martedì 30 aprile 2013

Non bastano le ragioni di una protesta



Ciò che accade non significa che doveva comunque accadere. Ciò che accade è nel novero delle possibilità e accade secondo le leggi della necessità storica.

È sbagliato ridurre la storia di un’epoca al fanatismo di un individuo o di un gruppo di persone. Senza negare importanza al ruolo delle singole personalità nella storia, l’affermarsi di una determinata situazione storica, per esempio i fascismi, segue certo una necessità storica, ma solo come tragica possibilità dello sviluppo storico. Poteva andare diversamente.

Senza la crisi economica degli anni Trenta, l’hitlerismo, in quanto tale, molto difficilmente avrebbe assunto il potere. Nel dettaglio, si potrebbe dire che un accordo tra i partiti di sinistra e quelli moderati, quella che noi oggi chiamiamo große Koalition, oppure il più prosaico e romanesco inciucio, probabilmente avrebbe provocato quello che già stava avvenendo alla fine del 1932, dopo le elezioni di novembre, ossia la caduta del consenso elettorale nazista, la bancarotta finanziaria del partito, l’impossibilità di garantire gli stipendi all’enorme apparato di funzionari e gregari. Eccetera.

lunedì 29 aprile 2013

Imperdonabilmente sordi e irresponsabili



Fin quando i disperati s’impiccano per i cazzi loro, se ne fregano. Quando invece si comincia a sparare in Piazza Montecitorio, allora gridano al lupo e si scagliano contro quelli che li chiamano con gli epiteti che meritano. Questi ineffabili personaggi che vivono di omissioni e di guasti, di chiusure e d’irresponsabilità”, accusano altri di fomentare la violenza e non ravvedono invece nelle “contrapposizioni, lentezze, esitazioni” proprie, nonché nei loro “calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi”, le radici del disagio sociale e dell’insofferenza di tanta parte del paese, quindi le cause di certi gesti privati e anche pubblici.

Divagazioni del lunedì. Il possibile. La differenza.



E la donna vide che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi, ch’era bello a vedere, e che l’albero era desiderabile per diventare intelligente; prese del frutto, ne mangiò, e ne dette anche al suo marito ch’era con lei, ed egli ne mangiò. Allora si apersero gli occhi ad ambedue, e s’accorsero ch’erano ignudi; e cucirono delle foglie di fico, e se ne fecero delle cinture. Genesi, 3, 6-7.

Mangiando il frutto dell’albero della conoscenza, l’uomo mutò la sua concezione del mondo; anzi, la storia degli uomini e delle loro concezioni del mondo ebbe inizio da quel momento. Scrive Feuerbach:

domenica 28 aprile 2013

Il significato della lotta di classe per Scalfari



Ho calcolato la media dell’età dei ministri che contano, cioè quelli con portafoglio, compreso il presidente e il vice; ebbene siamo al di sopra dei 56 anni. Definirlo un governo di giovani è possibile solo in un paese di vecchi. Una delle più giovani è la ministra Carrozza, quella dell’istruzione, la quale sostiene che nel suo ateneo, non avendo potuto assumere insegnanti, ha però “reclutato molti ricercatori”, ossia dei precari, a vita quando va bene. È il nuovo che avanza, e dopo tre giorni puzzerà. O come quell’altro ministro, senza portafoglio, che dice che senza sviluppare il Meridione … ecc.. Evidentemente pensa di rivolgersi a san Gennaro.

* * *

sabato 27 aprile 2013

Coesione d'interessi di classe



Si potrebbe dire, in premessa, che la storia degli ultimi vent’anni s’è incaricata di smentire tutte le analisi che hanno visto nel berlusconismo e nella sua claque elettorale anzitutto uno strato sociale usurpatore e reazionario. Che il berlusconismo rappresenti la sintesi organica di questo paese l’ho già scritto il 4 febbraio 2011:


Salare con l'oro



A volte accade che delle grandi società richiedano la tua consulenza, non per una particolare competenza in qualche settore speciale di attività, ma semplicemente per distinguere il vero dal falso, ciò che è importante da ciò che non ha valore. Un po’ come succede agli expertise nell’arte, i quali non saprebbero dipingere nemmeno una staccionata ma sanno dirti se un dipinto è autentico, oppure l’opera di un falsario. A meno non si tratti di un Veermer realizzato dal grande Han van Meegeren.

