venerdì 23 marzo 2012

Non collaborare mai


Sappiamo già chi verrà colpito, perché da qualche mese i capi girano nei reparti e minacciano i delegati non allineati e gli operai che resistono all'intensificazione del lavoro, annunciando loro che, «appena passa l'abolizione dell'art. 18, sei fuori!».

È quanto scrive oggi su il manifesto Guido Viale. La sconfitta sull’articolo 18, sulle pensioni e ancora prima sulla scala mobile, viene da lontano e ha per quadro di riferimento, da un lato, la creazione di un mercato globale dello sfruttamento, quindi la lotta del capitale per la totale sussunzione della forza-lavoro nella nuova fase del processo di accumulazione, e dall’altro l’accettazione dell’ideologia neoliberista di accompagno che s’incarna nella partecipazione di partiti e sindacati alla demolizione degli istituti di garanzia e tutela del lavoro costituiti in anni di dure (e sanguinose) lotte.

E a proposito di tale fattiva collaborazione, non può essere casuale che la formazione dei quadri dirigenti dei partiti (associazioni private che legalmente e illegalmente si spartiscono ingenti quote di denari pubblici) avvenga negli stessi recinti di produzione del pensiero dominante. Né può essere casuale che degli oltre mille parlamentari italiani, nei seggi nazionali ed europei, non vi sia un solo operaio. Né deve sembrare inconsueto ormai che, salvo casi rarissimi, nei vertici sindacali non si rintraccino esponenti che abbiano compiuto un’esperienza lavorativa se non occasionale.

Non è quindi né casuale e nemmeno straordinario il fatto che questi gruppi dirigenti abbiano sposato in pieno l’ideologia delle istituzioni sovranazionali agli ordini del sistema finanziario, attribuendo i motivi del deficit di bilancio e del debito statale ai presunti eccessi della spesa sociale. Per contro, le quote di ricchezza accresciute dagli sgravi fiscali, sia in Usa e in Europa, dimostrano ad abundantiam quanto falsa sia questa idea. Scrive Luciano Gallino nel suo ultimo libro a riguardo delle imposte sulle società:

«Uno studio della KPMG, nota società dei servizi finanziari operante anche in Italia, condotto in 80 paesi e pubblicata nel 2010, mostra come il tasso medio dell’imposizione fiscale sia stato ridotto tra il 1995 e il 2010 dal 38 al 25%. Tra gli Stati più generosi nei confronti delle società vi sono la Germania, che ha tagliato detto tasso di 22 punti, dal 51,6 al 29,4%, la Grecia, che di punti ne ha tagliati 16 (dal 40 al 24%); l’Irlanda, che lo ha dimezzato, passando dal 24 al 12,5%; e l’Italia, che lo ha ridotto di quasi 10 punti (dal 41,3 al 31,4%).

Si noti – prosegue Gambino – che quelli indicati sopra, pur ribassati, sono i tassi ufficiali di imposizione fiscale. In realtà, un buon numero di società, in ogni paese, paga assai meno, per diversi motivi».

Gambino illustra in seguito altri dati assai interessanti al riguardo e specie in riferimento agli Usa. Tuttavia, al riguardo dell’Italia, sappiamo che quasi il 40% di Spa e Srl dichiara un valore netto della produzione negativo o assente! Pertanto, se nelle società di capitale abbiamo livelli cosi alti di valori negativi o assenti, quanto è alto il valore negativo delle società soggette agli studi di settore? Quindi se è vero che l’aliquota fiscale sulle imprese italiane è tra le più alte di Europa, bisogna altresì tener conto che la base imponibile è estremamente esigua. L’aliquota media delle 2022 società analizzate nel 2009 da Mediobanca è passata dal 29,1% al 23,1% e il tax rate minimo emerso dai bilanci delle società quotate era dell’ 11,8%. Ed è questo un motivo per il quale insisto nel dire che la strafenexpedition tra le baite alpine dell’ufficio delle entrate è solo un presa per il culo.

Vedo di dare solo qualche cifra  aggiornata al 2012 (non voglio tediarvi oltre): la tassazione di redditi da partecipazioni in società di capitali (residenti), concorre alla formazione della base imponibile per il 5% dell’utile distribuito; la tassazione di plusvalenze da cessioni di partecipazioni in società di capitali (il capital gains) sulle società residenti, concorre ugualmente con il 5% della plusvalenza alla formazione della base imponibile. E l’operaio e il pensionato paga il 23%!!

Vogliamo parlare poi della tassazione che riguarda le successioni? È irrisoria. Si dirà: ricchezza accumulata in una vita di lavoro e di sacrifici. In certi casi è vero per quanto riguarda il de cuius, ma i figli e i parenti che cazzo c’entrano, quale lavoro e sacrifici hanno prodotto? E si potrebbe continuare a lungo, citando il ruolo della criminalità organizzata contigua alla politica, la corruzione come sistema generalizzato, ecc..

Pertanto che si fa? Il minimo è creare una situazione generale di non collaborazione con lo Stato, i partiti e i sindacati, oggettivamente alleati con il nemico di classe. Essere passivi nei luoghi di lavoro, disinnescare attivamente, quando è possibile, i meccanismi dello sfruttamento, quindi stimolare un clima di ostilità e di sano odio di classe, ricambiando in ciò il tipico atteggiamento padronale. Isolare i collaborazionisti e ricordare sempre che la crisi è solo uno degli espedienti per metterci sotto. Non esistono padroni buoni e padroni cattivi, ma solo padroni e schiavi.

4 commenti:

  1. Ieri a La7, ho sentito un imprenditore di Forlì. A sentire lui, era un benefattore e non uno votato alla sola cosa che interessi l'imprenditore, piccolo medio o grande che sia...il profitto.
    Sono contento, che ha iniziato ad indicare almeno il minimo che s'ha da fare.

    Saluti...Luigi.

    P.S.
    Voglio segnalare l'ottimo canale su YT del prof. Garroni: http://www.youtube.com/user/mirkobe79

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  2. Nelle recentissime elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali di base,nel pubblico impiego, la CISL ha raccolto, su scala nazionale, una significativa insperata maggioranza. Ma anche le altre sigle si dichiarono soddisfatte dei brilanti risultati raggiunti. Nei corridoi uggiosi dei ministeri sono tornate, per festeggiare con le nuove, antiche figure sindacali in quiescenza da anni. La strada appare stretta, lunga, in salita ed anche un po' triste. Ai padroni ed agli schiavi, tra le categorie menzionate, aggiungerei i servi.
    Conscrit

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  3. vero, già aggiunti nel post successivo

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