domenica 13 gennaio 2013

L'offerta migliore: i soldi degli enti locali


Ieri ho visto l’ultima fatica del regista Giuseppe Tornatore: La migliore offerta. Il protagonista del film (Geoffrey Rush) è un proprietario e battitore d’asta, famoso antiquario, certo Oldman (pensa un po’ che fantasia), quindi connoisseur di vaglia, o expertise che dir si voglia, il quale acquista per proprio conto con la complicità di un amico – quindi in incognito – dipinti di ritratti femminili per una propria vastissima collezione segreta. E qui il regista-sceneggiatore la fa fuori del vaso, ha voluto strafare davvero. Alcuni dei ritratti inquadrati – del Bronzino, Tiziano (sopra la spalla dx della protagonista nella foto qui sotto), Modigliani, Guido Reni, Rembrant, Leonardo (?) – sono troppo noti e alcuni celeberrimi per appartenere a un’unica collezione, perlopiù privata, senza che se ne sappia nulla in proposito. Tra le opere della collezione mi pare di aver scorto anche Renoir, Ingres, Vigée-Le Brun, Goya, Hayez, Tissot, Boldini, Picasso e sicuramente William-Adolphe Bouguereau, un artista d’indubbio talento che ebbe però la sfortuna di operare nell’Ottocento e agli inizi del secolo successivo, perciò annoverato nell’art pompier. Il grande dipinto in esergo che adorna questo blog è opera sua. Insomma, nel caso di Oldman e della sua collezione d’arte si tratta di troppo colore celeberrimo per un solo caveau.


L’attenzione dello spettatore, più che attratta dal dipinto di Georges De La Tour che viene battuto in asta o da quello della Veliante (nome di pittrice di fantasia), dovrebbe essere sviata – almeno nelle intenzioni del regista – da un espediente, ossia la ricostruzione di un automa antico, realizzato originariamente da Jacques de Vaucanson, che l’antiquario recupera pezzo-pezzo nelle cantine di una antica villa (Colloredo-Mels-Mainardi di Gorizzo) di campagna del ‘600 – nella foto – sottoposta a maldestri effetti speciali blu screen per farla risultare situata in un centro urbano. Tuttavia anche i meno smaliziati capiscono subito che il tema del film è ben altro e non può essere semplicemente una storia d’amore, bensì il racconto di un’ingegnosa quanto improbabile …..


Quello che lo spettatore forse non sospetta è che il film – girato in parte a Terlano e a Bolzano, ma anche a Trieste – ha avuto tra gli altri il contributo di 1,7 milioni della provincia altoatesina e 70mila euro dalla regione Friuli-VG (la quale invece li ha negati esplicitamente al film di Bellocchio sulla vicenda di Eluana). Anche le cartoline girate da Tornatore a Praga sicuramente non sono venute gratis. Ormai il cinema diventa sempre più un veicolo di promozione turistica (in passato lo era – forse con più disincanto – dell’industria del tabacco e dell’alcol).

Mi chiedo, a proposito dell'automa, se il regista non abbia tratto spunto dal film di Scorsese, Hugo Cabret.

P.S. : la villa dove è stato girato il film, massiccia costruzione residenziale affiancata da due barchesse allungate e simmetriche, con la facciata nobilitata da un’elegante balconata a trifora in pietra e da un portale incorniciato dal bugnato, oggi ha quattro nomi: Colloredo-Mels-Mainardi-Bianchi. Ermes Colloredo, nato nel 1622, fu paggio alla corte del Granduca di Toscana, ufficiale nella guerra dei Trent’anni, intimo dell’imperatore Leopoldo I a Vienna che, insofferente alle etichette di corte, nel 1663 abbandonò l'Austria per trascorrere gli ultimi trent’anni della sua vita nella villa di Gorizzo, oggi frazione di Camino al Tagliamento, sulla strada provinciale 93. Due secoli dopo vi fu ospite degli zii Mainardi, imparentati con i Colloredo, Ippolito Nievo, come ci testimoniano le sue lettere e forse la descrizione della grande casa all'inizio del suo celebre romanzo. Se così fosse, sicuramente molto era cambiato nelle sue cucine, descritte miserrime dal Nievo, rispetto a quelle del conte Ermes, sulla cui tavola non mancava mai pernice e fagiano, ostriche, granciporri, storione, stufato con vitello e cappone.