Ma qui si tratta di tutt’altro genere d’inganni, e le grandi società minerarie si fidano di te per aver sperimentato sulla tua pelle innumerevoli inganni, ricevuti dalla natura ma soprattutto dagli uomini. E non perché questi ultimi fossero peggiori dei tuoi committenti.

venerdì 26 aprile 2013

Non plausibile



Difficile fare pronostici con un così alto numero di variabili. Un dato è però certo: la situazione economica non migliorerà. Le entrate fiscali diminuiranno (altro che riduzione delle tasse), ci saranno gravi problemi per far fronte alle spese correnti (altro che abolizione dell’irap), non solo per pagare la cassa integrazione ordinaria ma soprattutto quella in deroga, i consumi interni continueranno a crollare e le aziende a chiudere.

Ciò è causa (fatta astrazione da considerazioni più generali e che riguardano la fase capitalistica a livello mondiale) da un lato dell’offensiva generale della borghesia imperialista e del suo piano demenziale di “risanamento”, e, all’altro, dalla volontà da parte della borghesia nazionale di far pagare il conto del “risanamento” e della crisi ai salariati, ai padroncini, ai colletti bianchi.

Non c'è nulla da aggiungere

"E la politica sa fare solo tweet".
S.Rodotà, 23-4-2013



L’unica verità di questo mondo è la morte, e nulla può riportare in vita i morti. Tutto il resto è opinione. La storia di questo paese, per com’è raccontata, è mistificata fin dai suoi presupposti se dei perfetti reazionari cantano Bella ciao con i bambini, se il più fascista dei leader politici governa da decenni d’accordo o in coalizione con la “sinistra”.


mercoledì 24 aprile 2013

Grillo è una vittima



Rieleggere Napolitano è stato necessario per fare quel governo invocato da Napolitano stesso quando ha rivocato il 1976. Il governo dell’ammucchiata insistentemente richiesto da Berlusconi e che ha avuto come padrini molti dirigenti del Pd.

Fuori discussione l’elezione di Rodotà, per ragioni che a me paiono ovvie e che l’establishment non può mettere in piazza, probabilmente molti di quelli che hanno trombato Prodi hanno agito, oltre che per faida, per favorire tale disegno che è ormai plateale. Altri, invece, credendo una cosa, ossia seppellendo Prodi, hanno in realtà agito per il re di Prussia.

Giuliano Amato non è stato convocato al Quirinale perché, all’ultimo momento, è parso che anche le provocazioni debbano avere un limite di questi tempi. Allora va bene il nipote del gran ciambellano di Berlusconi. Che non può essere mandato in giro per l’Europa da solo.


Fottuti



Il fatto che in questo paese il 27% delle dichiarazioni dei redditi con modello 730 non versi un euro d’imposte, è più eloquente di qualsiasi editoriale e spiega l’orientamento elettorale meglio di qualsiasi analisi politica.

Non deve perciò meravigliare che per fare una riforma delle pensioni sia stato necessario un governo “tecnico” guidato dal capo europeo della Trilaterale (e ciò detto senza entrare nel merito dei provvedimenti legislativi votati a larga maggioranza dal parlamento).

martedì 23 aprile 2013

Debora



È davvero strano il mondo, quello della politica poi è anche più avariato del resto. È ben noto. Che cosa dire del fatto che il leader della destra – quello che saluta le folle con il braccio teso, quello che il confino fascista era una villeggiatura – propone come premier uno dei leader del centrosinistra, come del resto alcune settimane addietro proponeva alla stessa carica il segretario dei “comunisti”?

Pensare che a Berlusconi, a D’Alema, a Renzi o a qualunque capobastone interessi la sorte di chicchessia è semplicemente fuori dalla realtà. E però resta che anche alle prossime elezioni troveranno chi, magari turandosi il naso, per un qualche suo motivo li voterà ancora e poi ancora.

