sabato 5 marzo 2011

Philipp von Hessen e Mafalda di Savoia / 11 - Conclusioni



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Il 20 aprile 2002, a Como è stato dedicato un monumento a Mafalda di Savoia e alle donne vittime nei lager nazisti. La scultura, di Massimo Clerici, è una stele in bronzo alta 2 metri. Presente il primogenito di Mafalda, Maurizio d’Assia. Su una pubblica piazza, il monumento forse sarebbe stato più opportuno dedicarlo alla figlia di Pietro Nenni o ad altre figure non compromesse in alcun modo col nazi-fascismo. E anche il francobollo commemorativo dedicatole dalle Poste italiane è fuori luogo.

Philipp von Hessen e Mafalda di Savoia non erano degli oppositori del nazismo che hanno patito persecuzioni e nemmeno delle comuni vittime di un’epoca di ferro e di fuoco. L’immagine generalmente data dai media è falsa. Essi appartenevano alla più alta aristocrazia europea, all’élite della ricchezza e del privilegio, e si lusingavano altresì di coltivare stretti rapporti e amicizie con Hitler, Göring e altri alti gerarchi nazisti e fascisti. Dalla loro adesione attiva e convinta a tali regimi, con i loro silenzi e omissioni, essi trassero indubbie benemerenze e considerevoli remunerazioni. Questo almeno fino al 1943, quando, per eventi e situazioni sostanzialmente indipendenti dalla loro volontà, furono scaricati dal regime hitleriano e messi, non senza i possibili riguardi, in condizioni di non poter eventualmente nuocere.

Che Mafalda sia deceduta a causa di eventi bellici (come del resto decine di milioni di persone a seguito delle guerre scatenate dai regimi cui essa aveva aderito), non può mutare sostanzialmente il giudizio sulla sua figura. L’operazione, riuscita, di fare di Mafalda una “martire”, serve agli eredi Savoia per tentare di restaurare l'immagine del casato gravemente compromessa col fascismo e screditata da innumerevoli altre vicende, non solo antiche. L’operazione si presta anche e soprattutto alle speculazioni politiche dei più diversi àmbiti della reazione.
  
Se oggi è diffuso e diventa sempre più sfacciato un certo revisionismo storico, questo è conseguenza soprattutto di un fatto: così come, da un lato, non possiamo giudicare quell’epoca storica semplicemente con le categorie della follia individuale e della psicopatologia di massa, dall’altro, dobbiamo considerare le tendenze revisioniste e riabilitative successive come il prodotto di una società di classe dominata dagli interessi di un’oligarchia conservatrice e reazionaria, tenuta unita nelle sue diverse fazioni dal viscerale sentimento di odio per tutto ciò che può essere interpretato come minaccia al proprio dominio. 

Fine
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