sabato 5 marzo 2011

Philipp von Hessen e Mafalda di Savoia / 3



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Specialmente in Italia, per intuibili motivi, sulla vicenda di Mafalda e, di riflesso, su quella del marito, aleggiano leggende, omissioni, censure o quantomeno cautele assolutamente eccessive. Per esempio nella biografia di Renato Barneschi, Frau von Weber, dedicata a Mafalda, l’autore evita accuratamente di chiedersi perché il marito di lei, l’ex governatore dell’Assia-Nassau, fosse stato “trattenuto” per anni dagli americani data la sua asserita “opposizione” a Hitler. Evidentemente c’era dell’altro oltre a quello che Philipp dice nella sua intervista a Barneschi. Egli sostenne che fu prigioniero degli alleati a causa “esclusivamente di un lapsus compiuto da Galeazzo Ciano al momento di registrare nel suo diario un nostro incontro del marzo 1939. Da lui classificato come verbale, il messaggio scritto da Hitler che in quella circostanza avevo avuto l’incarico di consegnare a Mussolini indusse le autorità alleate ad attribuirmi il ruolo e le responsabilità di un negoziatore, né l’uno né le altre mai spettatemi” (p. 138). Excusatio non petita, accusatio manifesta (*).





Alla fine del secondo conflitto mondiale gli alleati classificarono i responsabili e i criminali del nazismo in quattro categorie. Alla prima categoria furono assegnati i leader di primissimo piano: Hess, Göring, Himmler, Ribbentropp, Speer e altre star del regime hitleriano. Alla seconda categoria personaggi che avevano svolto importanti ruoli, spesso nella stretta cerchia del dittatore, ma i cui nomi erano meno noti al grande pubblico. Alla terza categoria appartenevano i criminali minori (si fa per dire) e alla quarta i sostenitori. Da principio Philipp von Hessen fu assegnato alla seconda categoria di criminali nazisti. Era accusato, tra l’altro, di aver aiutato Hitler al potere, in particolare di essere stato suo emissario presso Mussolini soprattutto riguardo l’annessione dell’Austria.

Albert Speer scrisse nel suo Memorie: «Filippo era un seguace di Hitler, e questi lo aveva sempre trattato con rispetto e ossequio; nei primi anni del Reich, in particolare, aveva fatto da intermediario con i capi del fascismo in Italia» (trad. it. Mondadori, p. 403). Philipp ebbe un ruolo unico in qualità di intermediario tra Hitler e Mussolini, tra la Germania e l'Italia negli anni 1933-1941, proprio in forza della sua posizione e del suo pedigree.

Senza prospettive di lavoro e di carriera Philipp aveva approfittato del suo titolo nobiliare sposando una delle figlie della famiglia reale italiana, e con i suoi servizi per il partito nazional-socialista fu poi in grado di rafforzare la propria posizione sociale ed estendere i suoi privilegi. In tal caso non si trattò solo di opportunismo e ambizione, ma anche di convinzione. Era un ammiratore del fascismo, poi divenne un nazista della prima ora, e tale rimase fino almeno al 1943 (e anche dopo, come sospettò un altro gerarca compagno di prigionia), come del resto suo fratello Christoph che fu capo della ricerca dell’ufficio del Ministero dell’Aviazione del Reich, capo del servizio di intelligence di Goering, nonchè stretto collaboratore di Heinrich Himmler e alto ufficiale delle Ss. Nel 1930 sposò la principessa Sofia di Grecia e Danimarca, sorella del principe Philip, Duca di Edimburgo (**).


(*) È comunque difficile credere che gli Alleati basassero le loro accuse su una semplice nota diaristica di un gerarca fascista. A tale proposito, Winston Churchill (The Second World War, Mariner books, 1986, p. 241) nel riportare il testo di una conversazione telefonica tra Hitler e Philipp von Hessen relativa alla questione austriaca, sostiene che il principe “his special envoy to the Duce”. Göring, per canzonarlo, dato il suo libero accesso al dittatore, definiva Filippo “troppo hitleriano”. Nella stessa intervista di Filippo a Barneschi, riferendosi al 1943, soggiunge: “Hitler, che soffriva d’insonnia, mi mandava spesso a chiamare […] perché gli tenessi compagnia fin verso le sei del mattino” (p. 136). Cfr. anche Petropoulos, p. 291.

(**) Il 7 ottobre 1943 il principe Christoph è morto in un incidente aereo nei pressi di Forlì. Viaggiava su un bimotore Siebel 204. Alle 17:30 l'aereo si è schiantato su una montagna a 1.000 metri di altezza, vicino a Monte Collino, nelle montagne appenniniche. Il suo corpo è stato rinvenuto due giorni dopo. L’incidente suscitò sospetto, ma le cause restano oscure (cfr. Petropoulos, p. 308-09).

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