

Per quanto riguarda il turismo sappiamo come stanno le cose, ossia molto male. Non solo perché alle gondole veneziane hanno imposto la targa e il coprifuoco, o per l’incuria nella quale è lasciata una parte cospicua del patrimonio artistico (patrimonio dell’umanità solo a parole, quanto a denaro è patrimonio quasi esclusivamente a carico nostro), ovvero per la gestione criminale del territorio e del paesaggio, ma anche per l’approccio che in generale gli “operatori” pubblici e privati del settore riservano al turista. Un approccio che definire truffaldino è spesso esatto.

Il Paradiso


Alla fine è venuta anche questa scoperta: in codice si chiama z8 GLD 5296. Non si tratta di un nuovo programma d’intercettazione della NSA (tra parentesi: martedì scrivevo – forse trovando qualche scettico – che cellulari e computer di capi di stato e di governo sono intercettati, e ieri prontamente la cancelliera Merkel fa l’ipocrita “scoperta” che lo sono anche le sue conversazioni telefoniche). Ad ogni buon conto, con quella sigla ci si riferisce alla più lontana galassia finora individuata, a 13,1 miliardi di anni luce. A tale scoperta ha portato il programma chiamato Candels, con il quale sono state esaminate ben 100.000 galassie potenziali candidate ad essere fra le più distanti. Da queste, in base al loro colore, ne sono state poi estratte solo 43, che sono state studiate in dettaglio una ad una con i potenti telescopi a terra, analizzando la loro luce. Centomila galassie, se si pensa alla loro vastità e distanza le une dalle altre, può sembrare un numero enorme, e però pare ne esistano più di 100.000.000.000.

mercoledì 23 ottobre 2013

Il mandante


Gli Stati Uniti d’America, nell’assumere questo nome, si presentarono alla storia con ciò che che sarebbe stato il loro tratto peculiare: l'arroganza.

Forse che i messicani o gli equadoregni sono meno “americani” degli abitanti dell’Alabama o del Texas? Noi li chiamiamo, rispettivamente, messicani e sudamericani. È come se la Repubblica federale di Germania pretendesse di chiamarsi Stati Uniti d’Europa (gli basta essere il Quarto Reich) e con il termine “europei” fossero comunemente indicati i tedeschi.

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Noi vediamo i padri della patria seduti attorno a un tavolo ingombro di carte importanti e con le penne d’oca, in una sala decorata e con scaffali di libri rilegati, con portamento virile e in atteggiamento aulico e pensoso. Washington e C., erano personaggi ambiziosi, intenti anzitutto ai propri interessi, molti erano proprietari di schiavi, e a leggere ciò che hanno lasciato scritto appare chiaro che per loro il termine “democrazia” aveva le stesse connotazioni assunte dal termine “comunista” un secolo e mezzo dopo.

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martedì 22 ottobre 2013

Lo stesso uomo



Ognuno di noi immagini di essere un capo di stato o di governo presente al G-20, e di sapere, con certezza, che il proprio portatile, così come i propri sms e chiamate telefoniche, sia di carattere politico e pure quelle di natura privata, sono spiati in tempo reale da alcuni governi i cui massimi rappresentanti sono presenti allo stesso summit. È quanto è successo, per esempio, al G-20 del 2009.

Ad avvallare e autorizzare questo e altri tipi di spionaggio in stile Stasi è lo stesso uomo che autorizza il rapimento, l’imprigionamento e la tortura di persone legalmente innocenti e senza possibilità di difesa. È, ancora, lo stesso uomo che autorizza degli psicopatici a utilizzare droni per uccidere centinaia di persone innocenti tra cui donne e bambini (leggere a tale proposito articolo sul Corriere di oggi). È dunque lo stesso uomo – diventato indistinguibile dal suo predecessore – al quale è stato assegnato il Nobel per la pace.