Oro



Durante la Grande Depressione, i latifondisti e le grandi banche statunitensi (quelle piccole fallivano) pignoravano i pochi acri di terra, in parte rossa e in parte grigia, dove i mezzadri avevano impiantato le loro baracche e, con fatica oggi sconosciuta, producevano sotto il sole a picco pannocchie e fagioli per sfamare le loro pletoriche famiglie. Venduto il vitello, se ancora l’avevano, e macellato il pollame superstite, s’imbarcavano in improbabili autocarri con il radiatore sempre a secco e le gomme sbucciate.

lunedì 22 aprile 2013

In balia dei venti



Più che un grillino, nel senso di piccolo insetto, ieri avrei voluto essere una zanzara intrufolata nel camper di Beppe al ritorno verso Genova. Non per sentirgli dire le solite cose, come già in conferenza stampa, ma per ascoltare i suoi giudizi sulla giornata di ieri. Sarà comunque termometro vero, oggi in Friuli, non quanti elettori avranno votato il suo movimento, ma quanti non si sono recati alle urne. Speriamo un buon 40 per cento.

L’ho già scritto in tempi non sospetti, in fondo Grillo è una brava persona, la sua critica sfonda porte aperte e va bene nei comizi, tuttavia resta superficiale perché non scava a fondo sulle cause dei fenomeni, del resto incomunicabili a masse sottomesse a un pensiero deficiente. Perciò la sua proposta è conseguente. Vuole fare la rivoluzione con idee bislacche, dal e nel parlamento, senza un’organizzazione vera, privo di un gruppo dirigente strutturato e ben consapevole. Che è tutto ciò che gli consentono i suoi mezzi e la tolleranza di questo sistema. Perciò, a bocce ferme, non me la sento d'imputargli anche colpe non sue.


Divagazioni del lunedì. Ideologi, tempo storico e leggi naturali e sociali



Marx è il bersaglio privilegiato degli ideologi borghesi anzitutto perché essi devono dimostrare come egli si sia sbagliato nel prevedere la necessità, non già della crisi, poiché essa è evidente e constatabile con precisione, ma del superamento del modo di produzione capitalistico in base alle contraddizioni che gli sono proprie dall’inizio alla fine (*). Il fatto che questo non sia avvenuto dopo oltre un secolo, è dato come prova principe della fallacia della sua “profezia”, e poco importa se il capitale abbia superato realmente tali ostacoli o se invece la sua produzione si muova tra contraddizioni continuamente superate ma altrettanto continuamente poste e sempre più divaricantesi.

Questi ideologi sono abituati a concepire il tempo storico e le leggi naturali e sociali secondo le urgenze della loro “scienza” legata agli interessi che la società del capitale su di essa richiama, di quel loro stesso mondo che produce e consuma teorie secondo le richieste pressanti dei loro editori e del circo mediatico.

* * *

domenica 21 aprile 2013

Carpofori, rendlords e truffatori



Anche la Germania ebbe un’Accademia della crusca, si chiamava Società dei Carpofori, una congrega culturale e letteraria nata nel XVII secolo su impulso di numerosi aristocratici di prima fascia. Ne fecero parte anche alcuni membri della famiglia Veltheim. Perciò i baroni von Veltheim esistettero realmente, ma non è tra questi il presunto barone von Veltheim che uccise nel 1898, a Johannesburg, Wolf Joel, figlio di Salomone Joel detto Solly, attivo nelle miniere d’oro, il quale Salomone era nipote ed erede di Barnaby Barnato, alias Barnett Isaacs (*), magnate dei diamanti, parlamentare, morto un anno prima misteriosamente, si dice per suicidio, all’età di 46 anni.


Ma quali gattopardi e giaguari, solo sciacalli e iene



Nell’editoriale di questa mattina, Eugenio Scalfari scrive quello che pensano in molti, e cioè che Stefano Rodotà non poteva essere il candidato sul quale far convergere i consensi del Pd, di tutto il Pd, per il semplice motivo che il suo nome è stato scelto dai 5 Stelle.

Una scusa si doveva pur trovare a questo rifiuto, silenzioso e ostinato, perfino clamoroso, da parte della dirigenza Pd. Ma quella adotta da Scalfari e da altri è una scusa che non regge quando viene dopo un mese di tentativi di fare un governo proprio con i 5 Stelle. Se i capibastone del Pd non erano d’accordo sul nome di Rodotà, allora e tantomeno potevano essere d’accordo di fare un governo con Grillo.


sabato 20 aprile 2013

La requisitoria di uno stalinista contro Solgenitsyn


Ripropongo un post del 20 marzo 2011.


Pubblichiamo questo articolo del compagno Giorgio Napolitano, membro della Direzione del PCI e responsabile della Commissione culturale, che comparirà sul prossimo numero di «Rinascita».

