martedì 12 febbraio 2013

Novità



La società a capo del Corriere della sera e di molte riviste periodiche, ha deciso di operare dei drastici tagli e riduzioni, ossia di sopprimere numerose testate e liquidare personale, giornalisti e grafici. Era nell’aria e ora ne abbiamo la conferma più pregnante: siamo realmente a un cambio d’epoca che non può lasciarci indifferenti anche perché ci riguarda direttamente. L’elettronica aveva profondamente trasformato già dagli anni Settanta-Ottanta il settore della grafica e perciò la produzione editoriale quando la fotocomposizione scalzò definitivamente il piombo e cambiò radicalmente tecniche di stampa e metodologie giornalistiche. In tal modo venivano a essere abbattuti i costi riducendo i tempi di lavorazione e aumentando la produzione, quindi mutando anche qualitativamente il prodotto. Oggi la rivoluzione elettronica compie un altro passo decisivo e può ben essere paragonata negli effetti presenti e in quelli prefigurabili alla rivoluzione che cinque secoli fa ebbe protagonista il libro a stampa e accompagnò l'espansione europea e la nascita del capitalismo.

La carta stampata, anzitutto il libro e il giornale, va perdendo ruolo quale supporto materiale della comunicazione scritta, sostituita da nuovi materiali e strumenti e da una concezione tutta nuova della produzione, trasmissione e fruizione della comunicazione scritta. Nessun altro mutamento nella sfera della comunicazione ha avuto un impatto sociale recente così forte dopo il cinema e la televisione. E siamo solo agli inizi, le potenzialità della comunicazione elettronica si aprono a prospettive quasi insospettabili meno di mezzo secolo fa, un cambiamento su scala globale che sta avendo, per così dire, effetti antropologici e che interessa anche le nostre funzioni psichiche e comportamentali: gusti, mentalità e morale, nuovi modi di controllo individuale e sociale.

D’altra parte, osservava Marx qualche tempo fa, la produzione di plusvalore relativo (dominio reale) richiede produzione di nuovo consumo, richiede cioè che il circolo del consumo all’interno della circolazione si allarghi allo steso modo in cui prima si allargava il circolo della produzione. In primo luogo espansione quantitativa del consumo esistente; in secondo luogo creazione di nuovi bisogni attraverso la diffusione d quelli esistenti in una cerchia più larga; in terzo luogo produzione di nuovi bisogni e creazione di nuovi valori d’uso. La formazione di tutte le qualità dell’uomo sociale e la produzione di esso come uomo per quanto possibile ricco di bisogni perché ricco di qualità e relazioni, tutto ciò è condizione della produzione basata sul capitale.

Nella fase del dominio reale totale, il capitale, avendo ormai occupato tutto lo spazio geografico, per continuare a espandere e quindi per allargare ulteriormente il mercato, deve rivoluzionare incessantemente la sfera del consumo.

Le trasformazioni tecniche e tecnologiche nella sfera della comunicazione non modificano solo il mercato e il lavoro, ma anche gli ordini gerarchici, e inoltre creano inevitabilmente una nuova selezione degli elementi tradotti in informazione, nuovi linguaggi e modellizzazioni, relegando sullo sfondo tutto ciò che diventa estraneo ai nuovi interessi dei grandi trust che controllano la comunicazione, in ultima analisi tutto ciò che è in opposizione alla “cultura dominante”. Quanto è considerato “caos esterno”, non ufficiale e “extraculturale”, perde traccia nello spazio della comunicazione laddove sono fissati nuovi principi e canoni di ciò che è considerato “cultura”, in definitiva l’immagine illusoria di questa società. È un po’ ciò che sta avvenendo con il declassamento di molte lingue parlate e la conseguente distruzione di memoria delle comunità.

Così come l’ultimo grande gerarca dell’ex Sant’Uffizio lascia per la pensione, allo stesso modo se ne va in quiescenza la vecchia censura e le brutali pratiche di bruciare i libri eretici o marxisti nelle piazze. Oggi la censura ha assunto una nuova dimensione e pervasività, molto più sottili le sue pratiche sotto le mentite spoglie della più ampia libertà comunicativa che apparentemente sia mai stata data.

3 commenti:

  1. Proprio pochi giorni fa facevo un ragionamento affine: pensavo a quanto il XX secolo, seppur da ricordare come cruciale nei settori tecnologico e delle comunicazioni, sia stato paradossalmente (?) anche il secolo della diffusione delle più grandi menzogne di massa (una su tutte).

    Da qui a rimembrare Orwell, il passo è breve:
    "Nell'epoca dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionaro".

    Grazie per i suoi atti rivoluzionari quotidiani, Olympe.

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  2. artigliodeldiavolo12 febbraio 2013 19:42

    Una volta pensavo che urlando mi sarei fatto sentire, ero giovine....ora i tuoi sussurri esplosivi fanno tremare i potenti, sicura che non sia colpa tua se il papa si è dimesso? Un abbraccio e grazie di esistere.

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