Se il premio Nobel fosse una cosa seria (fece bene Sartre nel 1964 a rifiutarlo), quest’anno quello per la pace avrebbero dovuto assegnarlo senza indugio a Edward Snowden, poiché egli ha messo a conoscenza l’opinione pubblica mondiale di ciò che tutti i governi già sanno, ossia che gli Stati Uniti d’America sono uno stato di polizia, un pericolo per la pace e la sicurezza mondiale.

lunedì 21 ottobre 2013

Viri devoti


In alcuni noiosi post recenti, in cui parlo del nazismo, ho cercato di dare cenno su come le determinazioni di carattere economico interagiscano potentemente sulle motivazioni politiche. Detta così può sembrare l’uovo di Colombo, ma si tratta di un’acquisizione non ancora sedimentata nel senso comune dopo millenarie diatribe su concetti come “spirito” e “materia”, e poca attenzione è data al fatto che ci alimentiamo (in tutti i sensi) solo in piccola parte d’ideali e per la maggior parte di prosaiche cose reali.

Poi c’è chi, approdato al materialismo dopo anni di seminario, arriva per contrappunto ad esaltare a senso unico il ruolo di “Madre Natura”, non distinguendo la differenza tra un materialismo volgare e il materialismo storico-dialettico, ossia, tanto per capirci subito, che l’uomo è sì venuto originariamente dalla natura, ma che in tale stato esso sarebbe rimasto un puro essere naturale, non sarebbe mai diventato un uomo se non come un prodotto degli uomini (*).


(*) È il caso del professor Odifreddi e della seguente persiflage: «Credo in un solo Signore, l’Uomo, plurigenito figlio della Natura, nato dalla Madre alla fine di tutti i secoli: natura da Natura, materia da Materia, natura vera da Natura vera, generato, non creato, della stessa sostanza della Madre. Credo nello Spirito, che è Signore e dà coscienza della vita, e procede dalla Madre e dal Figlio, e con la Madre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti dell’Intelletto».

domenica 20 ottobre 2013

Contaminata per sempre


Questo sistema, largamente corrotto e mafioso in ogni sua componente politica, economica e sociale, non ha più alcuna legittimazione popolare e non risponde alla realtà storica. Se qualcuno pensa che questo sistema trovi legittimazione nel voto, o mente oppure è un idiota. Questo regime non può più travestirsi da democrazia; non fa il morto: lo è nonostante i chili di cerone con il quale le sue maschere si presentano in pubblico, gente che manca troppo del senso della qualità anche per quel ruolo.

Possono sentirsi legittimati dei parlamentari cooptati dai padroni dei partiti e che ad essi debbono l’elezione, gli stipendi e tutto quello che sono? Può dire il parlamento di avere un ruolo d’indirizzo su materie quali l’economia, la difesa o la politica estera? L’Italia è già commissariata, e sotto dettatura esegue i “compiti a casa”. Le decisioni, quelle vere, sono prese altrove e poi solo ratificate dal parlamento. Spesso non è più richiesta nemmeno la formalità, c’è il “pilota automatico”.

sabato 19 ottobre 2013

Il dito


Dio creò l’uomo per ultimo, dopo le mosche e le zanzare, e magnanimamente lo fece a sua immagine e somiglianza. Bisogna dire, a onore del vero, che come artigiano dell’argilla il lavoro non riuscì subito troppo bene, per un risultato accettabile ci vollero diverse repliche. Le antiche mitologie si assomigliano tutte e non è difficile credere che esse abbiano una radice comune. Anche le mitologie moderne si assomigliano tutte e abbiamo la certezza che esse hanno una matrice comune: si chiama scienza.

giovedì 17 ottobre 2013

Odifreddi e il dittatore economicamente razionale

Con postilla finale aggiunta dopo.

Problema fondamentale di una guerra moderna di lunga durata, ossia di una guerra di logoramento e annientamento delle capacità belliche dell’avversario, è quello di mantenere uno standard produttivo elevato, e dunque, da un lato, quello di garantire un approvvigionamento adeguato allo sforzo bellico e realizzare un’efficace razionalizzazione delle risorse economiche, e, dall’altro, riuscire a  reperire e impiegare la manodopera necessaria. Questo aspetto fondamentale della dinamica economica di guerra, divenne l’assillo principale delle più alte gerarchie del regime nazista durante tutto il conflitto.

