sabato 5 marzo 2011

Philipp von Hessen e Mafalda di Savoia / 5



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Il programma T-4 è stato presumibilmente fermato nel mese di agosto 1941: la notizia degli omicidi di massa che avvenivano all’interno dei centri era trapelata al pubblico tedesco e un vescovo denunciava questi fatti nei suoi sermoni e pare che una sua lettera ad Hitler fosse stata riprodotta in volantini e lanciata sulla Germania da aerei inglesi (proteste e lettere che però non ci furono per gli ebrei). Pertanto la pressione dell’opinione pubblica consigliò Hitler di ordinare la cessazione delle uccisioni. Tuttavia gli omicidi sono continuati ugualmente e “almeno 3.000-3.500 ulteriori pazienti sono stati uccisi a Hadamar dopo che  il T-4 programma si è ufficialmente concluso”.

Nel 1946, Philipp è stato accusato di omicidio presso il tribunale di Francoforte in relazione al suo ruolo nella vicenda di Hadamar e del programma di sterminio T-4. Sia le autorità tedesche che americane hanno posto delle domande in relazione al famigerato contratto e se Philipp fu effettivamente d’accordo con il programma oppure prese delle misure per farlo cessare, come fecero altri tedeschi. Le risposte che emergono – sostiene sempre Petropoulos – forniscono un resoconto sconcertante di come un ufficiale può essere cooptato, di come la mancanza di “curiosità” può portare ad un coinvolgimento personale, e di come consideri l’eventuale protesta contro gli omicidi di massa sostanzialmente inutile. La giustificazione adotta da Philipp di aver firmato come amministratore dell’Assia-Nassau dei documenti in modo troppo superficiale e acritico, è risibile. Egli sapeva benissimo, per esempio, del programma di sterilizzazione forzata, che risale al luglio 1933, e al quale sono stati sottoposti oltre trecentomila tedeschi. Ne era al corrente a tal punto che come Oberpräsident, nel luglio 1935, emise un ordine che mirava a soffocare la critica del clero contro tale legge (*).



In seguito tali accuse furono lasciate cadere dalle autorità (sono stati graziati nel 1950 anche dei responsabili diretti del T4). Tra tutte riporto la seguente testuale testimonianza riportata a p. 417 del lavoro di Peter Sandner:

«Spätestens als sich dann im Laufe des Jahres 1941 in der Bevölkerung die Gerüchte über die Hadamarer Morde ausbreiteten, konnten diese auch dem Oberpräsidenten Philipp von Hessen nicht mehr verborgen bleiben; anscheinend hatte sich auch der Betheler Anstaltsleiter Friedrich von Bodelschwingh  wegen der Krankentötungen Hilfe suchend an Philipp von Hessen gewandt. Aufsehen erregen sollte später Philipp von Hessens Erklärung im Nürnberger Prozess, er habe “sowohl vom Euthanasie-Programm als auch von den Juden-Deportationen, vor allem aus Frankfurt, volle Kenntnis” gehabt, ein Bekenntnis, das “im Gegensatz zu der Aussage der meisten Nürnberger Angeklagten” stand».

Scrive a sua volta Jonathan Petropoulos: «“The Greater Hessian Minister of Justice accused Philipp of having “played a decisive role in the killing of mentally ill in the healing and care facility of Hadamar … It must be accepted from the results of the investigation to date, that the former  Oberprasident was informed about the purpose of the undertaking”. The most plausible assessement regarding Philipp's role in the T-4 program, one that bridges the gap between the Hessen Minister of Justice's charges and Philipp's defense, posits that the prince should have known in February 1941 that handing over Hadamar to the Reich Ministry of Interior would usher in a program of systematic murder in his province; that he was subsequently compelled to voice opposition to the program; but that he was not sufficiently courageouse to go public with his views or take some other consequential step. Philipp, like so many others, showed a lack of "civic courage"» (p. 254).

Bisogna sempre tener presente che Philipp non era un comune cittadino, aveva verso la sua comunità delle precise responsabilità. Ma qui non si tratta di stabilire, sul piano giuridico, se l’eventuale collaborazione di Philipp von Hessen al programma T4 fosse attiva oppure se egli avesse mantenuto un atteggiamento di non ingerenza. Dal punto di vista storico i fatti sono eloquenti: non solo sapeva come molti comuni cittadini delle attività di sterminio nel sanatorio di Hadmar, ma come presidente dell’Assia-Nassau, non fece nulla per impedirlo (o per fermare dapprima la sterilizzazione di massa), intervenendo, semmai, a cose fatte. E tanto basta (**).

(*) «Prince  Philipp had many opportunities to ascertain the danger faced by the mentally and physically handicapped in Germany, even prior to his signing the transfer of Hadamar on 15 february 1941. Philipp himself maintained that he was in Italy at this time, purchasing paintings for Hitler, and that in carryng out his responsabilities as an administrator in Hessen, he signed papers in far too perfunctory and uncritical a manner. Yet the signs were there. He would have known, for example, about the regime's program of forced sterilization, which dated back to the july 1933 Law for the Proctetion of Hereditary Health and resulted in involuntary procedures on over three hundred thousand Germans. Indeed, Philipp as Oberprasident issued an order in july 1935 that aimed to stifle criticism of clergy who were speaking out against the sterilization law » (Petropoulos, p. 249).

(**) «When the threat of war became apparent, he advocated negotation and diplomacy. And yet, Philipp failed in so  many ways: the province that he helped govern, Hesse-Nassau, saw its Jewish community persecuted and then decimated; he himself played an instrumental role in the forcipe takeover of Austria and the creations of the Axis alliance; and he did not openly protest the murder of thousands of disabled individuals at the Hadamar sanitarium. Up until the time of his imprisonment in 1943, Philipp remained devoted to Hitler – a sign of his naiveté but also an indication of more problematic views» (Ibidem, p. 377).

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