Anche se il clamore suscitato dall’arresto di Solgenitsyn è venuto calando, dopo la decisione delle autorità sovietiche di privarlo della cittadinanza e dì espellerlo dall’URSS; anche se alcuni giornali sono rapidamente passati dai toni declamatori e drammatici a quelli, bonari e fatui, delle curiosità sullo «shopping» di Solgenitsyn per le vie di Zurigo o sulle cospicue somme da lui accumulate, grazie ai diritti d’autore, nelle banche svizzere, nessuno più di noi sente la necessità di ritornare sui problemi che il grave caso dello scrittore sovietico ha posto e pone. E’ proprio a noi che tocca compiere uno sforzo di riflessione seria e oggettiva, visto che da tante altre parti, anche e in particolare nel nostro paese, ci si è, nei giorni scorsi, preoccupati essenzialmente di alzare il solito polverone propagandistico, di sfruttare l’occasione per una polemica a buon mercato sull’URSS, sul comunismo e perfino (si pensi a quel che hanno farfugliato i giornali del PRI e della DC) sul PCI.

Non è facile, certo, vogliamo dirlo, superare il senso di fastidio politico e morale che hanno sollevato in ciascuno di noi questa scoperta strumentalizzazione del caso Solgenitsyn, questa dilatazione acritica e forsennata – da parte di alcuni – di una vicenda indubbiamente significativa e preoccupante ma non tale da giustificare la scelta di chi le ha dato, nelle trasmissioni del telegiornale, la precedenza su ogni altro avvenimento internazionale e nazionale, questo cieco rilancio in certi casi – delle immagini più fosche della propaganda antisovietica. Ma questo legittimo senso di fastidio non ci impedisce di entrare nel vivo dei problemi reali a cui il caso Solgenitsyn ci richiama: anche se dopo aver ristabilito alcune indiscutibili verità.


Mi spiace signor Grillo, lei arriva tardi



Come si può conciliare l’elezione a presidente della repubblica di uno dei promotori del referendum sull’acqua pubblica e altre simili iniziative?

«Noi volgiamo l’acqua pubblica, la scuola pubblica, la sanità pubblica, lo Stato che si riprenda le concessioni, lo Stato che diventi Stato finalmente democratico» (*).

No, uno che ha in testa idee che coincidono con quelle di Grillo e Casaleggio, ma soprattutto con quelle di decine di milioni d’italiani, non verrà mai eletto né al Quirinale e tantomeno può essere incaricato a premier. Del resto è stato detto chiaro, anzi scritto nero su bianco, ossia che Roma deve proseguire sulla linea dettata da Berlino e Francoforte, cioè sul “tipo di decisioni politiche credibili che sono la precondizione per ottenere l’accesso all’assistenza della Bce”.


Finiamola di farci prendere per il culo



In un paese serio, laddove succedesse che le madonnine di gesso piangano e i crocifissi grondino sangue, oppure che un individuo richiamasse folle veneranti e soldi a palate mostrando le stigmate, interverrebbero le autorità mandando la polizia. I furfanti verrebbero immediatamente smasherati, inibiti, derisi. Solo in Italia le autorità pubbliche si genuflettono e anzi il Vaticano – Stato nello Stato – nomina commissioni di “esperti” per “studiare” i fenomeni. Siamo il paese dei miracoli, lo zimbello dell’Europa moderna. Tanto che non si può eleggere un presidente della repubblica decente senza il placet estero, ossia uno che già in premessa si riveli poco disposto a obbedire alla linea tracciata a Berlino, Francoforte e Bruxelles.


venerdì 19 aprile 2013

L'asso?



Renzi e D’Alema hanno impallinato Prodi per far fuori Bersani e spianare la strada per l’accordo con Berlusconi. Queste sono le ragioni più probabili. Chissà se sapremo mai la verità. A Rodotà non lo voteranno mai. Per i motivi che ho scritto stamattina, e per la ragione che l’incarico per un governo con Berlusconi lui non lo affiderebbe. Poi, al fondo, può esserci anche una questione di veti, quelli dall’estero e d’oltre Tevere. C’è a questo punto da capire anche un’altra cosa, la forza di ricatto che sta esercitando Berlusconi su alcuni esponenti del Pd. Ha in mano dei dossier? Può essere.

Vedremo chi ha in mano l'asso.