È necessaria una premessa per inquadrare tale problema in relazione alla guerra paneuropea scatenata dalla Germania nel 1939. Fallito il programma – per motivi economico-finanziari, cioè per persistenti problemi di bilancia dei pagamenti – di accelerazione del riarmo di lungo termine e ad “ampio spettro” in preparazione della guerra con le potenze occidentali (quel piano che doveva dare una vera libertà strategica alla Germania), Hitler nell’agosto 1939 era pressoché certo – checché ne dica certa storiografia – che Gran Bretagna e Francia avrebbero dichiarato guerra in caso di attacco alla Polonia. Ciò è in linea con le risultanze diplomatiche di quelle settimane. La domanda è: cosa convinse Hitler alla sua decisione?

mercoledì 16 ottobre 2013

«Esportare o morire»


Su Hitler e il nazismo sono frequenti i più vieti truismi, gli stereotipi emozionali e mediaci più frusti, causa una cultura storica dozzinale, scarsità degli studi di pregio e, salvo eccezioni, stante le poche traduzioni di valore.

Nella pubblicistica corrente Hitler è visto essenzialmente come un fanatico, un’anomalia della storia, “portavoce di un gruppo d’intellettuali formatosi nella dimestichezza con la cultura occulta” (cazzate). Conseguentemente, per quanto riguarda il nazismo, esso è inteso come il trionfo della follia nel processo storico, e non, invece, come il prodotto specifico delle contraddizioni capitalistiche e della dinamica dello scontro tra imperialismi.

* * *

In un discorso tenuto al Reichstag, il 30 gennaio 1939, famoso per le minacce contro la comunità ebraica, Hitler si rivolse al popolo tedesco per fare fronte alle persistenti difficoltà economiche. Le non lievi difficoltà economiche nelle quali si dibatté il Terzo Reich, rappresentano un aspetto poco noto al grande pubblico, portato a credere che esse, come per incanto, fossero state risolte dal demoniaco genio di Hitler e dei suoi “volenterosi” seguaci.

Il nazismo non risolse i problemi economici della Germania, semplicemente perché quei problemi, mutatis mutandis, riguardano le contraddizioni nelle quali si dibatte ogniqualvolta il sistema economico capitalistico per sua natura. Non per nulla, in quel discorso, Hitler esortò solennemente: «esportare o morire» (1). Si tratta di un leitmotiv che riecheggia insistente anche oggi. Questa esortazione programmatica hitleriana condensa i motivi fondamentali del nazismo, del Lebensraum, non meno di quelli che muovono oggi la Germania dell’euro, che però, finora, per il suo Lebensraum non ha avuto bisogno di riarmarsi, né per trovare sbocchi alle proprie merci.

martedì 15 ottobre 2013

“Speriamo che gli Usa imparino dalla storia”


Quando prevale il senso dell’irrealtà, quando si vive, si pensa e si agisce in una dimensione diversa dalla realtà, la catastrofe è a un passo.

Di questi giorni, 201 anni fa, Napoleone viveva sicuro nel palazzo Petrowskie, all’ora alla periferia di Mosca. Avvertito che i suoi uomini avevano bisogno di vestiario caldo per affrontare l’inverno russo, ordinò che fossero distribuiti mantelli foderati di pelliccia, stivali pesanti, e copricapo speciali, senza tener in alcun conto delle rimostranze dei suoi ufficiali che gli facevano notare che non vi era il materiale per confezionare quanto richiesto. Hitler, nel 1941, si vide costretto a lanciare una campagna nazionale per la raccolta di pellicce, non quelle della signorina Eva Braun.

domenica 13 ottobre 2013

La Madonna laica (e poi anche l'altra)


In attesa che qualcuno finalmente trovi la quadratura del cerchio, ossia una “non soluzione” a quella cazzata (*) della legge penale sull’immigrazione clandestina, ovvero che arrivi l’inverno, si plachino le odissee clandestine attraverso il Canale di Sicilia e dunque il clamore mediatico e tutto torni come prima e anzi peggio, apprendiamo che “la vera rivoluzione è applicare la carta”. Sì, quella da parati.