Leggo che un'ala della villa è adibita ad agriturismo.

10 commenti:

  1. mi conforta la lettura del suo post, e non sa quanto...pensavo fossi già avviata ad un percorso di decadimento cognitivo nella capacità di cogliere elementi di critica del film dato il clima osannante; elementi che lei ha saputo evidenziare cogliendo alcune "incongruenze e forzature".

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    1. grazie carissima, per aver colto anche quelle sottintese. avrei mai potuto scrivere della squallida mimica alludente relativa al succhiamento (mi passi il termine) del dito del piede (con relativi rumorini esplicativi) della protagonista con esposizione in penombra del proprio sesso? di male in peggio, non c'è che dire

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  2. carissima olympe,questa sera sono andata a vedere il film , e, con grande rammarico perchè tornatore mi è sempre piaciuto molto, devo constatare che l'analisi che hai tracciato sul film mi trova totalmente d'accordo , punto su punto. non mi aspettavo una delusione così grande .allora sono andata a leggere i commenti rilasciati da chi è andato a vederlo .ennesima delusione ! praticamente tutti favorevoli a considerare l'ultima fatica del regista siciliano un autentico capolavoro ! siamo pochi e siamo circondati. su tutti i fronti . ciao

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  3. Non trattandosi di un documentario, è del tutto normale che le scenografie vengano scelte qua e là ed adattate alla storia, che è finzione cinematografica, illusione, non dimentichiamocene!Tornatore esagera sempre un po', anche stavolta, ma nel complesso il film mi è piaciuto. E' un film internazionale che può essere apprezzato dal pubblico di tutto il mondo, e non una di quelle commediole di vita di coppia romanesca che non riescono a varcare il confine. Il soggetto è originale e l'incastro, assai difficile, ben riuscito. Che il vostro snobismo perdoni gli eccessi barocchi di Tornatore! Semmai la nota "stonata" è la musica di Morricone, che ripete sempre le stesse note dai tempi di "c'era una volta in America" ed enfatizza grossolamente certi momenti importanti del film.

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    1. primo: non ho criticato l'ambientazione cinematografica se non per il fatto che la villa, nel contesto del film, è fuori luogo. una villa veneta a londra, parigi, vienna, dove? decadente e abbandonata con un prato incolto in pieno centro urbano? ne conosce qualcuna di quel tipo?
      secondo: non metto in dubbio che un simile film possa essere apprezzato dal pubblico internazionale, così come la pizza e le tagliatelle alla bolognese a New York o gli involtini primavera in un restaurant "cinese"
      terzo: sulle commediole sono d'accordo, probabilmente per motivi diversi dai suoi
      quarto: è proprio l'incastro che non sta in piedi; le faccio un solo es.: un vero connoiseur si sarebbe accorto che l'arredamento messo in vendita era incoerente e fuori contesto rispetto alla villa; e poi un furto di quel genere non avrebbe senso, tutte le opere sono troppo note, ecc.
      ultimo: sulla musica sono d'accordo

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  4. Non è questo il punto del discorso. Può essere ovvio che l'incastro non sta in piedi perchè nella realtà talune situazioni non sarebbero possibili. Ma non è questo importante, poichè quelle situazioni sono un SIMBOLO di qualcos'altro. Il regista non ha di certo voluto cercare la coerenza dal punto di vista fattuale poiche lo scopo era altro.

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  5. Non esageriamo con le incongruenze delle scene e dei posti,riflettiamo come l'amore per una persona alla fine annienta ogni grande passione per le cose.Alla fine Oldman cercherà LEI,Claire,la sua più grande aspirazione e dolore.

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  6. Beato lei! Sono brasiliana. Qui i film sono di grosso; cose grotesche. Violenze, oppure cose superficiali... e anche con denaro pubblico. Lei puó vedere cose troppo belle, perlomeno. Un baccio. anna

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    1. cara Anna, nulla è casuale, tantomeno ciò che riguarda la produzione ideologica. la borghesia brasiliana evidentemente a molto a cuore di non turbare le anime semplici. in altre forme, forse un po' più evolute, è ciò che accade anche in italia e altrove. due baci.

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