mercoledì 12 settembre 2012

Digressioni



Ho letto alcuni commenti sulla decisione presa dalla Bce, cioè dai governatori delle banche centrali nazionali, di implementare il meccanismo di acquisto dei titoli di stato dei paesi in difficoltà in cambio di nuove misure di taglio della spesa pubblica e simili. Tale decisione dovrebbe consentire alle banche del nord Europa di aver tempo per disfarsi delle obbligazioni statali dei cosiddetti Piigs, ma al contempo i titoli spazzatura andrebbero a carico della Bce. Un circolo, a ben vedere, vizioso.

Si assiste, inoltre, dal lato finanziario, al deflusso di capitali nazionali verso la qualità, cioè verso le banche dei paesi ritenuti solidi, come la Germania e la Danimarca o come la Svizzera. Si tratta di una vera emorragia che non trova contrasto. Soprattutto si assiste impotenti a una frantumazione evidente dei sistemi economici dei diversi paesi europei, un fatto questo che ha un enorme peso, come del resto è facile intuire, e sul quale ormai tutti convengono dopo anni di diatribe crisaiole (*).

Queste grossomodo le notizie riportate dai media e che in parte possiamo cogliere anche direttamente a riguardo della crisi monetaria e creditizia. Poi vengono le congetture e le interpretazioni e si può scegliere fior da fiore, ma la sostanza resta questa: si prendono queste misure per guadagnar tempo, fare in modo che gli stati membri in difficoltà possano morire lentamente, eccetera.

Quali siano le reali intenzioni di chi tira le fila dell’euro, noi possiamo desumerlo, ma non saperlo con certezza. Quali siano le loro illusioni, invece, lo sappiamo bene perché esse riguardano l’ideologia di supporto, il collante del pensiero economico-finanziario dominante. Di un fatto essi sono convinti, a ragione, ossia che l’essenza della produzione capitalistica implica la produzione senza riguardo ai limiti del mercato. Solo che da questa consapevolezza essi inferiscono risposte sbagliate ai problemi. Di seguito un esempio.

La crisi, da un lato, si manifesta come ristagno, che è sovraccarico di merci, e ciò perturba la riproduzione del ciclo economico. Ma questo perturbamento colpisce anzitutto i salariati i quali sono costretti a consumare di meno o non consumare affatto determinate merci che abitualmente entravano nel loro consumo (pensiamo ai cosiddetti beni durevoli). Senza dubbio essi acquisterebbero queste merci (una nuova auto, un frigorifero) per necessità reale o per bisogno indotto, ma non possono acquistarle perché non ne hanno i mezzi e non ne hanno perché non possono continuare a produrre (sovrapproduzione di forza-lavoro) perché si è prodotto troppo.

Il fatto poi che alcuni settori della produzione soffrano per la crisi di sovrapproduzione mette in crisi anche settori dove altrimenti la sovrapproduzione non sussiste. Tutte queste industrie hanno una cosa in comune, ossia che i salari e profitti non vengono consumati come reddito (nella misura in cui essi non vengono accumulati) nel loro proprio prodotto. La crisi dell’auto in Europa è in tal senso un esempio dei più evidenti.

A questo fenomeno della crisi, si è risposto con l’invito di “allargare la produzione” e quello “di produrre qualche cos’altro”, ma soprattutto con il taglio dei salari e l’aumento della produttività. Ecco come la comprensione superficiale dell’essenza della produzione capitalistica porta a risposte sbagliate che invece di migliorare la situazione, l’aggravano.

Gli ideologi del liberismo vedono nell’accumulazione del capitale un accrescimento incondizionato della ricchezza generale e del benessere popolare (tanto più se lo stato si tiene alla larga, salvo soccorrere le banche). Essi possono arrivare perfino a concepire come il limite della produzione è il profitto dei capitalisti e non il bisogno dei produttori. Tuttavia, essi non potranno mai mettere in chiaro, date le loro incrostazioni ideologiche, come sovrapproduzione di prodotti e sovrapproduzione di merci siano due cose completamente distinte. È lo stesso errore che commettono, per altri versi, quei geniali fenomeni della “decrescita felice”.

