lunedì 2 maggio 2011

La scienza al servizio del potere/fine


U-boot Typo XXI



[segue dal post precedente]

La decisione di produrre il Typo XXI Elektroboat si dimostrò assai tardiva, tuttavia la Germania fece fronte a un progetto così ambizioso in tempi ristretti e sotto il costante bombardamento dei cantieri. Poco più di un centinaio di esemplari completeranno l’allestimento, ma solo due di essi anche l’iter addestrativo (U-2511 e U-3008) e solo l’U-2511  uscì per pochi giorni in mare, partendo da Bergen il 3 maggio 1945. Nel dopoguerra il design dell’U-boot XXI influenzerà lo sviluppo dei sottomarini moderni (compresi quelli atomici), ma per vedere realizzati dei sottomarini convenzionali secondo le concezioni propulsive elaborate da Walter si dovrà attendere la realizzazione dell’U-212A, e cioè il sottomarino italo-tedesco degli anni Duemila, in cui l’idrogeno solido e l’ossigeno liquido vengono fatti reagire per produrre energia elettrica. Tale sistema per la generazione di energia rappresenta un modello d’avanguardia che potrebbe trovare applicazione in molteplici settori, anche non militari, primo fra tutti l’autotrazione.

La ricostruzione, il raccontino sugli U-boote, mi serve per un paio di considerazioni casalinghe. La strategia di Hitler e di Dönitz forse era opposta, o forse solo complementare. Ciò che conta è che la strategia complessiva si rivelò antiquata, ottocentesca, basata com’era sul concetto di conquista territoriale e predominio bellico. Lo spirito tedesco era uno spirito piccolo borghese, cinico e gretto quanto può esserlo quello di un bottegaio. Essi non compresero che tale sistema di dominio, di sottomissione, è molto più problematico, oneroso e instabile del sistema servile adottato dalle democrazie liberali, le quali si avvalgono di metodi e strumenti di persuasione molto più raffinati e coinvolgenti.

Dettaglio torretta
L’altra considerazione riguarda sostanzialmente un fatto molto noto, e cioè che l’ideologia dominante è quella della classe dominante, e che tale classe non ha autentico interesse allo sviluppo della scienza e della tecnologia se non è in funzione dei più immediati interessi. In altri termini i padroni il futuro lo costruiscono a propria immagine e somiglianza senza riguardo per alcuno. Sono gli stessi padroni e sacerdoti delle piramidi e delle grandi muraglie (reali e virtuali) sparse un po’ ovunque nel mondo, delle fastose cattedrali, dei demenziali grattaceli di cento piani, i fabbricanti e mercanti delle armi di distruzione di massa, di centrali nucleari e dei mille e mille veleni che ci stimolano e appestano dalla culla alla tomba. I nomi di questi grandi furfanti che decidono la realtà sono noti, alcuni celebrati, altri ben occultati, ma dei loro intrighi e crimini nessuna corte internazionale si occupa [*].

PS: gli U-boote inviati in azione di combattimento furono 1.155, quelli distrutti 725, un buon numero dei quali alla prima missione. L’età media dei sommergibilisti era attorno ai vent’anni. I caduti furono 27.491, tra essi il figlio minore di Dönitz. Al termine del conflitto in occidente gli U-boote in navigazione erano ancora una cinquantina, l’ultimo (U-977) si consegnò nell’agosto 1945. Quelli in servizio nel Pacifico passarono alla marina imperiale nipponica.

Ho utilizzato, tra le altre, l’opera di Adam Tooze, Il prezzo dello sterminio, Garzanti, 2008; Sergio Valzania, U-boot, Mondadori, 2011. Quest’ultima è una buona opera di divulgazione storica.

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