Scrivevo l’altro ieri: Del resto, questi signori non ci ricordano spesso che anche noi italiani, popolo di migranti oltre che di poeti e tesorieri di partito, abbiamo traversato gli oceani a milioni? Come se l’Italia e l’Europa di oggi fossero paragonabili alle Americhe e all’Australia di un secolo o anche solo di cinquant’anni fa. 

Prontamente Eugenio Scalfari raccoglie: Gli italiani per circa un secolo sono stati un popolo di emigranti in Europa, nelle America del Nord e del Sud, in Australia […].Quelli che dalla costa della Libia e da altre del Medio Oriente affollano barconi che somigliano a zattere a stento galleggianti, fuggono dalla morte certa e sfidano quella probabile”

Il Travaglio legislatore


Come scrivevo ieri, una questione posta male può trovare solo cattive risposte. Dicevo pure che il reato di clandestinità è una cazzata. A tale riguardo, si potrebbe obiettare (e c’è chi lo fa, come Marco Travaglio) che l’immigrazione clandestina non può e non dev’essere lecita: “nessuno Stato sovrano può tollerare che circolino indisturbate sul suo territorio persone senza un’identità certa”. S’è per questo, osservo, l’Italia non dovrebbe tollerare parecchie cose, ma non voglio affrontare il discorso da quest’angolatura perché porterebbe fuori tema.

Siccome nessuno Stato sovrano può tollerare che circolino indisturbate sul suo territorio persone senza un’identità certa, il parlamento a suo tempo ha stabilito che l’immigrazione clandestina sia considerata reato, una misura di carattere penale che nelle intenzioni del legislatore dovrebbe non solo punire ma servire da deterrente all’immigrazione clandestina. Sennonché tale obiettivo è una chimera poiché continuano a sopraggiungere decine di migliaia di “clandestini” (con e senza virgolette).


sabato 12 ottobre 2013

Badilate di storia a margine delle cazzate grilliane


Quando decresce il prezzo della forza-lavoro,
si svaluta anche il valore della vita umana.
È la legge della domanda e dell’offerta.

Una questione posta male può trovare solo cattive risposte. Il reato di clandestinità è una cazzata così come lo è – a proposito di sovraffollamento delle carceri – la legge Fini-Giovanardi (basta il marchio). Restano i problemi, quelli veri, sulla carne viva della gente. Non è un caso che i partiti di estrema destra mietano consensi, anche perché la sinistra non esiste più da molti anni, e non è un caso che ciò avvenga. Così com’è assiomatico che quando la povertà e l’emarginazione aumentano a causa d’imponenti trasformazioni economiche, cresce la criminalità e con essa la richiesta di sicurezza, le pene si fanno più severe e poi seguono le legislazioni speciali, quando non dei veri e propri cambi di regime politico. Ciò non dipende in generale dalla malvagità di taluni individui – anche se ciò non assolve dalle responsabilità personali – ma dalle spontanee conseguenze della natura di un processo storico che gli uomini non sanno ancora governare.

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Povertà ed emarginazione, come detto, aumentano i delitti e di conseguenza i rei, perciò sono le condizioni sociali che modellano il diritto penale. In generale, noi abbiamo, a tale riguardo, idee assai preconcette, poiché il senso comune è dato da stereotipati scolastici e mediatici non solo per quanto riguarda gli avvenimenti più recenti ma anche per le epoche più remote. Non è un caso che vi sia più verità storica nei romanzi che nella saggistica da banco.

giovedì 10 ottobre 2013

La virtù più grande


Chi non vede la prigione, vuol dire che è cieco.
Chi non sente i tamburi di guerra, vuol dire che è sordo.

Ieri sera ho ascoltato per qualche minuto un finto dibattito televisivo sul tema dell’immigrazione tra un eminente intelletto leghista che risponde al nome di Salvini e un certo Nessuno del Partito democratico. Il leghista ragliava delle osservazioni superficialmente sensate partendo dal solito refrain ideologico razzista. In contraddittorio, si fa per dire, l’esponente del Pd biascicava con lo sguardo vuoto le solite frasette retoriche e politicamente corrette senza perciò dire assolutamente nulla, ma proprio nulla, di significativo e di concreto. Il solito teatrino tra uno spot pubblicitario e l’altro. La signora Gruber, biondissima e annoiata, credo ripercorresse mentalmente gli ordini per l’indomani mattina alla colf filippina.