Più duro della quercia



Querbracho è il nome commerciale di un tipo di legno che nell’uso comune è diventato anche il nome di alcune famiglie di alberi dell’Argentina settentrionale e del Paraguay. Deriva ovviamente dallo spagnolo, cioè da quiebra hacha (spezza-scure), e ciò indica la sua caratteristica principale, ossia la durezza. Dalla corteccia del quebracho rosso si ricava un estratto ricco di tannino un tempo adoperato per la concia delle pelli. Recentemente, ma questo particolare lo aprendo da Wikipedia, con tale nome si indicò anche una moneta non ufficiale circolante in Argentina nella provincia del Chaco (da non confondere con quella del Choco di cui ho detto qualche giorno or sono).

Le fiches di Grillo



La conta per il Quirinale non riesce proprio a coinvolgermi emotivamente, tuttavia che su quella poltrona sieda una persona decente è il minimo. Il motivo per il quale la dirigenza del Pd non vuole Rodotà non lo dirà mai perché non può dichiaralo apertamente. Ed è un motivo molto semplice: Rodotà pur facendo parte dell’establishment, pur essendo uno di loro, non è abbastanza affidabile. Che in quell’ambiente significa una cosa sola: non è abbastanza ricattabile. Cioè non è abbastanza simile a loro.

giovedì 18 aprile 2013

En plein air



Approfittando del bel tempo, prima della pioggia annunciata per i prossimi giorni, sto nel parco tra mamme che spingono le altalene per la gioia della propria stirpe e altre che gridano richiami a cautele eccessive. Non do da mangiare ai piccioni e nemmeno alle carpe o alle trote del laghetto per non alterare l’equilibrio naturale. E poi gli avanzi di queste distribuzioni attirano le pantegane, che qui non mancano.

La Valle della Morte



Ogni innovazione tecnologica comporta i suoi pro e i suoi contro. Le vecchie lampadine a incandescenza non presentano particolari problemi per la salute e sono limitati anche quelli per l’ambiente, mentre si segnalano ben altri motivi di preoccupazione con l’impego delle lampadine fluorescenti compatte, per non dire di quelle alogene.

mercoledì 17 aprile 2013

Oligarchie



Quattro o cinque segretari o padroni dei partiti e una ventina di capi bastone delle varie correnti scelgono i candidati al parlamento. Al così detto “popolo sovrano” non resta che ratificare, secondo dove tira il vento in quel momento, questa caricatura della democrazia.

Gli stessi quattro o cinque segretari o padroni dei partiti e una ventina di capi bastone delle varie correnti si mettono più o meno d’accordo per eleggere il presidente della repubblica.

Pietruzze



Guardando l’immagine di un mappamondo, si può far caso che quasi sempre la zona del globo rappresentata ha in primo piano l’Africa. Sarà perché tutto è partito da lì? Chiedere a Giacobbo. A volte nelle rappresentazioni non c’è proporzione tra l’Italia, sovradimensionata, rispetto al continente africano. Dicono che sia questione di “proiezione” (per contro, vedi Carta di Peters).


martedì 16 aprile 2013

La bontà



Tutte queste sono idee assolutamente chiare;
in esse non v'è la garanzia che la rivoluzione avverrà;
ma in esse si mette l'accento su una precisa caratteristica di fatti e di tendenze.
Chi dice, a proposito di questi argomenti e di questi ragionamenti,
che prevedere lo scoppio della rivoluzione significa illudersi,
ha dimostrato di avere, verso la rivoluzione stessa,
un atteggiamento non marxista,
ma struvista, poliziesco, da rinnegato (*).


Come premessa ma anche come conclusione (provvisoria)

L’attenzione alla dialettica come teoria della conoscenza e segnatamente ai concetti di caso/necessità, ci serve anzitutto per stabilire il nostro effettivo rapporto con la realtà – naturale e sociale (che fa lo stesso) – , per scoprirvi il nesso autentico del rapporto tra libertà e necessità, quindi la possibilità di poter trasformare la realtà laddove è dato di farlo, in modo che – scriveva Marx – “l’uomo faccia consapevolmente ciò che altrimenti è costretto a fare inconsapevolmente dalla natura” (**).

lunedì 15 aprile 2013

L'identikid

?


