domenica 16 ottobre 2011

Purché non rompano le fioriere



Ieri pomeriggio ascoltavo Radiotre, si parlava dell’assedio di Leningrado (1941-’44), materia che pratico abbastanza. A un certo momento è intervenuto un “esperto” dicendo testaualissimamente: “ci sono stati alcuni morti” tra gli abitanti. Le fonti parlano di un terzo. La popolazione era di circa 3.000.000. La maggior parte morti letteralmente di fame. Oppure combattendo. Così si costruisce il senso comune e la memoria, con la falsificazione e l’istupidimento.

Altro livello di senso. Sappiamo che per costruire i nostri computer e per farli funzionare c’è bisogno anzitutto di energia e materie prime che provengono dai posti più disparati del mondo. E lavoro, sempre sfruttato, dove il downsizing diventa la regola. Per procurarsi queste merci, compreso il lavoro, a un prezzo più basso possibile, la concorrenza è spietata e si combattono guerre cruente, di tutti i tipi, alla luce del sole e più spesso sotto mentite spoglie. La Libia è solo l’ultimo caso. Chi controlla gli approvvigionamenti di materie prime, in primis quelle strategiche come gli idrocarburi, i mercati e le rotte commerciali, comanda il gioco. Oggi come in tutte le epoche storiche precedenti.

Il discorso si complica quando passiamo ai comportamenti quotidiani. Siamo per strada, dobbiamo fare rifornimento per la nostra auto. Il distributore è Tamoil (ma potrebbe anche essere un altro), sappiamo che questa compagnia appartiene (fino a ieri) a Gheddafi. Se dovessimo essere coerenti ad una certa logica, dovremmo scendere e spingere l’auto. Però quando beviamo una tazza di tè o caffè spesso l’unica preoccupazione è se metterci lo zucchero o il latte. Queste sono minuzie, ma riguardano lo stesso metodo d’istupidimento di cui sopra, di piccoli borghesi che si adattano alle idee dei padroni della vita, quelli che ci dicono che gli “indignati” hanno ragione. Quale crollo d’illusioni e quante nuove proprietà e caratteristiche psichiche dovranno sorgere a seguito delle gigantesche trasformazioni che si annunciano, prima che si passi all’organizzazione della rivolta sociale senza se e senza ma?

Chiediamo alla prefettura di acconsentire d’andare il sabato davanti ai sacri palazzi del potere formalmente delegato a gridare la nostra rabbia contro il “diktat europei che tagliano i diritti e fanno pagare la crisi a giovani e lavoratori e non ai ricchi”, come titola oggi il manifesto (perché per il passato come andava?). Le “autorità” ovviamente dispongono che per le pecore è consentito lo stazzo solo in certi luoghi acconci. Accontentiamoci, dunque, facciamo la nostra passeggiatina e poi, da brave, risaliamo sul Frecciargento e torniamo a casa con la bandiera riavvolta, a raccontare agli amici sonnolenti l’avventura. «Farsi guidare dallo stato d’animo delle masse è impossibile, perché esso è mutevole e sfugge ad ogni calcolo», scriveva un rivoluzionario meno di un secolo or sono (Opere, Editori Riuniti, vol. 26, p. 177).

Sempre se non hai ricevuto una carica gratuita da parte della melma, un colpo di CS in fronte, una manganellata, o altro. Per cui, se ti presenti al pronto soccorso, rischi anche una denuncia. Poi il TG3, “de sinistra”, racconterà che eri “armato di casco”.  E hai rotto una statuina dei porcamadonna. Scrive il Valentino Parlato su il manifesto, con sprezzo della realtà: «Quella di ieri a Roma è stata una manifestazione storica, il segno di un possibile cambiamento d’epoca». ‘Sti cazzi, dicono da quelle parti. Scriveva le stesse cose due anni fa, al tempo della famigerata “Onda”. Chiederemo novità alla Sciarelli.

4 commenti:

  1. Gli imperi non cadono in un giorno, prima che un popolo insorga davvero, occorre che gli venga tolta anche la dignità. Ogni nuovo ordine è durato secoli, questo in cui viviamo ha solo sessant'anni, troppo presto per gridare "a morte il re!".

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  2. penso che scriverò qualcosa su questo

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  3. Cara Olympe
    almeno adesso l'hai scritto, ed anche in grassetto: ORGANIZZAZIONE DELLA RIVOLTA SOCIALE.
    Adesso sappiamo che dopo ogni commento sulle pietose condizioni del presente,l'orizzonte che ci aspetta è quello.
    Ma chi è capace di farla quella roba lì?
    io no di sicuro
    Manca l'analisi e poi non ho l'elmetto, cantava Venditti.
    Saluti

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