domenica 8 maggio 2011

Scuote l'anima mia il filosofo



Non frequento più le librerie come un tempo, per diversi motivi, non ultimo perché c’è poco di vero interesse, in generale, e quindi di leggibile. Il più delle volte bisogna rivolgersi al mercato antiquario (nel senso dei libri fuori commercio) per non aver contatto con la cultura dei grandi autori del momento. Non potendo uscire dalla libreria senza aver acquistato nulla, con molta indecisione ho preso il libro dei cosiddetti “diari segreti di Tina Anselmi”, a cura di Anna Vinci. Il grosso me lo sono spolpato stanotte e ho letto di cose che si conoscevo o intuivano, a grandi linee, già ai tempi in cui la Tina raccoglieva i tanti ”si dice”, ma anche le tante conferme sul fatto che l’Italia della Repubblica non era molto diversa da quella del Regno e anzi, se possibile, perfino peggiore. Esemplari, forse, le pagine 237-38.

Sul bancone della libreria faceva bella mostra anche un altro libro, ma non mi è venuta voglia nemmeno di sfogliarlo. Si tratta, da quel che leggo assolutamente per caso oggi in internet, delle confessioni di un uomo che ha convissuto bigamo per quarant’anni. Le due signore sapevano del triangolo, ma evidentemente, deduco, a ognuna di esse faceva comodo anche così.

L’autore, incline sempre alla spigolatura filosofica, consiglia: “Vivetela bene la vostra piccola vita perché è la sola e quindi immensa ricchezza di cui disponete”. Ad averci pensato prima, chissà come sarebbe potuta essere la nostra "piccola vita"! Ma per mantenere due spazzolini da denti e due cassetti per l’intimo in residenze diverse, non basta una “piccola vita” e un carattere mercuriale come il Suo. Sono altresì necessari mezzi adeguati e almeno due identità, in senso psicologico beninteso. Chi siamo noi, "piccole vite", per aspirare a tanto, o anche solo per giudicare?


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