Il Pd è al governo da due anni (vale la pena ricordarlo), il signor Napolitano non ci si ricorda nemmeno più da quando è presidente della repubblica, la signora Boldrini è presidente della Camera, abbiano dunque il coraggio politico, civile e morale di dire l’unica cosa che andrebbe detta, non da oggi ma da decenni, sul tema delle “tragedie”: per evitarne di nuove, sulle quali poi piangere lacrime ipocrite, è necessario predisporre dalla Libia un servizio regolare di traghetti per l’Italia. I migranti sono disposti, peraltro, a pagare una congrua tariffa di sola andata con bagaglio a mano. Si tratta di estendere Schengen all’Africa, al Medio Oriente e all’Asia.

mercoledì 9 ottobre 2013

Difficili da “scovare”

Nessuna epoca vivente è mai il prodotto di una teoria, bensì di precisi interessi.

L’altro giorno la barzelletta della restituzione in busta paga tra i 250 e i 300 euro (inizialmente s’era detto 350, ma poi dev’essere sembrata una cifra esagerata). Non è un'idea deplorevole dopo due aumenti dell’Iva e il rincaro di carburanti e di tutto il resto, dopo oltre un decennio di deflazione di salari, stipendi e pensioni, eccetera. È un gioco per occultare la realtà. Tanto per dire, la pressione fiscale nel trimestre è stata pari al 43,8%, risultando superiore di 1,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Quasi metà dei nostri redditi se ne va in tasse e imposte, ma non c'è da preoccuparsi finché lo Stato continuerà a pagare mensilmente pensioni e stipendi, o la tua impresa dove lavori non chiude i battenti. Durerà fino a quando il 40% dei giovani disoccupati trovano due pasti gratis il giorno. Ma quanto? Non all'infinito, certo. È questo il tratto indiscutibilmente moderno della democrazia finché non finisce in bancarotta o non dichiara guerra.

In definitiva il ventilato rimborso prevede circa 80 centesimi al giorno, somma che dovrebbe portare un gran sollievo alle famiglie, secondo le intenzioni dichiarate del governo, e rilanciarne i consumi. Vedremo, ma non credo arriverà neanche questa elemosina.


martedì 8 ottobre 2013

Passato e presente


Questo post tratta del passato, di un’epoca tragica che sembra assai lontana, ma in realtà vuole parlare del presente. Oggi gli attori sono diversi, ma la trama nella sua sostanza è la medesima. Lo dedico a lettori non frettolosi e che vogliono leggere qualcosa di nuovo e di diverso dal solito.

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Ho letto l’intervista rilasciato da Guido Ceronetti – un’intelligenza acuta – a Repubblica, nella quale a proposito della Prima guerra mondiale ha detto: “fu una cosa tremenda, devastante, mortale che ha cambiato non solo la storia ma l'anima della gente. Ha cambiato l'Europa”. È molto vero quello che dice Ceronetti, senza gli orrori di quella guerra, situazioni e personaggi come quelli che seguirono sarebbe difficile immaginarli. Dove invece non mi trovo d’accordo con Ceronetti è quando dice: “Il nazismo ci fu perché c'era stata quella guerra lì: le condizioni imposte alla Germania, dure oltre ogni limite, erano tali da scatenare come minimo un Hitler”.

