martedì 11 settembre 2012

Banalità del liberalismo



«Every man has a property in his own person».

Questa frase è una bischerata anche se appartiene a John Loke. A lui, nel contesto del proprio tempo, va perdonata. Oggi non più. Noi sappiamo o dovremmo sapere che formalmente siamo tutti proprietari della nostra persona, liberi, non più sudditi o servi di altri, formalmente nemmeno in Cina. 

Dal lato pratico, siamo schiavi. Non tutti, la maggioranza. Fino a quando esisteranno dei padroni, esisteranno degli schiavi che possiamo etichettare come vogliamo: anche come lavoratori. A ben vedere, non sono pochi i proprietari di schiavi che dicono di lavorare molto, di essere a loro volta, quindi, dei lavoratori.

Chi dipende da altri uomini per la propria sopravvivenza, per procacciarsi un lavoro, non può definirsi un uomo libero. È libero formalmente, e questa è una conquista del nostro tempo. Separato però dai mezzi di lavoro, l’operaio è diventato una merce ed è una fortuna per lui trovare un acquirente della propria forza-lavoro. Diventa schiavo al servizio dell’avidità altrui. Ecco di cos’è proprietario un salariato, della propria forza-lavoro, del diritto di vendersi in quanto proprietario del proprio corpo.

Le prostitute (e i prostituti) sono proprietarie dei propri corpi. L'operaio, in quanto proprietario del proprio corpo, della propria forza-lavoro, ha la disgrazia di essere un capitale vivente e quindi avente dei bisogni, un capitale che ad ogni istante, quando non lavora, perde i propri interessi e quindi la propria esistenza. La produzione di merci produce l'uomo non soltanto come una merce, la merce umana, l'uomo in funzione di merce; ma lo produce, corrispondentemente a questa funzione, come un essere tanto spiritualmente che fisicamente disumanizzato.

Anche l’aumento del salario eccita nell’operaio il desiderio di arricchirsi, che è proprio del capitalista, ma che egli può soddisfare soltanto col sacrificio del proprio spirito e del proprio corpo.

Il capitale è dunque il potere di governo sul lavoro e sui suoi prodotti. Il capitalista possiede questo potere, non in virtù delle sue qualità personali o umane, ma in quanto è proprietario del capitale. Il potere d'acquisto del suo capitale, che nulla può contrastare, è il suo potere.

Quando tutti gli uomini saranno liberi dal bisogno, non avranno più la necessità di essere proprietari di qualcosa, e non si porranno il problema della proprietà del proprio corpo. Quando la loro attività sarà libera e cooperante, quando il lavoro non sarà più soltanto un mezzo per la loro esistenza, quindi quando non produrranno solo sotto l’impero del bisogno fisico immediato, solo allora gli uomini produrranno veramente in modo universale e non solo merci per il profitto, cioè unilateralmente.

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