Visto e considerato il quiz aperto, ognuno di noi ha in mente un nome per la presidenza della repubblica. Non mi sottraggo e confesso apertis verbis di averne uno anch’io. Stimandomi troppo, al limite del patologico, non posso annoverare il preferito tra i meno peggio, questo lo fanno palesemente in molti. Perciò la mia scelta cade sul migliore tra i possibili. Rappresenta, tra i nomi circolanti dei papabili, l’unico che stimo realmente, anche se non lo conosco di persona.

Il contratto con la morte



Nelle foreste vergini di Choco, un dipartimento della Columbia confinante con Panama (ma anche con quello di Medelin), il cui nome deriva da due locali etnie indigene di lingua diversa, nel XVI secolo arrivò il solito spagnolo, un certo Rodrigo de Bastida, che in nome del suo Re proclamò anche quella regione territorio della corona spagnola. Perciò, da quel momento, il Choco diveniva territorio spagnolo e i suoi abitanti indigeni sudditi della corona; non essendo tutti laureati come i parlamentari grillisti, furono costretti a lavorare nelle locali miniere.

domenica 14 aprile 2013

L’argent est fini



Dopo oltre 40anni ho ripreso in mano il Rapporto, dal titolo The Limits to Growth, redatto dal System Dinamics Group del Mit, noto soprattutto come rapporto del Club di Roma, e pubblicato in Italia con il titolo un po’ improprio de I limiti dello sviluppo (1972). Le cose più interessanti del Rapporto e alle quali è stata giustamente prestata maggior attenzione sono le tabelle e i grafici. Ma prima di dire di alcuni dati ivi contenuti, vorrei proporre una citazione che introduce il Rapporto, tratta dal discorso di un celebre personaggio di allora i cui moniti non mancavano mai di farsi sentire nei telegiornali scolorati (in ogni senso) di quell’epoca. Si trattava del birmano U Thant, segretario generale dell’Onu, il discorso è del 1969, quasi mezzo secolo fa. Diceva:

La libertà come prodotto dello sviluppo storico, cioè della conoscenza e della lotta



La libertà non consiste nel sognare l'indipendenza dalle leggi della natura, ma nella conoscenza di queste leggi e nella possibilità, legata a questa conoscenza, di farle agire secondo un piano per un fine determinato. Ciò vale in riferimento tanto alle leggi della natura esterna, quanto a quelle che regolano l'esistenza fisica e spirituale dell'uomo stesso: due classi di leggi che possiamo separare l'una dall'altra tutt'al più nell'idea, ma non nella realtà […]. La libertà consiste dunque nel dominio di noi stessi e della natura esterna fondato sulla conoscenza delle necessità naturali: essa è perciò necessariamente un prodotto dello sviluppo storico (*).

Molto chiaro dunque: la libertà basata sulla volontà non significa altro che la capacità di poter decidere con cognizione di causa, secondo le necessità della natura, non irrazionalmente contro di essa. La libertà è un prodotto dello sviluppo storico, e dipende dal grado di dominio che abbiamo della natura e con essa di noi stessi.

sabato 13 aprile 2013

"La più complessa impresa scientifica e la più sublime opera d’arte"



Come premessa.

In alcuni post di questi giorni do spazio alla fregola di scrivere delle cose immortali, una specie di work in progress che si va via via precisando. Si tratta di questioncelle “teoriche” che ripesco dal deposito della memoria (e imprescindibilmente dagli scaffali più alti della libreria) laddove furono relegate in angolini semibui diversi decenni or sono per occuparmi in prima persona dei destini del mondo (il mio).

L’inizio.

Il lavoro fu inventato quale castigo al tempo in cui i nostri progenitori furono cacciati dal camping di nudisti per aver raccolto frutta fuori stagione. Il padrone del camping s’incazzò come un serpente e punì la discendenza di quei due sventurati con le alluvioni, i terremoti e le brutte malattie. A Venezia mandò l’acqua alta e a Roma Alemanno.

Esattamente così, di quando andavo a catechismo, ricordo la storiella.

Poi, quando gli eredi dei due sciagurati nudisti cominciarono a prendere delle contromisure, furono inviati in missione sulla Terra i filosofi. Il Diluvio giunse quando arrivarono i blogger.

* * *

venerdì 12 aprile 2013

Cenni sul metodo




Questo post è dedicato, in particolare, a Massimo e a tutti i lettori curiosi di questo blog.