Essi credono, per dirla con Marx, che da un lato il modo di produzione borghese sia quello assoluto e quindi un modo di produzione senza determinazione specifica più precisa, se non puramente formale. Dall’altro lato essi non possono ammettere che il modo di produzione borghese implichi una limitazione del libero sviluppo delle forze produttive, limitazione, come sottolinea Marx, che si manifesta nelle crisi e fra l’altro nella sovrapproduzione, il fenomeno (non la causa) fondamentale delle crisi.

(*) Scrissi qualche giorno fa: Sbavano di gioia ogni volta che i loro padroni domandano loro di annusare un nuovo fenomeno con cui si manifesta la stessa crisi; loro che amano tanto le definizioni e le etichette, adducono mille pretesti per non nominare mai ciò che la loro scienza orfana d’intelligenza non può e non vuole risolvere ….

6 commenti:

  1. http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/09/12/Sentenza-Esm-Berlino-Ue-fiato-sospeso-_7462241.html

    la crisi è finita! Esultiamo!!

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  2. brindiamo

    a luglio -7,3 produzione rispetto a luglio precedente

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  3. Una cosa riguardo il deflusso: Svizzera a parte (la quale indubbiamente "lava ancora più bianco"), le banche paesi "europei" tipo quelli che hai citato, come fanno ad accogliere denaro per esempio italiano senza che via sia un freno? Fa parte delle regole UE (perdona l'ignoranza in materia).
    E poi, scusami, ma potresti esemplificarmi la differenza tra sovrapproduzione di"prodotti" e sovrapproduzione di "merci"? Grazie.

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    1. sono i poveracci che esportano materialmente i capitali, oggi basta un clik

      per es.: nell'antichità si aveva sovrapproduzione di prodotti egli antichi non si sognavano di trasformare tale sovraprodotto in capitale (salvo poche entità). Presso di loro bbe grande sviluppo la tesaurizzazione vera e propria e perciò restava improduttivo una gran massa di sovraprodotto. Essi trasformavano gran parte di questo in spese improduttive per opere d'arte. religiose, lavori pubblici. insomma essi non andarono mai, in generale, oltre il lavoro artigiano. la ricchezza che essi creavano per il consumo privato era relativamente piccola e appare grande solo perché ammassata in poche mani, che del resto non sapevano cosa farne. se perciò non vi era sovrappproduzione, vi era sovraconsumo della ricchezza.

      nel considerare la metamorfosi della merce, la trasformazione della merce in denaro e viceversa, può invece creare, a casua delle perturbazioni indotte dalla sovrapproduzione, la possibilità della crisi.

      invece quando si ha a che fare con la circolazione SEMPLICE – non con la circolazione del capitale – questa difficoltà non si presenta. per non aprlare poi della concorrenza dei capitali e il credito.

      che cosa vuol dire dunque sovrapproduzione di capitale? sovrapproduzione di masse di valore destinate a produrre plusvalore o, considerata secondo il contenuto concreto, sovrapproduzione di merci destinate alla riproduzione

      produrre molto pane non significa produrre molta merce se non nelle condizioni della produzione di merci. ma a qual punto cosa produci concretamente ha un significato economico nullo. prego

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  4. Cara Olympe, la ringrazio anticipatamente per le risposte che mi darà. Mi rendo conto della mia ignoranza, per cui dato il poco tempo a disposizione, sono costretto (quasi) a rivolgermi alla sua pazienza.
    Estrapolo i brani dove ho bisogno di delucidazioni.
    "Tutte queste industrie hanno una cosa in comune, ossia che i salari e profitti non vengono consumati come reddito (nella misura in cui essi non vengono accumulati) nel loro proprio prodotto".
    Poi anch'io non ho capito come Luca, qual è la differenza tra sovrapproduzione di "prodotti" e sovrapproduzione di "merci".

    Ed in ultimo: "per dirla con Marx, che da un lato il modo di produzione borghese sia quello assoluto e quindi un modo di produzione senza determinazione specifica più precisa, se non puramente formale", in particolare il sottolineato.

    Grazie ancora e saluti da F.G.

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    1. 1) se l'industria presso la quale lavoro mi licenzia o mi fa lavorare meno ore o mi taglia il salario, chiaro che ho meno soldi per acquistare i prodotti che tale industria produce. ciò vale anche per il padrone per il suo profitto e quindi per la parte di esso che spende come reddito

      2) a luca ho risposto

      3) anche questo si può dedurre da quanto risposto a luca quando mi riferisco alla società antica e alle differenze con quella borghese

      ciao

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