Una questione medica



Sembra che dalle parti del Pd non si siano accorti che a febbraio ci sono state le elezioni, che non le hanno vinte, ossia che le hanno perse quando le avevano già stravinte, e soprattutto non si siano accorti che una lista di candidati sconosciuti, nata dal nulla o quasi, ha preso il 25% dei voti. Se ne stanno lì coperti di gloria, non ci credono di aver perso, non se ne fanno convinti. Non possono. E, del resto: ciò che è venuto dopo, è in perfetta continuità con tutto, ma proprio tutto, quello che c’era prima. Perfino il ”dibattito” sui media, gli stessi temi, la stessa merda.  È cambiato qualche prestanome, ma la sostanza è la medesima. Si discute sullo 0,1 del deficit, ma in casa nostra sono i cinesi, i francesi, gli spagnoli, i tedeschi, gli atlantici a farci l’inventario. Dio santo, ma cosa aspettiamo? Dandoci un telecomando in mano ci hanno ridotto come degli scimpanzé. Come degli imbecilli ora siamo ammaliati dalle trovate della grande scimmia che comanda la fabbrica dei santi. Degli asini con la tonaca, in Germania, l’hanno preso sul serio, ma c’è voluto un attimo perché li prendesse per le orecchie. No, quello che avviene non è più un problema politico, è ormai una questione medica.

lunedì 7 ottobre 2013

Senza nome


Sono corpi, magari di donne e di bambini, e sono quelli che fanno più impressione nelle bare e muovono a pietà. Corpi che non hanno nomi, non almeno per noi. Come quelli massacrati da Alba Dorata in Grecia. Per fare notizia, per provocare una reazione da parte delle “autorità” greche, c’è stato bisogno del morto nostrano, di uno con nome e cognome greco, di uno come noi.

Immigrazione, qualche dato e alcuni effetti economici


Ancora qualche giorno e della strage avvenuta davanti a Lampedusa non si parlerà più, almeno fino alla prossima inevitabile “tragedia” su cui piangere di nuovo. Cercare invece di capire che cosa stia avvenendo realmente senza farsi condizionare dalle emozioni è tutt’altra cosa. Anzitutto chiedendoci quanti sono effettivamente gli immigrati e a chi serve questa imponente massa migratoria che peraltro non passa tutta per il Canale di Sicilia, anzi. Vediamo qualche dato secondo le ultime statistiche disponibili relative alla presenza straniera regolare.

sabato 5 ottobre 2013

Welfare e criminalizzazione della povertà negli Usa


Un’immagine alquanto significativa di come è ridotta la sedicente democrazia più grande del pianeta, è offerta dalla notizia di alcuni giorni or sono, allorquando una donna disarmata e a piedi, affetta da una forte depressione, ha cercato di oltrepassare le barriere di sicurezza del cosiddetto recinto della Casa Bianca ed è stata abbattuta a colpi di fucile.

Altra immagine di questo sistema violento e concentrazionario che sono gli Stati Uniti, è data dalla sua ipertrofia penale e carceraria (ne ho scritto qui). L’iperincarcerazione è vista come un modo finalizzato al controllo sociale di una popolazione sempre più impoverita, sempre più ostile alla desocializzazione del lavoro, diventato questo sempre più precario e improntato a forme di puro schiavismo. Quello della carcerazione di massa è un modo efficace di criminalizzare la povertà e pure un sistema per mettere a valore il disastro sociale con l’istituzione delle carceri private.

venerdì 4 ottobre 2013

Davanti alla porta di casa


Oggi piangono tutti (o quasi), è lutto nazionale e il Papa ha detto “Vergogna!” (non s’è capito bene rivolto a chi specificatamente). Ecco il punto, di chi è la responsabilità di quelle centinaia di esseri umani che hanno trovato la morte davanti alla nostra porta di casa? Fossero crepati a casa loro, di là del Canale di Sicilia, la loro sorte non ci avrebbe alterato in nulla la nostra buona coscienza. Le immagini delle loro tragedie passano ogni giorno, sia pure censurate, in televisione all’ora di pranzo e di cena, non per questo abbandoniamo il pasto, non per questo gridiamo la nostra sacrosanta indignazione, non per questo scendiamo in strada. Restiamo sostanzialmente indifferenti.

Il protagonista


La telenovela Berlusconi acchiappa molto e non potrebbe essere diversamente dato che i media non campano d’altro da vent’anni.  E proprio perché si tratta di una telenovela iniziata nel secolo scorso, nessuno vuol perdersi quella che sembra, di volta in volta, la fine politica del protagonista. Che mondo sarebbe il nostro senza Berlusconi? Di che cosa ci dovremmo occupare nei nostri discorsi, nelle tante chiacchiere che facciamo? Immagina al bar o sul lavoro, sui blog e su twitter, occuparsi di quello che ha detto o fatto Letta o Alfano, l’on. Moretti e la tal dei tali. Inimmaginabile dopo vent’anni di overdose quotidiana, c’è il rischio di schiattare d'astinenza.

giovedì 3 ottobre 2013

La questione fecale


La casa si giudica dal bagno.
Ideal Standard, slogan pubblicitario.