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Monta l’angoscia e la disperazione, si diffondono come contagio. Se le cose continueranno così, anzi, se andranno in peggio come tutto lascia credere, tra un poco tutte le chiacchiere su questo e su quel dettaglio politico, istituzionale e perfino economico cesseranno per lasciare posto ad altro, cioè a una questione che riguarda sì la politica e l’economia, ma da un punto di vista diametralmente opposto al disbrigo attuale. O forse no, potrebbe anche succedere, vedi il caso, che qualcuno, invece di parlarci dal balcone, insulti la nostra intelligenza dal monitor. E noi ad applaudire con un clic.

Ma facciamo i debiti scongiuri e andiamo al dunque. Si tratta – dicevo – di una questione di importanza fondamentale che investe tutto il sistema e si pone con forza, una questione che il potere con la complicità dei media non sa più come mascherare sciorinando decine di vecchie e risibili proposte spacciate per nuove.

giovedì 11 aprile 2013

Imprevedibili



Che dicevo solo 24 ore fa? Pazientate, intanto sediamoci nella sala dell’Aventino a controllare le spese della buvette. La smentita non ha tardato ad arrivare: si sono seduti in quella del Mappamondo! Non ne azzecco mai una.

Cosa c'è dietro l'angolo? Un altro angolo!



Le leggi generali di sviluppo del modo di produzione capitalistico hanno prodotto quella che comunemente chiamiamo globalizzazione, e che altro non è che una nuova tappa dell’imperialismo, cioè della necessità di espansione del capitale per i soliti fini accumulativi (e anticiclici direbbero gli esperti con la bacchetta in mano). Questo sviluppo segue leggi generali proprie sulle quali non è possibile intervenire se non mandando tutto all’aria con una rivoluzione inedita che sembra non intravvedersi ma c’è, assicuro (per non deludermi/vi) che è in movimento (non assume sempre e subito le sembianze della ghigliottina o dell’assalto al palazzo).

Procurato allarme



La notizia riportata dal Corriere della minaccia proveniente da Pyongyang di un possibile attacco missilistico della Corea del Nord al Giappone è destituita di ogni fondamento, cioè è falsa. La Corea del Nord non ha minacciato un bel nulla, è stato invece il ministro degli Esteri Yun Byung-se della Corea del Sud che, in un’audizione parlamentare, ha affermato che è molto probabile che la Corea del Nord lanci un missile quale test per missili balistici. Anche il Corriere nel testo dell’articolo, dopo aver dato voce all’allarmismo di un quotidiano nipponico, conferma trattasi dell’annuncio di un test.

mercoledì 10 aprile 2013

Il tic tac di Grillo



I paradossi della vita: vuoi vedere che mi tocca prendere le parti di Napolitano? Grillo fa l’ironico sul suo blog. Cita le parole, anzi l’aulico monito, del Presidente della Repubblica. È bastato un caffè al Quirinale e ora lo scrive con deferenza a tutte maiuscole e lo chiama “nostro”, con la enne. Pensa, ora ci potrebbe essere il nuovo governo se Napolitano lo invitava a pranzo. Pennella il ghost writer di Beppe:

"Troppi moralisti fanatici". A chi si riferisce Napolitano con queste parole? "... certe campagne che si vorrebbero moralizzatrici e in realtà si rivelano, nel loro fanatismo, negatrici e distruttive della politica".

«L'empasse» della stampa italiana


Oddio, può capitare a tutti, ma non agli ottimati raffinati dell' affintonpost.

Quelli che .....



Ricevo un commento che segnala quanta confusione vi sia, non solo sotto il cielo, ma in certe teste. L’accusa – di essere piccolo-borghese e di tirare indietro il culo “quando la situazione si fa disperata e il conflitto di classe potrebb’essere esplosivo” – è di quelle che in altri tempi poteva costare la pena capitale. Temeraria l’accusa, certo, e per ciò che vale oggi, cioè nulla, non sarebbe necessario contradirla e nemmeno commentarla. Ma bisogna pur tener conto del clima che va montando, non meno del cazzeggio facile. Ed è perciò, per celia e non per necessità, che rispondo.

martedì 9 aprile 2013

Commissariati



Buona cosa quella della mozione predisposta dai parlamentari di M5S e di Sel per il ritiro accelerato delle truppe italiane dall’Afghanistan, laddove continuano i crimini infami della Nato (11 bambini, tra gli uno e i dodici anni, uccisi nella provincia orientale del Kunar, sul confine pakistano). Una mozione è aria fritta se da essa non scaturisce un provvedimento governativo. Qui non si tratta di essere grillisti o anti-grillisti, ma di capire cos’è la politica in ambito parlamentare. Se ai punti bersaniani si fosse aggiunto, tra gli ulteriori, anche quello per il ritiro immediato delle truppe italiane di occupazione dall’Afghanistan, oltre alla mozione di principio si sarebbe potuto ottenere un risultato concreto. Purtroppo Grillo e Casaleggio non hanno figli in Afghanistan, né in divisa e tantomeno senza, così come non sono essi stessi degli esodati o dei lavoratori cassaintegrati o in “mobilità”.

