martedì 3 luglio 2012

L'essenza di una testolina fine

-->
« Per Marx il lavoro è 'l'essenza del valore' », scrive Massimo Fini, un giornalista tanto superficiale quanto stimato da un certo pubblico e del quale non varrebbe la pena di occuparsi se non appunto per la curiosità di certe sue affermazioni che un tempo il buon senso non avrebbe accordato loro alcuna considerazione.

Per Marx il lavoro – di per sé – non è necessariamente 'essenza del valore'. Per un semplice motivo: solo il lavoro che si scambia con capitale può diventare produttivo e perciò trasformarsi in valore. Perciò in Marx è fondamentale la distinzione dei concetti di “lavoro” e “forza-lavoro”, così come quella tra lavoro produttivo e improduttivo. Il progettista di una casa compie un lavoro produttivo, per quanto non si sporchi di malta e sulle mani non compaiano calli. Il lavoro di un chirurgo, per quanto la sua “essenza” risulti spesso utile, scambiandosi il suo lavoro con reddito e non con capitale, non produce alcun valore. Scrive al riguardo Marx:

Smith aveva sostanzialmente ragione col suo lavoro produttivo e improduttivo, ragione dal punto di vista dell’economia borghese. Ciò che gli viene contrapposto dagli altri economisti è o sproloquio (per esmpio Storch, Senior ancor più pidocchiosamente), e cioè che ogni azione produce comunque degli effetti, per cui essi fanno confusione tra il prodotto nel suo senso naturale e in quello economico; secondo questo criterio anche un briccone è un lavoratore produttivo poiché, mediatamente produce libri di diritto criminale; (per lo meno questo ragionamento è altrettanto giusto per cui un giudice viene chiamato lavoratore produttivo perché protegge dal furto). Oppure gli economisti moderni si sono trasformati a tal punto in sicofanti del borghese da volerlo convincere che è lavoro produttivo se uno gli cerca i pidocchi in testa o gli sfrega l’uccello, giacché quest’ultimo movimento gli terrà più chiaro il testone — testa di legno — il giorno dopo in ufficio (Grundrisse, Meoc, XXIX, p. 203).

Senza contare che se l’”essenza” di questo valore, cioè il lavoro produttivo, fosse pagata integralmente, addio ciccia!

2 commenti:

  1. L'essenza del sindacato:

    GIORGIO CREMASCHI: L’AUTOCRITICA DI UN IMBROGLIONE

    http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=10526

    Ciao,gianni

    RispondiElimina
  2. ah, grazie. si sapeva, è evidente.

    RispondiElimina