Quest’estate un’amica mi faceva osservare come, in generale, gli asiatici abbiano una “concezione” – la definiva così – diversa dell’igiene rispetto a noi occidentali (non so se intendesse con ciò includere anche gli inglesi).

Forse non tutti sanno che esiste una World Toilet Organization che in questi giorni (2-4 ottobre) sta tenendo un proprio summit in Indonesia, a Surakarta (nota anche con il nome di Solo), Giava Centrale. I vertici precedenti si sono svolti a Seul, Taipei, Pechino, Shanghai, Belfast, Mosca, Bangkok, Nuova Delhi, Macao, Philadelphia, Hainan e Durban. Ci sono ben 600 partecipanti alloggiati presso il Sunan Hotel e 40 espositori di attrezzature e prodotti per la pulizia personale e l’igiene. Il logo del summit, stilizzato, corrisponde efficacemente al tema del convegno.

Chi ha vinto, chi ha perso …



Lo sviluppo capitalistico ha in sé la contraddizione della sua crisi.


A perdere, intanto e soprattutto, sono quei giovani e meno giovani disoccupati stimati essere oltre il 40%. E anche gli altri, gli occupati, sono dei perdenti quando hanno contratti di lavoro e retribuzioni impensabili solo vent’anni fa. Se si dà retta ai sondaggi demoscopici, solo il 5% degli europei ritiene che le politiche economiche attuali siano efficaci (Gallup), e tuttavia non mi pare si muova foglia se non per ingrossare le fila dei movimenti fascisti.

Molti di quel 40% non studiano e non cercano lavoro. Sopravvivono con l’aiuto delle famiglie e arrangiandosi. E le famiglie non risparmiano più e molte erodono i risparmi e altre proprio non ce la fanno. Quei giovani e meno giovani disoccupati anche se trovassero un impiego – quasi sempre precario e sottopagato – fra 30 o 40anni non avranno una pensione o sarà una pensione sociale. Avranno bisogno per altri 20 o 30anni della carità pubblica per campare e la religione in cui sperare (Bergoglio e Scalfari ci contano).

mercoledì 2 ottobre 2013

Adele


Chissà se Mafalda di Savoia avrà visto al collo della sua amica Emmy, Emma Johanna Henny Sonnemann, la stupenda collana di diamanti appartenuta ad Adele Bloch-Bauer. Credo proprio di sì, per esempio in una delle non rare occasioni mondane nelle quali le due frauen tedesche s’incontravano (*). Tuttavia Mafalda può aver visto la collana di Adele al collo della signora Emmy Göring solo dopo l’Anschluss (1938), e quindi in epoca successiva alle vacanze trascorse assieme ai coniugi Göring a Capri con i rispettivi mariti (1937). Non so dire se ciò avvenne in occasione della visita a Roma di Hitler e dei suoi gerarchi (maggio 1938), quando Hitler e i coniugi Göring furono ospiti di Mafalda e di suo marito Philipp nella loro residenza romana di Villa Polissena. 

martedì 1 ottobre 2013

La sostanza delle cose



Un mondo senza gioia è un mondo senza futuro.

Appartengono tutti alla fascia più alta e istruita della borghesia, non sono stupidi, non almeno fino al punto da non rendersi conto di ciò che sta avvenendo, poiché essi hanno accesso a dati di prima mano, sicuramente a cifre che il grande pubblico non conosce. Non credo dunque che ciò che sta avvenendo a livello finanziario sia casuale né per quanto riguarda le premesse e nemmeno per quanto riguarda gli scopi prefissati. E tuttavia tra gli scopi e i risultati reali spesso c’è grande differenza. Ce lo ricordano, tra l'altro, due rivoluzioni che hanno fatto epoca.