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lunedì 8 aprile 2013

Chiederemo i danni per le invasioni barbariche



Ripetevo solo ieri l’altro: “I problemi europei, prima ancora che economici e monetari, sono di natura politica”. Prima ancora, non esclusivamente, beninteso. Ed è, a tale riguardo, tutt’altro che propedeutico quanto avviene in televisione, luogo deputato al dibattito sociale nelle forme lodevoli e modi garbati che sappiamo, laddove la questione dell’uscita dall’euro è trattata come una questione eminentemente monetaria, trascurando del tutto o quasi il fatto che la questione monetaria europea – e tante altre faccende – sia anzitutto questione politica, di come della moneta unica sia fatto un uso strumentalmente politico. Chiaro che poi questo fatto assuma conseguentemente determinazioni economiche decisive.

domenica 7 aprile 2013

«Questioni scolastiche»



Non è necessario “il pensiero dialettico materialista per pervenire a concepire l'evoluzione della materia e l'origine e lo sviluppo della specie umana come processi indipendenti da ogni forma di creazione”. A questo ci pensano già in tanti senza essere “dialettici”, naturalmente interpretando in maniera errata il processo di formazione della materia e non arrivando a una motivazione esauriente; tuttavia è grazie al pensiero dialettico materialista che possiamo concepire l’evoluzione e lo sviluppo come processi e conseguentemente la possibilità dello sviluppo umano dalla necessità alla libertà. Non solo concepire, ma agire in tal senso. “La via dell’umanità – scrive Hegel – è la via che dal regno della necessità porta al regno della libertà”.

Divagazioni festive



Quello di inseguire il leaderismo è un vizio che specie noi italiani non abbiamo mai perso, la nostra storia nazionale ne è molto più ricca di altre. Soprattutto è singolare il nostro modo di considerare storicamente il ruolo delle personalità più o meno di spicco. Non serve citare Macchiavelli o Le Bon, men che meno i fraintendimenti soggettivistici della psicanalisi e dintorni. È vero che il meccanismo profondo dell’autoritarietà è la suggestione, il carisma, ecc., che esiste quindi un meccanismo psico-sociologico di volontaria sottomissione e incondizionata fiducia; nondimeno si deve tener conto del meccanismo opposto, ossia quello della formazione della sfiducia e dell’insorgenza dell’insubordinazione. Così come non si deve immaginare l’autorità, il carisma, ecc., soltanto come il potere di uno o di pochi individui su un gruppo o sulla collettività; in definitiva si possono suggestionare gli individui solo con ciò che corrisponde all’orientamento delle loro esigenze e dei loro interessi, delle loro convinzioni e della loro volontà. È perciò la stessa “autorità” a essere generata dal collettivo, dalla comunità, ed è psichicamente indotta da questa. Altrimenti si rischia di ridurre la storia al carisma o alla follia di singole personalità. Paradossalmente – e chiudo perché su questo tema non voglio divagare oltre – la stessa autorità, il leader, è schiavo del collettivo, del suo stesso mito.

sabato 6 aprile 2013

Divagazioni prefestive



I problemi europei, prima ancora che economici e monetari, sono di natura politica. E un pochino c’entrano anche le differenze marcate di mentalità e di temperamento tra i diversi popoli.

I tedeschi chiamano il nostro lago Sea-Garda. È il loro mare; le località lacustri più a nord sono raggiungibili da Monaco nello stesso tempo che impiego io che vi abito a una distanza, in linea d’aria, di pochi chilometri. E poi non bisogna dimenticare che quella zona del Trentino, fino al 1918, era territorio austriaco e che dal settembre 1943 fu sottoposta all’amministrazione diretta del Reich rientrando nelle Operationszone Alpenvorland.