sabato 5 marzo 2011

Philipp von Hessen e Mafalda di Savoia / 6

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La vulgata vuole Mafalda di Savoia, moglie del principe Philipp von Hessen, internata in un campo di concentramento tedesco dopo l’8 settembre 1943 e lì deceduta dopo atroci sofferenze. Si tratta sostanzialmente della verità, ma raccontata in modo così asettico può indurre a considerare la figura di Mafalda alla stregua di un santino (*). Mafalda non era solo la figlia del Re italiano, ma cittadina e principessa tedesca, moglie di un notabile di alto rango nella nomenclatura nazista. E questo non è dettaglio, bensì cornice essenziale entro cui inquadrare la vicenda della Principessa.

I coniugi Philipp e Mafalda, come dichiarerà dopo la guerra il generale delle Karl Wolf, capo delle Waffen-SS durante l’occupazione in Italia, “sono stati spesso ai grandi raduni e dimostrazioni di partito, e venivano loro assegnati i posti corrispondenti al loro rango, e quindi erano stati visti in tutto il mondo”. Pertanto la loro partecipazione sia mondana che protocollare a eventi e incontri con il gotha del regime non mancò di certo, e questo permetteva loro di conoscere certe cose che il grande pubblico, almeno fino a quel momento, ignorava. Per esempio, la coppia fu amica, in senso piuttosto stretto, di Hermann Göring (al quale fu conferito dal Re il Collare dell’Annunziata) e mantenne non occasionali rapporti con l’élite nazista. Con Göring e sua moglie trascorsero le vacanze a Capri nel 1937 (**). Nella sua visita italiana Hitler era stato ospite della coppia nella loro residenza romana di Villa Polissena e l’anno dopo fece visita a Philipp e Mafalda nella loro casa di Kassel.



Mafalda era membro effettivo dell’organizzazione NS-Frauenschaft, alla quale versava regolarmente cinque marchi mensili d’iscrizione, partecipando, anche se non regolarmente, a eventi e feste dell’organizzazione (***). E del resto, non solo come moglie di un gerarca nazista della cerchia di Hitler, ma come cittadina tedesca non poteva ignorare ciò che avveniva in Germania in quell’epoca. Per esempio che un membro della stessa famiglia di suo marito era stato sottoposto a sterilizzazione forzata, Alexis von Hessen di Philippsthal-Barchfeld (1907-1939), provvedimento legale e pratica ben diffusa. Se il padre di Mafalda nel 1938 firmava e promulgava le leggi razziste in Italia, tale legislazione e la persecuzione razziale in Germania erano fatto quotidiano da molto tempo.



(*) Da un sito monarchico: «Si sposò a Racconigi il 23 settembre 1925 con il nobile prussiano, Landgrave Philipp von Hesse. Con un tranello Hitler riuscì ad arrestarla, e fu deportata al lager di Buchenwald, dove venne rinchiusa nella baracca n. 15 sotto falso nome (frau von Weber). Durante la permanenza nel lager ebbe parole di conforto per tutti e spesso regalava il suo misero pasto ad altri internati più bisognosi di lei. Spirò il 27 agosto 1944, dopo inaudite sofferenze. Le ultime parole della Principessa, prima di andare in coma, furono: Italiani io muoio, ricordatemi non come una principessa ma come una sorella italiana».

(**) Capri e il suo mondo di cene, feste e soirées dove trionfavano Edda Ciano (che trascorreva le notti ballando e giocando a carte), Barbara Hutton, Roberto Farinacci (il gerarca più filonazista, sfrenato del jazz), Mafalda di Savoia e molte altre celebrità dell'epoca in ordine sparso. Senza però dimenticare un’altra Capri, forse più intellettuale o soltanto più intellettualistica: quella della confraternita gay. L’isola all'epoca era considerata «la capitale indiscussa dell’omosessualità mondiale»: cfr. Marcella Leone De Andreis, Capri 1939, Edizioni In-Edit-A, Roma 2002. Anche Mafalda amava il jazz e prendeva, a Capri, lezioni di chitarra (Adriano Mazzoletti, Il jazz in Italia, EDT, 2004, p. 229). Axel Munte, il medico svedese famoso per la sua Storia di san Michele (Garzanti), dedica nel 1932 il suo libro proprio a “S.A.R. la principessa Mafalda di Savoia principessa d’Assia”, conosciuta a Capri. Il libro, di grande successo, è piuttosto mediocre. Del resto, lo stesso autore disse a Montanelli “di non capire perché piacesse tanto alla gente”. Nel 1974, in un articolo su La Stampa, Montanelli sostenne che il libro era uno di quelli che, una volta letti, è da mettere in un cassetto, buttando poi via la chiave (Raffaele Vacca, Note su Capri, Guida editore, 2004, p. 77).

(***) «It is also significant that Princess Mafalda was persuaded to become a member of the Nazi women's organization, the NS-Frauenschaft. She paid dues of RM 5 per month and grave the impression that she was party member: her segretary, when questioned after the war, even belived that she had joined the party. Mafalda would attend party events for women, and although she did not partecipate very frequently, she nevertheless communicated her support for Hitler and the Nazi movement. Their two eldest sons were in the Jungvolk and other party youth organizations, as this was obligatory at their school» (Petropoulos, cit., p. 102).

[continua]

1 commento:

  1. non si osserva a grandezza di stefania rocca insuperabile come interprete ma si osserva la umanità di un personaggio così fuori dalle riga e infinitamente umana " toto disse " la morte accomuna tutti, mafalda non aspettò la morte ma volle essere umile come il più infelice -- in vita--

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