sabato 5 marzo 2011

Philipp von Hessen e Mafalda di Savoia / 8



[post precedente]

Nel pacchetto degli accordi (se non si vuol prestare fede a questo, allora chiamiamoli pure “concomitanza d’interessi”, come scrive Giorgio Candeloro (*)) probabilmente c’è la mancata difesa di Roma (e il disarmo di fatto dell’Esercito), che però non fu tanto agevole visto che caddero resistendo in 412 (241 civili e 171 militari) e i feriti furono 1.800. I germanici contano 109 morti e 500 feriti. Comunque il dieci sera il gen. Carlo Calvi di Bergolo, genero del re, è nominato dai tedeschi governatore militare della città. Naturalmente nel “pacchetto” c’era pure la “liberazione” di Mussolini. La scena fu lasciata ai paracadutisti (corpo che apparteneva alla Lufttwaffe) salvo poi attribuirne il merito della direzione alle Ss, mettendo in mostra un uomo di paglia come Otto Skorzeny.



In breve, nel pacchetto degli accordi non c’è un salvacondotto per Mafalda, perché è cittadina tedesca, moglie di un gerarca e ufficiale tedesco così come sono tedeschi i suoi figli. Ebbe la possibilità di ripartire in aereo per il Sud, ma rifiutò. Il gen. Olmi, secondo la testimonianza riportata da Renato Barneschi (op. cit., p. 60), dichiara: «A sé pensava ben poco. Era continuamente assillata dalla preoccupazione per la sorte dei familiari e dei suoi doveri di principessa tedesca». Comunque sia, solo il giorno 21 Mafalda riabbraccia i figli a Roma e rimane qualche ora con loro. Verso sera li lascia per ritornare a Villa Polissena, e promette di tornare l’indomani. Mafalda viene invece “trattenuta” il giorno dopo, 22 settembre, presso l’ambasciata tedesca, dove era stata convocata da una telefonata di Karl Hass (**) che le annuncia una telefonata del marito. I suoi tre figli dovranno lasciare il Vaticano, e, dopo qualche tempo, raggiungere in Germania la nonna paterna.

Tutto questo diversamente da altri Savoia che alla chetichella passano in Svizzera (***), come Jolanda e Maria José e i suoi figli, i quali nell’agosto 1943 sono (“per volere del sovrano”) dapprima nella stazione termale cuneense di Sant'Anna di Valdieri e l’8 settembre a Sarre, in Valle d’Aosta (nel luglio 1990 Maria Josè chiederà e otterrà dallo Stato italiano la pensione come vedova di un ufficiale dell'esercito!).

(*) Giorgio Candeloro, Storia del’Italia moderna, Feltrinelli, p. 225.

(**) Karl Hass, nato nel 1912 a Kiel, Germania, e morto nel 2004 a Castel Gandolfo, è stato ufficiale delle SS col grado di Sturmbannführer (maggiore). Il 23 marzo 1944 fu eseguito dai partigiani un attacco a Roma, dove 33 soldati vennero uccisi. Il giorno seguente l’Obersturmbannfürher (tenente colonnello) Herbert Kappler, con Hass e Pribke, organizzarono, in collaborazione con la polizia italiana, su ordine gerarchico del gen. Kurt Maltzer, l'atto di rappreseglia delle Fosse Ardeatine (prevista dalle norme internazionali), a sud di Roma, dove 335 persone vennero uccise (cinque in più del “dovuto”, quindici in più degli ordini impartiti). Circa la metà delle vittime erano partigiani, tra i quali 68 appartenenti aBandiera Rossa, un’organizzazione trockijsta non legata al CNL. La notizia della rappresaglia fu data, incontestabilmente, solo dopo che era stata eseguita. Per l’”Osservatore Romano” si trattò di “persone sacrificate”.

(***) In Francia fu arrestata l’ultimogenita del Re, Maria Francesca di Savoia, con lei i due figli piccoli e il marito Luigi Carlo di Borbone-Parma, nato a Schwarzau am Steinfelde, Austria, del quale è stato impossibile trovare tracce biografiche significative. «A onor del vero - dice Silvio Bertoldi -, Maria di Savoia non patì le persecuzioni dei campi di concentramento. La sua esperienza cioè non è minimamente paragonabile a quella della sorella Mafalda, che trovò la morte a Buchenwald. Lei, il consorte e numerosi personaggi di rango, furono "condannati" a una sorta di confino. Una prigione dorata (Corriere della sera, 11 dicembre 2001)».
Non c'è alcuna testimonianza o fonte attendibile (Churchill, Eisenhower, Alan Brooke, Clark, Morrison, Butcher, ecc.) che avvalori la balla della "improvvisa e improvvida decisione degli Alleati di render noto l'armistizio con almeno quattro giorni di anticipo". Dal giorno 3 settembre, data della firma della resa, tutti i personaggi coinvolti sapevano che essa poteva diventare operativa in qualsiasi momento: cfr. Ruggero Zangrandi, 1943: 25 luglio - 8 settembre, Feltrinelli 1964, p. 13.

[continua

Nessun commento:

Posta un commento