domenica 1 maggio 2011

La scienza al servizio del potere/3



[segue dal post precedente]

Forse se nel 1939, allo scoppio della guerra, Dönitz avesse avuto nella Unterseewaffe i 233 sommergibili delle classi Typo VIIc e IX previsti dal Piano Z e avesse potuto utilizzare subito le basi in Francia e Norvegia, impiegando la tattica del branco di lupi, le cose sarebbero andate diversamente. Tuttavia i successi su larga scala non mancarono nonostante l’esiguo numero di unità disponibili e nei primi anni di guerra gli affondamenti di mercantili furono complessivamente migliaia, ma la Unterseewaffe stava lottando contro il tempo. L’entrata nel conflitto degli Usa, determinò una decisa svolta quantitativa e qualitativa: fra il 1941 e il 1944 vararono 100 portaerei, trecento cacciatorpediniere e 30mila aerei. Il massiccio controllo aereo condotto con velivoli a lungo raggio muniti di radar (soprattutto Liberator), la massiccia protezione ai convogli con navi di scorta dotate di sonar, il miglioramento degli ordigni di profondità, la decriptazione delle comunicazioni tedesche, resero la tattica dell’attacco di gruppo in superficie rischiosissima e complessivamente obsoleta, tanto che i sommergibili  delle classi Typo VIIc e IX nel 1943 persero la battaglia dell’Atlantico (e dei Caraibi) e furono costretti nelle loro basi.

C’era bisogno di un sottomarino di nuova concezione, cioè di un sottomarino vero e proprio il cui habitat naturale fosse la profondità del mare, veloce e silenzioso in modo da sottrarsi al più grave pericolo rappresentato dalla caccia aerea nemica. Con una propulsione indipendente dall'aria di superficie. A tale scopo, da diversi anni, era stata progettata dall’ing. Hellmuth Walter una turbina a gas che utilizzava il perossido d’idrogeno (acqua ossigenata: H2O2) in una forma stabilizzata chiamata perhydrol, che avrebbe dato al mezzo subacqueo una velocità fino ad allora impossibile in immersione, cioè di oltre 20 nodi. Naturalmente l’idea fu tenuta in non cale dal comando della marina tedesca (dalle quale dipendeva l’Unterseewaffe di Dönitz). Nel 1937 però essa fu presa in considerazione proprio da Dönitz e nel 1939 fu realizzato un prototipo di sottomarino chiamato V80 (80 t e 2.000 hp). I risultati del test, effettuato il 14 aprile 1940, furono sorprendenti. Il V80 raggiungeva i 23 nodi in immersione, una velocità che sarebbe stata superata solo dai successivi sottomarini nucleari.



La turbina Walter non si affida a fonti esterne per produrre vapore, ma sfrutta la reazione di decomposizione chimica di un combustibile ricco di ossigeno e con ciò in grado di azionare la turbina stessa direttamente e risultare così indipendente dall’aria atmosferica. Il limite del motore a perossido consisteva nelle enormi dimensioni che doveva avere il serbatoio di combustibile e la produzione del perossido stesso. Risulta che Walter avesse proposto un sistema di condensazione per la gestione del gas, ma ad ogni buon conto, in attesa di superare tali problemi tecnici, si utilizzò lo scafo derivato dal progetto Walter, con 4 grossi motori elettrici più silenziosi (che consentivano immersioni per molto più tempo e a una velocità di 17.2 nodi) e 2 motori diesel e tre grandi batterie. Inoltre il nuovo sommergibile era dotato di sei tubi lanciasiluri di prua e un ricambio siluri idraulico molto rapido (poteva lanciare tre salve da 6 siluri ciascuna in meno di 20 minuti). Unica condizione era la notevole dislocazione del nuovo modello che però poteva avvantaggiarsi dell’innovativa idrodinamica che unita al minor rumore, rendeva più difficile la sua individuazione. Il sistema schnorchel gli permetteva di navigare per molti giorni in immersione e un migliore sistema sonar attivo e passivo potenziava decisamente le capacità di esplorazione della dimensione subacquea, cioè di difesa e di lancio delle armi (anche alla cieca, da una profondità di 50 metri) e la torretta era molto diversa dalle precedenti; il sommergibile poteva raggiungere profondità record di oltre 280 metri. Insomma, il miglioramento del design e del sistema di propulsione per realizzare un sommergibile dalle caratteristiche molto più avanzate di quelli impiegati fino al 1943 non presentò gravi difficoltà, tuttavia perché prendesse avvio il nuovo modello denominato Typo XXI dovettero farsi pressanti le nuove esigenze tattiche d’impiego e venire abbandonate le vecchie idee.

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