sabato 4 agosto 2012

Del cazzeggio



Una delle cose che mi piace di più è il dialogo con le persone, la chiacchiera e, se viene, la battuta. Se sono davvero persone interessanti, le ascolto e basta. Al massimo chiedo ragguagli. Questi incontri del mio tipo sono eventi sempre più rari. Invece la maggior parte degli esseri morenti con i quali mi capita d’incrociarmi, padroneggia l’arte di non ascoltare gli altri. Conoscendoli devi scegliere con cura un argomento che in qualche modo non dico li colpisca al cuore, ma almeno li sfiori sulla pellaccia. È inutile perché essi ti guardano con occhi distratti e lontani. Non sanno trattenersi per più di qualche secondo e t’interrompono iniziano a parlare d’altro, di se stessi ovviamente, ossia dell’argomento che più di ogni altro li appassiona e coinvolge. La banalità trionfante, immancabile.

Credevo fosse una disfunzione di certe categorie di persone, e invece costato essere un tratto comune in molti individui di tutte le estrazioni sociali. Una delle cause dev’essere senz’altro lo schermo piatto dove dei gigolò senza talento recitano questo genere di copione. Non parliamo poi dei temi di discussione. Per ore, giorni e per un’intera stagione dissezionano un tema che semplicemente non conoscono e che spesso non ha riscontro nella realtà se non come un’allucinazione diffusa dai media e da chi li controlla. A chi verrebbe in mente, tra esseri normali, di discutere per esempio dello spread come se si trattasse di una cosa reale?

Perché lo spread non è reale? Risposta: perché l’anno scorso di questi tempi l’avevi mai considerato? Eppure c’era, ma è diventato questione comune, oggetto reale, solo quando è stato deciso di farlo. Un po’ come le divinità, esse regnano solo quando qualcuno decide che possono farlo. Esse sono, come lo spread, un al di là della realtà e si materializzano solo quando vengono opportunamente evocate. Se no, non esistono o sono reali solo per pochi e in certi ambienti, banche e conventi. Facciamo sempre meno caso al fatto che vi sono cose reali che non conosciamo e cose irreali che crediamo di conoscere.

L’epoca borghese che vuole fondarsi scientificamente nega per esempio il fatto che il marxismo sia una scienza. E ciò avviene per l’appunto da quando Marx ha legato strettamente la sua teoria e le sue scoperte alla comprensione razionale delle forze che agiscono realmente nella società. Queste forze restano per la gran parte delle persone perfettamente sconosciute ma non per questo meno vere e con meno effetto. Da questo punto in poi nasce l’incomprensione e l’incomunicabilità. Vedi un po’ dove vado a parare stamattina. Ciao.

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